mercoledì 27 febbraio 2019

RECENSIONE : "L'OMBRA DEL VENTO" di CARLOS RUIZ ZAFON

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Come state amici? come sono andate le vostre letture in questo mese?
Io devo dire che ho letto poco ma sono soddisfatta, ho letto il giusto per il periodo che sto attraversando e sono riuscita ad arrivare alla fine del Primo libro di GUERRA E PACE, una lettura moooolto lenta che ho deciso di affrontare subito, nonostante avessi detto di volere un po' di tempo per letture tranquille.
In effetti, però, riesco a gestirla in modo pacato, senza avere la foga di doverlo necessariamente finire in un determinato periodo. Insomma sto prendendo tutto con molta filosofia, ecco!
Ma passiamo alle cose serie, mentre porto avanti Guerra e Pace ho continuato a leggere altri libri che mi incuriosiscono, quello di cui vi parlo oggi, però, è una rilettura a distanza di molti anni, vediamo cosa ne ho pensato nel post qui sotto... BUONA LETTURA!





TRAMA: A dieci anni Daniel viene portato dal padre in un luogo magico Il cimitero dei libri dimenticati. Qui vanno a finire tutti quei libri oggetto di censura, scandalosi o non accettati. 
L'ombra del vento di Julian Carax è uno di questi ed è quello che ha scelto istintivamente Daniel. Un libro maledetto, come lo è il suo scrittore misteriosamente scomparso.
Anni dopo, Daniel, viene intercettato da un uomo strano che gli chiede la copia de L'ombra del Vento per distruggerla. Il rifiuto di Daniel nel consegnarlo e la sua voglia di conoscere la verità e il motivo di tale richiesta ci portano tra le strade di una Barcellona misteriosa.

Titolo: L'ombra del Vento
Autore: Carlos Ruiz Zafon
Casa Editrice: Mondadori
Anno: 2004
Pag: 441
Prezzo: 12,50 euro




Cosa ne penso...


Solitamente non mi pongo il problema di rileggere un libro. Lo faccio spesso quando mi ritorna in mente un libro letto tantissimi anni fa o di cui mi ricordo poco nonostante mi fosse piaciuto molto.
Questo è uno di quei casi in cui la sensazione che mi è rimasta, dopo tantissimi anni, è quella di una storia che mi colpì subito lasciandomi un senso di amarezza che ritornava ogni volta che lo guardavo.
Ho deciso, quindi, di inserirne la lettura nella prima Tbr dell'anno, cercando di recuperare e portare a termine la storia del Cimitero dei Libri Dimenticati.

Quando lo comprai non ero ancora una lettrice come oggi, mi avvicinavo ai libri con molta cautela nonostante trovassi la lettura una piacevole occupazione per il mio tempo libero.
Rimasi subito catturata dalla Barcellona che Zafon ci racconta in questo libro, piena di foschia, di vicoli stretti e semi deserti, di grandi case decorate con giardini che ospitano statue e stanze lussuose di ricchi proprietari.
Proprio una di queste particolari ambientazioni è il luogo labirintico che dà avvio al romanzo.
Nel Cimitero dei libri Dimenticati Daniel ritrova L'ombra del vento di Julian Carax una sorta di autore maledetto che non è mai stato dimenticato e che, nei suoi libri, racconta storie misteriose di amori difficili.

Quello che vi troverete a leggere in questo romanzo, L'ombra del Vento di Zafon intendo, è una storia che apre una sorta di vaso di Pandora riportando in vita tanto dolore e sofferenza. Attraverso le pagine del romanzo Zafon ci fa conoscere la storia di Carax e allo stesso tempo quella di Daniel quasi fosse una sua riproduzione.

