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28 marzo 2017

RECENSIONE "ROVERANDOM" di J. R. R. TOLKIEN

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!



Dopo tanto tempo sono finalmente ritornata a leggere qualcosa di Tolkien, autore conosciuto per fama ma di cui non avevo letto ancora nulla prima de LA CADUTA DI ARTU' di cui vi ho parlato questa estate. La lettura di oggi è di tutt'altro genere, un racconto per bambini che, purtroppo non mi ha convinto molto.
Vi racconto tutto nel post... BUONA LETTURA!!!



TRAMA: Roverandom è la storia di un cane che per aver morso il pantalone di mago finisce con l'essere trasformato in un piccolo cane giocattolo che rimane immobile per tutto il giorno. Una notte, durante le sue esplorazioni, riesce a scappare dalla casa del bambino cui è stato regalato, dando inizio alle avventure che lo vedono volare sul dorso di un gabbiano, acquisire delle ali con le quali impara a volare, arrivare sulla luna e conoscere il mondo delle sirene nel profondo del mare. Solo dopo aver compiuto questo viaggio sarà possibile, per lui, tornare a casa e soprattutto tornare quello di un tempo.

Titolo: Roverandom
Autore: J. R. R. Tolkien
Casa Editrice: Bompiani
Anno: 2014 (Ristampa)
Pag: 173
Prezzo:10,50 euro




VALUTAZIONE:




Prima di cominciare a parlarvi del libro è mio "dovere" informarvi che ho letto questo volume per coprire un obiettivo dell'ormai ottavo giro della RUOTA DELLE LETTURE nel quale mi si chiedeva di leggere UN LIBRO CON LA COPERTINA (IN PREVALENZA) NERA.

Seconda lettura di Tolkien per me prima di avvicinarmi alla sua produzione più celebre e devo dire che la scelta di questo libro non è stata delle migliori, anche se il voto che gli ho dato non è assolutamente negativo.
A volte capita di idealizzare talmente tanto una cosa che poi, quando ce l'hai a portata di mano, ti sembra talmente ovvia o semplice che quasi quasi la delusione è più grande delle aspettative in essa riposte. Ecco, purtroppo questo libro un po' di delusione me l'ha portata, magari la colpa è pure mia che compro le cose solo leggendo le prime righe scritte nella quarta di copertina, però, pensavo che Tolkien fosse una garanzia a livello di storie, ecco.
Non so se questa fiducia può bastare a giustificare i miei acquisti scellerati, fatto sta che questo libro l'ho comprato e sono stata comunque contenta di averlo fatto, in fin dei conti.

La storia che ci viene raccontata in Roverandom, è quella di un cane maleducato che, un giorno, ha avuto la malsana idea di provocare un grande e potente mago, il quale, pretendendo da lui più educazione, finisce per essere attaccato dal cane trovandosi con un grosso buco nei pantaloni. Questo fa arrabbiare il mago che decide di trasformarlo in un piccolo cane giocattolo che acquista vita solamente dalla mezzanotte alle prime ore del mattino. Proprio sotto questa forma viene acquistato da una donna che decide di regalarlo al suo nipotino Two. Durante una delle sue giornate a giocare sulla spiaggia, però, Two perde Rover e il cane, nelle ore di libertà motoria, finisce con il cercare un modo per tornare alle sue reali dimensioni. Iniziano così le sue avventure di un cane errante che sul dorso di un gabbiano prima, e con le sue piccole ali poi, viaggerà dalla terra fin sulla luna e poi sul fondo degli abissi, tra sirene e balene.

