07 giugno 2017

RECENSIONE "IL FIGLIO DEL CIMITERO" di NEIL GAIMAN

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Buon Mercoledì lettori come state? Mentre dalle mie parti fioccano ciliegie e pesche come se non ci fosse un domani favorendone la scorpacciata, direi che è arrivato il momento di parlarvi di una delle due letture che ho dovuto affrontare per LA RUOTA DELLE LETTURE. Il primo obiettivo di cui vi parlo oggi è LEGGI UN LIBRO CHE PARLI DI MAGIA, ma di quello che ne ho pensato vi racconterò meglio nel post! 


TRAMA: Una famiglia viene assassinata nel cuore della notte da un uomo chiamato Jack. L'unico superstite è un bambino, di neanche due anni, che riesce a scappare trovando rifugio nel cimitero che si trova difronte casa sua. Lì ad accoglierlo c'è la famiglia Owens, marito e moglie, ed altre figure, le anime che popolano il cimitero di notte e che decidono di adottare il bambino e farlo crescere con loro.
Gli anni passano e Bod, diminutivo di Nobody, Nessuno, comincia ad avere voglia di scoprire il mondo, ma fuori ad attenderlo c'è ancora il coltello di chi ha ucciso i suoi genitori anni prima.

Titolo: Il figlio del cimitero
Autore: Neil Gaiman
Casa Editrice: Mondadori
Anno: 2015
Pag: 347
Prezzo: 10,50 euro



VALUTAZIONE:



Sono sempre più convinta che Neil Gaiman sia uno di quegli autori che o piace o non piace, eppure io mi ritrovo nel mezzo. Sono una di quelle lettrici che trova piacevole la lettura delle sue storie ma poi non vado oltre, e anche in questo caso è andata così.

La storia che Gaiman ci racconta è una favola nera e come tale, forse, dovevo leggerla quando avevo un'età differente. La storia di questo ragazzino che finisce per essere salvato dalle anime di un cimitero ha sicuramente una giusta dose di macabro adatto ai ragazzini, ma a me non ha colpito più di tanto.

Il figlio del cimitero vede un protagonista che, secondo me, è troppo maturo per l'età che gli viene attribuita. A cinque anni già ci fa dei discorsi filosofici, quasi, che vengono poi compensati dall'autore con la mancata conoscenza del mondo reale.
Perché Bod vive in un mondo ovattato nel quale le anime del cimitero lo proteggono da qualunque forma di pericolo, a parte qualche caduta o spericolate arrampicate. E ci può stare, ma arriva un momento in cui è lo stesso Bod ad accorgersi che la vita non è solo quella che gli spiriti tendono a mostrargli. 
Fuori dal cimitero ci sono pericoli che Bod non sa affrontare da solo e per i quali i suoi amici fantasmi e streghe sono sempre lì pronti per lui. Ma arriva un momento in cui le cose devono subire un cambiamento e questo occupa tutta la seconda parte di questo romanzo di cui non ci racconterò nulla, ovviamente.

Mi è piaciuto molto il personaggio di Silas, una sorta di angelo custode che non è né morto né vivo, una personaggio ombroso e misterioso, ma è anche l'unico che può permettere la crescita di Bod come un umano e non come uno spirito. Mi ha invece lasciata un po' insoddisfatta la motivazione dell'uccisione della famiglia di Bod, per la quale avrei voluto a vere una maggiore spiegazione o quantomeno un approfondimento migliore.
Ho trovato alcuni episodi della vita di Bod  come se fossero stati inseriti nella narrazione per riempire qualche spazio lasciato vuoti o non pienamente legate al resto della narrazione e questa cosa mi ha portato a considerare il fatto che l'autore lo abbia composto in più tempi, cosa di cui ho avuto conferma nei ringraziamenti finali.
Ecco, magari sono io che mi aspettavo qualcosa di più da questo autore, non so, o forse non è un autore che fa per me, semplicemente. Fatto sta che le sue storie trovo che siano un piacevole passatempo ma poi a livello narrativo ci trovo delle pecche che non me lo fanno apprezzare a pieno.
Non ho molto altro da dire su questa lettura, se non che si legge molto velocemente perché, almeno nel mio caso, andavo cercando qualcosa che mi piacesse un po' di più, ma purtroppo non è arrivato.

Fatemi sapere se avete letto questo romanzo, o qualche altra cosa di Gaiman, io vorrei provare a leggere America Gods, magari con un libro per adulti potrei apprezzarlo di più, anche se non credo che mi debba piacere per forza. Sono curiosa di vedere la serie Tv e vorrei prima leggere il libro di American Gods ma staremo a vedere quando avrò lo spirito giusto per affrontarlo.
Adesso vi saluto, vi mando un abbraccio e vi auguro di fare belle letture!!!