Conosciamo tutti di tutti i personaggi, i legami parentali, i problemi familiari, gli eventi che attraversano la loro vita e che li rende così vulnerabili da essere completamente accolti dalla mente del lettore come qualcuno cui dover dare protezione.
Attraverso la storia di Daniel e delle sue ricerche riviviamo nel passato di chi fa parte del romanzo di Carax e di come i loro destini si siano inevitabilmente legati a Daniel.
Un romanzo intenso quello che Zafon ci presenta, un romanzo con dei personaggi che sbagliano, peccano di ingenuità, di curiosità eccessiva che può essere anche interpretata come morbosa nei confronti di un uomo la cui vita è stata piena di dolori.

In questo romanzo si parla di amore, sicuramente, si parla di libri, di dolore per la perdita, di amori a senso unico che trascinano e che addolorano per essere solo un tentativo di dare senso alla propria esistenza, di violenza, di invidia, di non detti e di difficoltose dinamiche familiari.

I personaggi creati da Zafon sono pieni di sfaccettature, sono costruiti in modo naturale, vivido come pure la città di Barcellona, della sua Storia, delle Guerre che l'attraversano.
Non mancano momenti di distensione come i monologhi di Fermin Romero de Torres, vagabondo vittima dell'ostinato ispettore Fumero che avrà una sua parte nella storia.

Cosa mi è piaciuto di questo romanzo? TUTTO!

La storia è ricca di eventi che inizialmente spiazzano ma poi sono ben collegati tra loro. Uno stile che unisce la leggerezza di Fermin alla serietà della violenza e la solennità evocativa della narrazione del passato che trasporta totalmente in altri anni.
I personaggi sono caratterizzati e descritti talmente bene che sembrano essere persone esistenti che si possono incontrare per strada. Le loro vicende coinvolgono e ti rendono partecipe dei loro dolori, perché si, non siamo di fronte ad una lettura che regala emozioni d'amore in cui tutto è rose e fiori.
Questo è un romanzo che ti mette a dura prova nel momento in cui la violenza sulle donne diventa un modo per cercare di far vedere la superiorità dell'uomo, in cui i soprusi nei confronti di avversari politici portano a delle cicatrici conseguenze di torture, a leggere di un uomo che solo perché omosessuale nella Spagna delle guerre diviene oggetto di violenze disumane.

Zafon non lascia nulla all'immaginazione, ci regala un libro crudo, disperato, che ha il suo punto di forza proprio nella sua continua sofferenza.
Un romanzo scritto bene in cui la lettura scorre velocemente senza rendersene conto.

Mi rendo conto che non vi ho parlato poi molto della storia, ma ogni più piccolo dettaglio potrebbe essere uno spoiler a quella che ritengo sia una storia da scoprire un po' alla volta.
Io, da parte mia, posso dirvi che questo romanzo vi catturerà fin dalla prima pagina e l'unica cosa che direte alla fine della lettura, nonostante la sofferenza del percorso, sarà CHE MERAVIGLIA!



VOTAZIONE:




Avete letto questo romanzo? Vi è piaciuto? Avete continuato con la lettura della storia o vi siete fermati a questo?
Fatemi sapere cosa ne pensate dell'autore, se avete letto altro.
Spero che la recensione vi sia piaciuta, vi mando un grande abbraccio, vi ringrazio per le visite che fate al mio angolino e vi auguro di fare delle bellissime letture!

giovedì 14 febbraio 2019

LIBERAMENTE LIBRI... EDICOLA EDICIONES

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Con il post di oggi comincio a recuperare le recensioni dei libri che mi sono piaciuti di più del 2018 e di cui ancora non ho avuto modo di parlarvi qui sul blog, perché una recensione su GOODREADS c'è ed è stata fatta a caldo.
Non mi resta che augurarvi una buona lettura e di raccontarvi un po' di cosa parla il libro che ho scelto per questo post.



TONY NESSUNO

Andrés Montero


TRAMA: Un giorno, un uomo si affaccia sulla soglia del GRANDE CIRCO GARMENDIA vende due libri antichi e lascia un bambino che avrebbe ripreso da lì a qualche giorno...
 Il libro affascina subito Javiera piccola trapezista del circo che, proprio con quei libri, riuscirà a far rinascere il circo Garmendia e a far riempire di nuovo il tendone.