Come vedete dalla trama si tratta di una storia per bambini realizzata da Tolkien proprio quando suo figlio Michael, dopo una giornata in spiaggia, perde tra la sabbia il piccolo cane di latta che gli era stato regalato. Questo mette già in evidenza il fatto che qui si siano ripresi degli elementi biografici di Tolkien e della sua famiglia, ma non solo.
La lettura di questo volume, fatto da un bambino, sicuramente raggiungerebbe l'intento, quello di raccontare una fantastica avventura il cui protagonista, un cane, si ritrova a dover fare i conti con il "dispetto" di un mago che non vuole ridargli le sue sembianze reale. 
Letto da un adulto, invece, ci troviamo a leggere un testo metaletterario che ha proprio in questo la sua bellezza.
Il racconto vero e proprio viene anticipato da una introduzione che ci permette di conoscere le circostanze della composizione, la storia dell'autore legata alla vicenda narrata e la storia editoriale di questo racconto.
Attraverso l'introduzione e le note è possibile fare attenzione a dei particolari che, chiunque abbia anche solo visto i film ispirati alle sue opere, riconoscerebbe, in particolare mi riferisco alla figura del mago Artaserse che richiama palesemente il celebre Gandalf, alcune descrizioni dei luoghi ed alcuni passaggi che inevitabilmente mi hanno riportato alla mente sia i film di Lo Hobbit che de Il signore degli anelli.

"Il tipo che sta entrando ora nella storia era proprio uno stregone. Avanzava bel bello per il viale del giardino, con un vecchio paltò sdrucito, una vecchia pipa tra i denti e un vecchio cappellaccio verde in testa. Se Rover non fosse stato così occupato ad abbaiare alla palla, avrebbe forse notato la penna blu infilata nella calotta del cappello verde, e sarebbe venuto anche a lui - come a qualsiasi altro ragionevole cane - il sospetto che potesse trattarsi di uno stregone; ma della penna lui non si accorse affatto." 

Se da una parte ci si può aspettare che uno scrittore possa aver utilizzato degli elementi comuni a più storie per la loro costruzione, non mi sarei mai aspettata di ritrovare elementi che mi hanno ricordato molto il nostro PINOCCHIO di Carlo Collodi nella presenza dell'Isola dei cani o la presenza di una balena che trasporta nella sua bocca i nostri personaggi, o la descrizione degli abissi che ho associato al regno di Ariel, la Sirenetta della Disney (non quella di Andersen), insomma ci sono stati molti punti che mi hanno portato a fare questi rimandi ad altre opere. Ovviamente i riferimenti non sono solamente questi. 
Sicuramente ci sono influenze legate alle leggende nordiche, alla mitologia, alla religione, e poi una serie di giochi linguistici e rimandi a filastrocche, al mondo di Carroll e ad altri autori che lo stesso Tolkien apprezzava. Questa è sicuramente la parte che ho apprezzato di più del libro, anche rispetto alla storia in sé che comunque pur non essendo scontata, è comunque una narrazione più semplice rispetto al resto della sua produzione.

" "Quella è l'Isola del Cani", disse Mew, "o meglio l'Isola dei Cani Smarriti, dove vanno tutti i cani perduti che se lo meritano o sono fortunati. Mi dicono che non è male, per un cane; possono fare tutto il chiasso che vogliono senza che nessuno gli ordini di piantarla o gli tiri dietro qualcosa. Tengono un magnifico concerto ogni volta che splende la luna, abbaiano tutti insieme i loro versi preferiti. Pare che ci siano anche alberi di ossi con frutti succulenti che cadono dalla pianta quando sono maturi."   

Ditemi la verità: Non vi è sembrata la descrizione del Paese de Balocchi??!! Magari sono visionaria è, ma mentre leggevo, questo mi è sembrato!
Inutile ripetervi che nel racconto ci sono molti elementi biografici, come la perdita del piccolo Rover, la presenza di una casa sulla scogliera che ospita una famiglia con dei bambini. Accanto a questi elementi, ce ne sono altri legati alla società contemporanea dello scrittore, vuoi attraverso la presenza del nome di un quotidiano, vuoi attraverso alcune abitudini attribuite ai personaggi della storia o al soprannome PAM dato a Psamathos, il mago delle sabbie che richiamava il soprannome di un personaggio politico del suo tempo. Insomma un misto di elementi reali e fantastici che ben si collegano con la storia creata.