Titolo: Tony Nessuno
Autore: Andrés Montero
Casa Editrice: Edicola Ediciones
Anno: 2018
Pag: 161
Prezzo: 13,00 euro




Cosa ne penso...


Non sono una di quelle persone che ama particolarmente andare a vedere il circo, i pagliacci non mi fanno ridere, anzi, mi intristiscono e mi inquietano, forse per il cerone che gli dona una nuova faccia nascondendo quello che sono nella realtà, forse... per l'idea che ci sia un'assassino alla It (scherzo ovviamente ;-) ).
Pur non amandoli particolarmente ogni volta che mi ritrovo a leggere una storia con un circo sono sempre pronta ad immergermi tra le pagine del libro.
Questo è successo anche con Tony Nessuno, un piccolo volume che mi ha conquistata da subito.

Quella che Montero ci racconta è una storia di circo, della vita nel circo, della vita nomade dei circensi e del potere della lettura e dell'immaginazione.
Una storia malinconica, triste, a tratti estremamente cruda e dura che coinvolge e sconvolge lasciando il lettore a chiedersi: fino a che punto la potenza di una storia letta e riletta possa trasformare la vita di chi la interpreta? Fino a che punto l'appartenenza ad un mondo, quale può essere quello del circo, in questo caso, possa portarci a credere di appartenergli?

L'arrivo di un bambino e di due libri che stravolgono completamente la vita del mondo dei Garmendia ci tiene incollati alle pagine per sapere fino a che punto ci si possa spingere con la fantasia e fino a che punto si ha il diritto di agire in determinati modi sugli altri.

La realtà che Montero ci racconta in Tony Nessuno è completamente avvolta da un'atmosfera a metà tra il sogno, la fantasia e l'illusione. Una bambina, trapezista ferita e impedita nella sua attività, si ritrova a leggere Le mille e una notte davanti ad un pubblico sempre più vasto che, affascinato dal nuovo spettacolo, ogni sera raggiunge il Circo Garmendia per ascoltarla raccontare la sua storia.

Da qui si dipana una vicenda misteriosa legata ad una antica maledizione e ad un arabo che lascia il ragazzino in eredità ad un "famiglia" che si trova già in difficoltà e che si sente obbligata ad accoglierlo nonostante non appartenesse a loro.

Insomma, ci sono molti particolari in questa storia che rischierei di spoilerare se continuo a parlarne, quindi passo a dirvi cosa ne ho pensato.

La voce narrante di questa vicenda è proprio quella di Javiera che ci trasporta, con le sue doti da oratrice, in un mondo malinconico, triste, attraversato da difficili rapporti umani e personaggi che rubano il cuore per il loro saggio realismo. Una bambina e poi ragazza e donna che pur dando voce ad una storia così dura rimane fiera e forte forgiata da evenienze difficili da sopportare.
Una storia nella quale i ruoli sono ben definiti inizialmente e che con il procedere cambiano e si evolvono contribuendo alla costruzione di una vicenda magica e tragica allo stesso tempo.
Il personaggio di Javiera è molto commovente e ti fa affezionare subito a lei per la sua ingenuità che la porta a compiere delle azioni e delle scelte che lei stessa non comprende portate avanti guidata dall'istinto del suo essere bambina e stregata da un qualcosa che non riesce a spiegare. Il procedere della lettura, quindi , ci trasporta in questa sua vita che si sdoppia sul palco in quella di un'abile incantatrice che rapisce l'attenzione di tutti e che sembra essere completamente diversa dalla sua vita vera.

Ma è anche la vita del circo e dei suoi protagonisti ad avere un ruolo importante nella vicenda, una vita che attraverso le parole di Montero trasmette la propria dignità nonostante la presenza di qualche neo o difficoltà nel condurla.
Tutti i personaggi nella storia sono stati inseriti magistralmente in un ingranaggio complicato e intricato che incanta il lettore fin da subito lasciandolo poi con una sensazione di vuoto simile alla tristezza che è propria del mondo che ci viene raccontato in questa storia.