Per quanto riguarda la mia opinione personale, però, Roverandom mi ha portato ad avere un giudizio intricato e ingarbugliato che un giorno oscilla più verso il carino e un altro verso il che genialata.
Indubbiamente è da riconoscere ancora una volta la capacità dello scrittore di aver saputo inserire in un contesto fantastico, e in modo del tutto impercettibile, elementi della sua contemporaneità e la creazione di una storia che poi ha sicuramente aperto le porte per qualcosa di più complesso nella sua costruzione. Sicuramente la presenza di elementi che rimandano a Lo Hobbit, il più vicino per pubblicazione, mi porta a volerlo recuperare subito per vedere quanto, effettivamente, sia stato ripreso da questo racconto.
La storia di per sé, senza considerare gli aspetti metaletterari, però, non mi ha colpito particolarmente, in effetti se ci avete fatto caso delle avventure di Roverandom, ne ho parlato pochissimo, un po' perché raccontarvele mi avrebbe portato a parlarvi dell'intero racconto, un po' perché, in effetti, ho trovato la narrazione un po' troppo confusionaria. 
Il fatto che avessi adorato le descrizioni fatte ne LA CADUTA DI ARTU' mi ha portato, in questo caso, a pensare che l'autore non fosse lo stesso. Sono d'accordo che il pubblico di destinazione sia diverso e che, magari, questa possa essere considerata come una capacità dello scrittore, quella di essere in grado di modificare il proprio stile, ma a me è sembrato più un abbozzo alle possibilità che Tolkien avrebbe potuto sfruttare nel raccontare la storia.
L'attraversamento di vari paesaggi quali quello lunare e quello de fondali marini, secondo le mie aspettative, avrebbe dovuto essere messa molto più in evidenza. Invece qui ci troviamo davanti a delle descrizioni accennate che lasciano piu' spazio agli incontri di Roverandom o alle conseguenze da lui subite per la "lotta" tra i tre maghi coinvolti nella storia, ma anche in questo caso è tutto accennato, rimandando alla frettolosità della narrazione orale.
Insomma mi aspettavo qualcosa di più anche se questa storia è dedicata a dei bambini, soprattutto perché è lo stesso Tolkien ad aver affermato che le storie per bambini non necessariamente debbano essere realizzate con l'uso di un vocabolario limitato o semplice per facilitarne la comprensione, altrimenti i bambini stessi non avrebbero mai imparato nulla. Bene, su questa premessa, direi che allora si poteva ampliare la narrazione e non limitarsi all'inserimento di parole anche difficili per un adulto a volte.
Quindi diciamo che la pecca ce l'ho trovata e manco tanto piccola, ecco.

Nonostante la delusione che ho provato dopo aver concluso questo racconto, devo comunque dire che non smetterò di leggere questo autore, anche perché ho comprato altri libri suoi e sono comunque molto curiosa di sapere come affronterà le varie storie. Ovviamente il cane alato ( Non vi ricorda anche Falcor?) è affiancato dai personaggi che siamo soliti attribuire allo scrittore, quindi nani, gnomi, elfi e maghi e in questo mi sono sentita più "a casa" se così vogliamo dire.

Un libro carino, ma non mi ha fatto impazzire. Alcune cose le avrei realizzate in maniera diversa, anche considerando il fatto che si tratta di una storia orale che solo in seguito e attraverso tre stesure, è arrivata ad avere una sua struttura. 
Un piccolo tassello che sono stata comunque contenta di aver conosciuto prima dei suoi capolavori e forse ho fatto pure bene a leggerlo adesso, magari dopo la delusione sarebbe stata ancora più grande, chissà!!!

Bene amici Viaggialettori, anche per questa volta vi ho raccontato le mie impressioni su questa lettura. Spero di essermi fatta capire, visto che ultimamente i miei pensieri sono piuttosto ingarbugliati e non so per quale motivo, sarà la primavera forse.

Fatemi sapere se lo avete letto, se conoscevate questa storia e cosa ne avete pensato.
Un abbraccio a tutti voi e buon viaggio tra le pagine dei vostri libri!!!