Una narrazione che esce dalla mente di un cantastorie e che trasmette la sua abilità in ogni elemento della vicenda. Dalla costruzione di personaggi, al modo in cui ci racconta di loro, all'inserimento di questi elementi onirici e malinconici che vengono combinati proprio per rendere ancora più tangibile quest'atmosfera di sogno.

Montero è sicuramente un autore che mi ha piacevolmente stupito con questa vicenda, una lettura che anche riprendendo il libro dopo molto tempo ti ritrasmette le stesse sensazioni forti di completo rapimento e che ti lascia con molte domande.Una storia sul potere della famiglia, della lettura, dell'amore.
Un libro che consiglio a tutti coloro che amano le storie particolari, raccontate in modo diretto, senza mezzi termini, con uno stile che affascina e che nella sue essenzialità trasmette tante emozioni e sensazioni diverse.
Un libro da leggere per scoprire che il circo non è solo illusione e magia ma molto altro.



VOTAZIONE:




Ho cercato di non parlare troppo di questa storia altrimenti vi avrei raccontato tutto, considerando anche la brevità del romanzo non mi sembra il caso. Avete letto questa storia? Cosa ne avete pensato?
Spero che la recensione vi sia piaciuta o quantomeno che vi abbiano incuriosito le mie parole.
VI mando un abbraccio e vi auguro di fare bellissimi viaggi tra le pagine dei vostri libri! A presto!!!

giovedì 7 febbraio 2019

RECENSIONE "IL CANTO DI PENELOPE" di MARGARET ATWOOD

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Come stanno procedendo le vostre letture? Io mi sono imbattuta in una voglia di classici e mattoni che mi ha stupito. Non perché non mi piacessero come genere, ma con il lavoro la sera sono stanca e difficilmente riesco a tenere alta la concentrazione per più di una ventina di pagine quindi tendo a preferire, almeno in settimana, delle letture che non siano molto impegnative, invece stranamente la cosa procede di gran passo e ne sono molto contenta.

Quella di oggi sarà una recensione legata ad un libro che comprato e letto è stato un tutt'uno. Mi è piaciuto abbastanza, ci sono state delle cose che proprio non ho capito ma va bene lo stesso, non si può pretendere che i gusti personali accettino qualunque cosa.
Vi lascio al post, buona lettura!


TRAMA: Penelope aspetta da venti lunghi anni l'arrivo di Ulisse, suo sposo e re di Itaca. Una guerra, quella di Troia, lo ha portato via da lei e il suo ritorno ancora è al di là da venire. Ostilità per la straniera venuta da Sparta con la sua inesperienza e la sua tradizione diversa da quella di Itaca. 
E poi i Proci che pretendono la sua mano, una terra da gestire e governare, un figlio da crescere, i pregiudizi e le malelingue da sopportare.
La vita di Penelope e la sua visione del grande mito di Ulisse e della sua avventura.

Titolo: Il canto di Penelope
Autore: Margaret Atwood
Casa Editrice: Ponte Alle Grazie
Anno: 2018
Pag: 156
Prezzo: 13.50 euro


Cosa ne penso...


La mitologia mi è sempre piaciuta molto, conobbi la storia di Ulisse e Penelope alle scuole medie quando la nostra professoressa decise di farci vedere lo sceneggiato che avevano fatto da poco in quegli anni e la lettura di alcuni brani tratti dall'opera. Subito mi affascinò nonostante poi gli anni non mi hanno portato ancora a leggere l'Odissea nella sua interezza.
Con la lettura de IL CANTO DI PENELOPE non solo mi sono riavvicinata a questa storia, ma ho cercato di conoscere una nuova autrice di cui ho sempre sentito parlare ma di cui non ho mai letto nulla.
Nell'unire le due cose ho cominciato a leggere il libro pieno di aspettative che, purtroppo, non sono state pienamente raggiunte. Ma vado con ordine.