16 settembre 2016

RECENSIONE "LA CADUTA DI ARTU'" di J. R. R. TOLKIEN

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Oggi vi parlo di un amore nato per caso, quando le circostanze ci sorprendono e fanno scoppiare la passione... Non sto parlando di cose strane, ho scoperto Tolkien e me ne sono innamorata, adesso VOGLIO LEGGERE TUTTO!!! Ve ne parlo meglio nel post, cercherò di essere molto più professional di così... ah ah ah!!! Buona lettura!




TRAMA: Artù è in guerra contro l'oriente per salvare gli ultimi residui dell'impero romano dall'invasione pagana. Vittima del tradimento da parte del nipote, Mordred, che, approfittando della sua assenza (di Artù), non esita a sottrargli il regno, Artù si trova ad essere il portatore di morte, distruzione e rovina nel suo stesso regno pur di riconquistarlo.


Titolo: La caduta di Artù

Autore: J. R. R. Tolkien
Casa Editrice: Bompiani
Anno: 2013 (Ristampa)
Pag: 296
Prezzo: 13,00 euro




VALUTAZIONE:





Miei cari lettori è DECISAMENTE scoppiato l'amore. Mi sono ritrovata tra le mani questo libro e in occasione di una sfida di lettura cui sto partecipando me lo sono letto e O MIO DIO!!!
C'è da dire che la leggenda di Artù e della Tavola Rotonda mi ha sempre affascinato, fin dal cartone Disney La spada nella roccia, in cui un giovanissimo Artù riesce a sottrarre la pesantissima spada dalla roccia, appunto. Poi sono passata ai film, agli esami di filologia romanza fatti all'università, alla lettura dei romanzi cortesi di De Troyes, insomma mi è sempre piaciuta. 
Il fatto, poi, che alla mia dolce metà piaccia Tolkien mi ha dato la possibilità di approcciarmi allo scrittore con uno degli scritti meno noti, forse, della sua pubblicazione, fatta principalmente ad opera del figlio Christopher dopo la morte del padre (Benedetto Uomo!!!)
E' stata, infatti, l'occasione del regalo di natale a portarmi a leggere questo volume. Inizialmente avrei dovuto regalarlo alla mia metà, solo che poi non ero molto convinta che potesse piacergli e ho virato su altro, tenendo questo gioiello per me ;-) Viva la felicità!!!
In realtà ho sempre un po' snobbato Tolkien perché ho sentito molti dire che la scrittura era pesante, piena di descrizioni minuziosissime e tanti particolari da dover ricordare. Probabilmente mi frenava anche il non avere tempo per una lettura di quel genere, andavo a scuola, poi all'università e non ho mai trovato il momento giusto da dedicare ad una lettura che avesse una mole così vasta. 
Sono stata molto contenta di essermi avvicinata a Tolkien con questo libro che, tra l'altro, è incompleto e che Christopher ha pubblicato cercando di riorganizzare tutte le carte e gli appunti del padre. 
Ma adesso passo alle mie opinioni altrimenti arrivo a fare un post lungo duemila km...eh eh eh!!!