La storia che la Atwood ci racconta è quella di Penelope, dalla sua infanzia al momento della partenza e del ritorno di Ulisse. Nata da una naiade e dal re di Sparta, Penelope viene data giovanissima in sposa al re di un'isola lontana e totalmente diversa dalla sua terra Odisseo re di Itaca.

Quello che, però, mi sono chiesta a poco più della metà della lettura è stato: "MA DI QUESTO LIBRO NE AVEVAMO BISOGNO?" 
Non so se si possa sentire la necessità di un libro, ma credo che alle volte ci siano delle storie che non ci portano nulla di nuovo rispetto a quello che, anche una conoscenza superficiale di un argomento, ci può portare.

Sicuramente la mia sarà una opinione impopolare, non so, la Atwood è molto apprezzata per IL RACCONTO DELL'ANCELLA che sembra sia stata una storia rivoluzionaria, ma io di particolarmente straordinario qui non ho trovato nulla.
Con questo non voglio distruggere totalmente questo libro, non è mia intenzione. Ma voglio parlare prima di quello che non mi è piaciuto, altrimenti sarebbe troppo semplice.

Ho trovato che la narrazione, per quanto sia ben fatta, voglia toccare in modo eccessivo e quasi ossessivo il tema della violenza e del maltrattamento delle donne in un'epoca che aveva, in queste pratiche, la sua tradizione ben radicata. Non mi stupisce trovare una serva usata come oggetto sessuale dai suoi padroni, come pure la creazione di matrimoni combinati in tenere età per ottenere i vantaggi migliori, L'abbandono da parte dei mariti che viaggiavano in cerca di avventura o per le guerre che non necessariamente riguardavano il loro territorio.
Con questo non voglio assolutamente dire che quelle erano pratiche da accettare, ma sicuramente spingere continuamente su una cosa che, all'epoca dei fatti, era assolutamente naturale non mi sembra accettabile come critica.
La sensazione che ho avuto nel leggere il libro sotto questa chiave è stata una forzatura continua e abbastanza inutile, il che mi ha portato poi ad avere un giudizio tiepido su tutto il contesto.
Adesso non potrei parlare di troppe cose perché altrimenti vi farei spoiler, ma anche la figura delle ancelle è presentata sotto questo aspetto e nonostante la stessa Penelope stia continuamente a ribadire l'ingiustizia dei comportamenti degli uomini, lei non è da meno, anche se non si tratta di un uso sessuale il suo. Altro non vi dirò.

Altro elemento che non mi è affatto piaciuto e sinceramente non ne ho visto alcuna utilità è stata la presenza di qualche riferimento alla modernità... Ma daaaaaai...Ma che è!!!!
No, decisamente non mi è andata a genio questa cosa. Non dico che non si debbano fare dei collegamenti tra mito e attualità, Rick Riordan nelle sue saghe ci è riuscito benissimo, ma qui non c'entra nulla.
Quando ho letto la trama nella bandella interna ho letto di una storia che nella notorietà del mio avrebbe dato voce ad una donna che, rimasta sola, ci racconta i suoi dolori e tormenti, il suo stato d'animo e quello che l'assenza del marito e re aveva portato al suo regno e alla sua vita. Sicuramente una parte di questo c'è, ma non ha portato nulla di nuovo alla conoscenza che già avevo di Penelope.

Un libro che nel dare voce alle donne, sia Penelope che le ancelle, si propone di mettersi nel filone di quella narrativa femminista che sta tanto spopolando in questo periodo e che, a volte, come in questo caso, non ha portato molto di nuovo a mio avviso.

Sicuramente è una storia che ha i suoi pregi. Ho apprezzato lo stile che non lascia spazio e ai sottintesi o non detti, mi è piaciuto molto il modo in cui i cori delle ancelle che parlano di Ulisse si intercalano al racconto di Penelope che ci offre comunque una panoramica di quello che è stata la sua vita e soprattutto la sua continua rivalità con la donna che ha rovinato la sua esistenza per venti anni, Elena di Troia, causa della guerra e sua cugina.
Il continuo confronto tra le due, lei, Penelope, bruttina e intelligente, ed Elena bella e frivola come una dea, è sicuramente uno stereotipo che si poteva evitare, come pure l'insistenza  della loro rivalità sulla quale si gioca gran parte della storia.