Ne La caduta di Artù incontriamo i personaggi più noti delle leggende arturiana.
L'opera è costituita da V canti nei quali si racconta di come Mordred, nipote di Artù, cerchi di appropriarsi, con l'inganno, del regno dello zio durante la sua assenza per la guerra contro l'oriente, portando Artù ad affrontare il suo destino e riconquistare ciò che un tempo era suo.
Inutile dirvi che, per chi ama queste leggende, e ama Tolkien, non deve o meglio non dovrebbe lasciarsi scappare questa perla, scritta in modo magistrale e poetico, recuperando l'uso del verso allitterativo utilizzato dalla tradizione letteraria del genere.
Un libro che non deve far pensare ad un semplice richiamo della tradizione cortese che, autori come Chretien de Troys (per chi lo ha letto), ci hanno abituato a leggere. 
Qui non si tratta di personaggi che rispondono solamente all'onorabilità del loro signore, della donna amata, del proprio ruolo di cavalieri, di personaggi che devono rispondere al loro ruolo perché così deve essere. No! 
Quello che ci presenta Tolkien, è un gruppo di personaggi sanguigni, violenti, reali, che agiscono per il loro interesse personale e non pensano alle conseguenze di quello che le loro azioni possano creare. 
I personaggi che ci presenta Tolkien in questa sua opera sono tormentati dal senso di colpa, dalla difficoltà di dover portare avanti una missione che non hanno scelto e che, mantenendo il loro orgoglio, cercano di affrontare con grande valore.
La storia qui raccontata riguarda un episodio della vita di Artù guerriero, intrecciata ad una serie di episodi che la tradizione ci ha più volte trasmesso.
Le tematiche sono le più diverse e affrontate in modo divino utilizzando la tecnica della scrittura in versi. Una scrittura che, di solito, viene associata ad una lettura più difficoltosa e anche ad una comprensione che dovrebbe comportare maggiore attenzione, invece il tutto si dipana con una fluidità che non ci si aspetterebbe.

Nei soli quattro canti e un pò del quinto(diciamo così), che Tolkien ha lasciato, veniamo travolti da una serie di emozioni e sensazioni che ci trasportano tra lande misteriose, mari in tempesta, boschi oscuri abitati da lupi famelici, senza che ce ne possiamo rendere conto. Ci troviamo davanti a personaggi reali in carne, ossa e libero pensiero che vogliono liberarsi dai loro tormenti.
Tolkien non tralascia le leggendarie vicende del sapere collettivo, come la presenza della Tavola Rotonda, l'amore tra Lancillotto e Ginevra e l'animo ferito e tradito di un re a causa della sua regina e del suo fedele amico.
Ma la cosa che lo stacca da tutta la tradizione è una grande attenzione al realismo e alla concretezza di questi personaggi, non più figure che ricoprono ruoli legati a determinati stati d'animo. In loro ci sono reazioni molto forti, irruente, dirompenti e prepotenti che si, li fanno essere comunque una rappresentazione simbolica, ma allo stesso tempo permettono al lettore di empatizzare maggiormente con loro ed essere coinvolti direttamente nei loro tormenti.
Nel parlare dei personaggi, ovviamente, non posso non parlare dei più noti a tutti, Artù, Ginevra, Lancillotto, Gawain e Mordred.

ARTU': E' il re di Britannia, e a Camelot è la sua dimora. Ma è anche un guerriero che combatte contro il paganesimo delle terre orientali che lo trattengono lontano dal suo regno.
Artù è un uomo che subisce tradimento in varie forme, dalla regina Ginevra, dal nipote Mordred, dal suo fedele consigliere Lancillotto e dal popolo del suo regno che per paura asseconda il più malvagio.


"Mai da bisogno o pericolo Artù era stato domato/  o aveva perduto speranza, mai la sua volontà s'era spenta/  o il suo cammino fermato. Ed ora pietà l'invadeva/   per la sua terra e la sua gente leale. E gran pena soffriva/   per quanti a lungo tentati avevano accolto una guida perversa, /   per i deboli che esitavano, per chi s'era venduto. /  Terminate le stragi e l'orrore, placata la guerra, /  la corona riassunta, ripristinato il diritto, /  avrebbe fatto fiorire la pace garantendo il perdono, /  sanando le piaghe con giusto comando/  riportando la gioia nella dolce Britannia."
Allo stesso tempo è un uomo consapevole del suo destino, nonostante questo fosse il motivo del suo tormento. Questo lo rende vulnerabile e bisognoso di un sostegno nella guida del suo regno.
GINEVRA: Siamo abituati a vedere Ginevra, sì come la moglie fedifraga, ma anche dolce, sensibile e pentita del suo errore. Tolkien stravolge completamente anche questa figura. 
Pur lasciandone la visione celestiale tradizionale, Ginevra non è più la regina che soccombe al suo amore e alla sofferenza che questo le procura, ma è una donna spietata che non esita a trovare la propria felicità a discapito di altri. E' una donna da temere, e non solo da idolatrare o adorare per la sua candida bellezza. E' una donna forte, decisa, consapevole del potere che esercita sugli uomini, e della forza che il suo ruolo di regina le garantisce. E' una donna che non si spezza sotto le minacce di chi vorrebbe sottometterla al proprio volere e che, ai nostri occhi, appare tanto forte quanto lo sono i guerrieri che la circondano. Contesa tra le attenzioni di molti uomini potenti che lei seleziona secondo il proprio gusto e volere.


"Ma lui né vedeva né udiva: era fisso il suo cuore/  in un'agonia di lussuria, suo eterno tormento, /  su Ginevra dalla chioma dorata, le membra splendenti, /   bella e crudele come una donna fatata/  che andava nel mondo per la rovina degli uomini/  senza versare una lacrima."

LANCILLOTTO: E' il personaggio che più di tutti mi ha lasciato senza parole. Il cavalier servente, che per onore mette da parte i suoi sentimenti, che si pente di ciò che ha fatto, che chiede umilmente perdono per il suo errore, lascia spazio ad un uomo tormentato che, però, ha il suo orgoglio personale forte e prepotente. E' la figura cui Tolkien dedica un intero canto ed è veramente affascinante. Si parla di lui come del traditore per eccellenza, ovviamente, ma anche come rivale dell'altro cavaliere, GAWAIN. 
Tolkien li mette continuamente a confronto sottolineando il fatto che siano uno il contrario dell'altro, dal punto di vista fisico, dal punto di vista sentimentale, per la posizione occupata nel cuore di Artù e nella sua corte davanti al popolo o a tutti gli altri cavalieri della Tavola Rotonda. Personaggi forti, anche loro che rendono la narrazione ancora più accattivante.
Anche Lancillotto è un uomo tormentato dal tradimento fatto, dall'impossibilità di essere perdonato e dal disagio che gli eventi lo portano a vivere sapendo che il suo re ha bisogno di lui. 

"Poi la rabbia lo abbandonò, l'ira si spense, /  l'animo suo vacillò. Troppo tardi rimpianse/  d'aver infranto la Tavola Rotonda. /  Del suo orgoglio si pentì, maledisse la durezza/  che i suoi amici aveva ucciso, e spezzata la fedeltà. /  Ripensando all'amore per il suo sovrano, re Artù, /   con il tormento del cuore, si disse, /  avrebbe sanato il suo onore, e la regina reso alla corte/  chiedendo alla clemenza di Artù/  di restituirle il suo rango."
MORDRED: E' il mellifluo traditore del re che approfitta della sua assenza per impadronirsi del suo regno indisturbato. Mordred è anche il nipote del re, forse segretamente innamorato della regina. E' un personaggio avido, prepotente, invidioso, meschino e macchinatore che non pensa al fatto che anni di regno possano aver dato ad Artù la conoscenza necessaria a poter fronteggiare una situazione come quella da lui creata.
E' un personaggio che disturba e che gioca bene il suo ruolo. Ovviamente l'accettazione della sua presenza è dovuta solo alla capacità dell'autore di averlo tratteggiato in questo modo.

Credo che la bellezza di questo pezzo di opera, purtroppo, che Tolkien ha lasciato, è legata anche alle descrizioni che l'autore riesce a realizzare. Non solo quelle dei personaggi e delle sensazioni che gli stessi provano, ma anche e soprattutto dei luoghi, per la maggior parte tetri, oscuri e misteriosi che incutono ansia e inquietudine anche solo a leggerne.