Credo che la possibilità di raccontare la vita e la storia di Penelope come personaggio femminile importante della mitologia avrebbe potuto essere gestita molto meglio di quanto sia stato fatto con questo libro.
L'ampliamento e la creazione di un contesto più particolareggiato che non andasse necessariamente a ricopiare la realtà trita dell'Odissea avrebbe potuto portare alla creazione di un romanzo vero e proprio e non solamente a qualche racconto e un canto che risulta stonato.
Mi dispiace molto di aver dato un giudizio così duro da una storia che pensavo mi avrebbe regalato nuove emozioni.

Ho apprezzato, nonostante tutto, il fatto che la storia di Penelope abbia riacceso in me la voglia di conoscere di più la vita e le avventure di Odisseo o Uliss, per i più, e questo è un elemento che non si può dare per scontato nella lettura di un libro. 
Voglio sicuramente leggere e conoscere altro di questa autrice, qualcosa che sia nato direttamente dalla sua mente e non una rivisitazione di qualcosa che già si è affermato nel panorama letterario.



VOTAZIONE:



Tre farfalle è la mia votazione, sia per la capacità di aver stimolato la mia curiosità nel recuperare dei grandi classici della letteratura, sia per il coraggio di aver affrontato un storia non così nuova e averne dato un assaggio a chi, magari, ancora non ne conosce nulla.
Un libro che ha trovato nella sua struttura una novità interessante nel rendere anche l'idea di una vecchia rappresentazione teatrale.
Il lungo monologo di Penelope è una storia che affascina anche conoscendola e questo devo riconoscerlo all'autrice che, comunque, è riuscita ad intrigarmi.
Non tutto ha incontrato in mio interesse e gusto e questo può capitare, ma non per questo Il canto di Penelope è un libro che non merita di essere letto, anzi, fatemi sapere se la pensate come me o mi sono totalmente bevuta il cervello.

Spero che la recensione vi sia piaciuta, stavo pensando di leggere L'ALTRA GRACE  dell'autrice, non vorrei arrivare al suo best seller così in fretta, che ne pensate?

Vi mando un abbraccio e vi auguro di fare bellissime letture... A presto!

lunedì 4 febbraio 2019

WWW... RECAP DEL MESE... GENNAIO 2019


SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTO I BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Il primo mese dell'anno è ormai giunto al termine e quindi è tempo di fare un recap di tutte quelle che sono state le letture che mi hanno accompagnato in questo mese di Gennaio 2019.
Devi dire la verità, non mi è andata per niente male, il voto più basso che ho messo è di tre stelline ad un libro di cui potrete leggere la recensione tra qualche giorno e da cui, sinceramente, mi aspettavo qualcosa in più. Ma va bene lo stesso dai! 
Vi lascio alla lettura del post... 


LETTURE DEL MESE DI GENNAIO 2019




A  parte il riflesso di cui mi sono accorta solamente dopo aver caricato la foto, potete vedere che la pignetta è di 5 libri in totale tutti belli a modo loro. Ma vediamo nel dettaglio...




La prima lettura dell'anno è stata fatta all'insegna di strane presenze. GIRO DI VITE di HENRY JAMES è un racconto lungo, o romanzo breve che dir si voglia, legato alla letteratura gotica  di inizio Novecento. Una storia nella quale tutti i personaggi vivono in un mondo che lascia una sensazione di evanescenza nonostante i confini ben netti di tutti i suoi componenti.
E' una sensazione di leggerezza e inquietudine quella che gradualmente l'autore costituisce con una tensione crescente che punta tutto sulla capacità di far nascere un dubbio.
Una scrittura, quella di James, che avevo apprezzato già nella lettura di RITRATTO DI SIGNORA nonostante l'atteggiamento della protagonista mi fosse stato particolarmente ostile. Anche in questo caso il punto di forza della scrittura di James sono le descrizioni che rendono tutto ancora più credibile.
Dei personaggi principali conosciamo l'animo e i tormenti in una situazione che è anche per loro difficile da gestire. Al contempo tutti i personaggi di contorno risultano sfumati, come la realtà che James ha voluto costruire. A questo si associano le descrizioni dei paesaggi circostanti e della casa stessa che diventa una coprotagonista.
Insomma un recupero perfetto per iniziare bene l'anno.