"Poi scese la sera/  con una luna nebbiosa che lenta incedeva/  tra le nubi straziate dal vento nell'alto del cielo,/  dove i rèfoli della tempesta tra le stelle vagavano ancora./  Brillavano fuochi, diafane lingue d'oro lucente/  sotto scabre colline. Nell'immenso crepuscolo, /  dal terreno innalzandosi come elfici fiori/  tra l'erba d'autunno nel cavo di valli/  nascoste ai mortali fra remote colline, /  rifulgevano di pallida luce/  le tende di Artù."
Questo è solo un esempio di come le descrizioni siano così coinvolgenti che non si può non pensare di voler essere lì, nonostante il loro essere inquietanti :-)
L'utilizzo del verso allitterativo, molto più visibile se leggete il testo in inglese a fronte, rende la lettura musicale, se fatta ad alta voce, e l'utilizzo di termini che sono stati messi lì trovando la loro perfetta collocazione e incastro. Una scelta, quella del verso, che favorisce il coinvolgimento ed una maggiore attenzione a tutto ciò che viene raccontato.

Per quanto mi riguarda, come ho detto più e più volte ormai nel post, questo libro è stata la rivelazione di un amore che probabilmente ho scoperto nel momento giusto della mia vita di lettrice. Sicuramente leggerlo da più piccola non mi avrebbe fatto comprendere la sua bellezza e la sua intensità. 
Sicuramente è uno scrittore che necessita di attenzione e tempo per la lettura delle sue opere proprio perché il suo elemento migliore sono le sfumature nella caratterizzazione dei personaggi e in quello che esprimono anche attraverso i loro atteggiamenti. 
In questo caso, nonostante i versi e l'opera non sia eccessivamente lunga, l'autore è riuscito a trovare il giusto equilibrio tra descrizione del paesaggio e situazioni e quelle dei vari personaggi che si susseguono. Sicuramente, se avesse continuato la sua scrittura, avremmo avuto anche un capolavoro in versi dello scrittore. 
E' stata una lettura entusiasmante, che mi ha coinvolto in un modo che non mi sarei mai aspettata, che mi ha portato a rileggere i vari canti per tre volte di seguito e ogni volta ho trovato qualcosa in più che mi era sfuggito in precedenza.
Un libro che consiglio a tutti coloro che amano Tolkien, che possono apprezzare un'opera in versi e hanno la curiosità di conoscere anche la sua storia editoriale. Infatti, grazie alla presenza di alcuni saggi che seguono il poema vero e proprio, il curatore del testo, Christopher Tolkien, ci rende note le variazioni che sono state apportate da lui nel testo, tenendo conto delle note lasciate dal padre.
In un altro saggio ci spiega la posizione occupata da questo poema nei confronti della tradizione arturiana e di come Tolkien abbia deciso di scardinare tutti, o quasi, gli elementi basilari e propri di quella tradizione.
Insomma è un libro che mi è piaciuto moltissimo, che mi ha portato a comprare una parte delle sue opere meno conosciute e il Il signore degli anelli che, però, devo leggere con calma e tranquillità ;-)
Io spero che la mia recensione vi sia piaciuta, che abbia istillato in voi un goccia di curiosità, che vi spinga a dare una possibilità a questo testo.

Ho parlato moltissimo, quindi credo che sia il caso di salutarvi, io vi ringrazio per le visite che fate qui sul blog e sulla pagina facebook, vi invito, se volete, a lasciare un segno del vostro passaggio, anche in forma anonima se volete, sarei molto contenta di interagire con chi ha letto i libri che vi propongo o abbia intenzione di leggerli. 
A questo proposito, Avete letto questo gioiellino?? Avete intenzione di farlo, non lo conoscevate, insomma io sono curiosissima di sapere e se ve l'ho presentato io fatemelo sapere così saprò che i miei sproloqui non sono parole al vento eh eh eh :-)
Bene, adesso vi saluto sul serio, ci rileggiamo prossimamente con qualche nuova lettura e le opinioni su di esse. Se volete avere una mia idea su qualche libro in particolare lasciatemi un commento e sarò felice di darvela, così ci scambiamo qualche consiglio ;-)
Un abbraccio virtuale amici Viaggialettori, buon ritorno alla vita quotidiana e buone letture!!!