Comprato nel 2017 e letto solo il mese scorso senza un reale motivo, STORIE DI UN'ATTESA di SERGIO ALGOZZINO è stata una riconferma della piacevolezza che l'autore dà nel leggere le sue storie. Vi ho già fatto la recensione di questa storia (cliccando sul titolo andrete direttamente alla sua pagina) e devo dire che più ci penso più ci sono sfumature che colgo. Un libro da decantare e su cui ritornare con il pensiero più volte. 
La sua lettura fa parte di un progetto di smaltimento acquisti che ho intenzione di portare avanti durante questo 2019 di oculatezza e morigeratezza anti acquisto compulsivo, vedremo come andrà.




Arrivo recentissimo, direttamente da Più libri Più liberi del 2018 è IL POMERIGGIO DI UN PIASTRELLISTA di LARS GUSTAFSSON un romanzetto breve che racconta la storia di un uomo che, dopo la morte della moglie e del figlio, decide di vivere alla giornata abbandonando, però, tutto quello che lo circonda, quindi sopravvivere alla vita che ancora deve portare avanti, ecco.
In questa sua monotonia un giorno riceve la telefonata per un lavoro a nero che lo porterà a ripercorrere la sua vita tra malinconia e presa di coscienza nella necessità di un cambiamento in positivo. Anche in questo caso una lettura bella e particolare.




In assoluto la lettura più bella del mese è LA REGINA DEI CASTELLI DI CARTA di STIEG LARSSON ultimo volume della Trilogia Millennium che mi ha accompagnato per tre anni e di cui già sento la mancanza.
Un romanzo che ancora una volta ci racconta di un paese nel quale la violenza e la bieca considerazione della donna conducono Lisbeth Salander a doversi difendere contro lo Stato. Ritornano i personaggi che ho amato nei due libri precedenti e la conoscenza della loro vita si allarga e si caratterizza meglio. Un romanzo che pur contando quasi 900 pagine si legge molto velocemente e che ti tiene incollato alle pagine. Di questo e dei precedete trovate le recensioni sul blog!




Ultimo volume letto durante il mese di Gennaio è IL CANTO DI PENELOPE acquisto del mese che ho già letto per portare avanti l'altro progetto dell'anno cioè EVITARE L'ACCUMULO DI LIBRI ACQUISTATI. MARGARET ATWOOD è una scrittrice molto apprezzata per i suoi romanzi qui in Italia. Io non avevo ancora letto nulla e ho pensato che leggere qualcosa di meno intricato potesse darmi un'idea del suo modo di vedere le cose. Bhè devo dire che un po' di delusione l'ho avuta, magari perché non ho scelto il libro migliore per avvicinarmi a lei, non so. Comunque, pur non avendomi conquistata sono decisa a leggere altro di suo, quindi staremo a vedere. La sufficienza comunque l'ha presa!


Bene amici, queste sono state tutte le letture che ho affrontato alla fine del  mese, sono stata abbastanza brava e soprattutto sono stata soddisfatta di aver iniziato l'anno in questo modo. Credo che in alcuni momenti la ragione debba prevalere sugli istinti al punto che la lettura di libri che stazionavano sulla mia libreria da anni mi sono piaciuti più di quelli che ho acquistato di recente, quindi farò bene a leggere quello che ho.
Fatemi sapere cosa avete letto voi in questo mese, se avete letto qualcuno di questi libri e cosa ne avete pensato.
Vi mando un abbraccio e vi auguro di fare delle bellissime letture... A presto!