06 giugno 2017

RECENSIONE "IL SENSO DEL DOLORE" di MAURIZIO DE GIOVANNI

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Dopo aver sentito parlare di questo autore, ed essere rimasta affascinata dalla serie tv su I BASTARDI DI PIZZOFALCONE ho deciso di leggere il primo volume della serie dedicata al Commissario Ricciardi, serie precedente a quella di Pizzofalcone, che ha segnato la fama dell'autore. Ho letto questo libro per la THE HUNTING WORD CHALLENGE spuntando la parola DOLORE. Se volete sapere cosa ne ho pensato non vi resta che continuare a leggere;-)





TRAMA: Arnaldo Vezzi è il più grande tenore del mondo, elogiato da tutti, Regime compreso. Nell'attesa della sua esibizione al teatro San Carlo di Napoli si scopre il suo assassinio nel camerino. Ad occuparsi del caso c'è il giovane Commissario Ricciardi, un uomo silenzioso, poco propenso ai rapporti sociali e per questo mal visto dai suoi colleghi e superiori. Ma il Commissario ha anche un'altra particolarità: la capacità di vedere i morti nel momento in cui vengono uccisi.


Titolo: Il senso del dolore
Autore: Maurizio De Giovanni
Casa Editrice: Einaudi
Anno: 2012
Pag: 206
Prezzo: 12,00 euro




VALUTAZIONE:



Non so per quale motivo tutte le storie con protagonisti dei Commissari o degli Ispettori ci vengano presentati dei personaggi burberi e scontrosi che non vogliono mai avere a che fare con le persone, forse perché con il lavoro che fanno ne vedono fin troppe?? Bhé fatto sta che anche questa volta non ci troviamo davanti ad un personaggio diverso.
Quello che, però, caratterizza il Commissario Ricciardi è la capacità di vedere i morti, si, di vederli e percepire il dolore provato nel momento della loro dipartita. 
Una caratteristica particolare, questa, che va a delineare anche l'aspetto estetico del nostro protagonista, continuamente attraversato da una vena di tristezza e malinconia che deriva proprio dal dolore degli altri.

La storia ci trasporta nel mondo dell'opera del Teatro San Carlo e di Arnaldo Vezzi, grande tenore degli anni Trenta adorato da tutti, popolo e politici, Duce compreso. Un artista tanto importante quanto odiato che tratta tutti come se fossero solamente oggetti d'arredo di un mondo in cui lui stesso è la centralità. Personaggio arrogante questo Vezzi che, nel corso della vicenda, viene delineato e rappresentato in tutta la sua boria, la sua altezzosità, il suo egocentrismo sfacciato e irritante che lo fa diventare vittima e protagonista "silenzioso" del romanzo. 
L'ambientazione che De Giovanni sceglie di utilizzare in questo romanzo è la Napoli del 1931 continuamente attraversata da un vento impetuoso che dal mare arriva per le strade della città in continuo movimento e tumulto. Ed è in questo movimentare continuo che si muove il silenzioso e tormentato Commissario Ricciardi. Un uomo di 31 anni, di nobili origini che si ritrova a dover fare i conti con persone che non accettano il suo essere indagatore introverso e concreto nelle sue ricerche. Un uomo che è continuamente attraversato dal dolore di tutti i morti che incontra per strada, il FATTO lo chiama, da quando da ragazzino ha avuto il suo primo incontro.

"La dannazione. Credetemi, padre, se vi dico che la dannazione per voi è solo una parola. Credetemi se vi dico che la dannazione è la percezione quotidiana del dolore. Il dolore degli altri che diventa tuo, che ti brucia sulla pelle come una frustata, che ti lascia una ferita che non guarisce, che continua a sanguinare, che ti infetta il sangue.".

Il Fatto è ciò che aiuta Ricciardi a risolvere i suoi casi ma è anche, a volte, ciò che più lo distoglie. Ricciardi non è solo nella sua impresa, c'è il fedele Brigadiere Maione, un po' collega inappuntabile, un po' padre premuroso per il Commissario che lo ha aiutato in un momento difficile. E poi c'è Garzo, il Vicequestore, l'opportunista che non vuole altro che ottenere una promozione per starsene tranquillo in un piccola questura che non procura guai. Il fatto, però, che Ricciardi abbia un suo metodo di lavoro poco legato all'asservimento, porta Garzo alla scarsa sopportazione nei suoi confronti.
Il quadro che ci delinea De Giovanni nel suo romanzo è quello di un uomo che ha tutto sotto controllo, nella sua vita normale e l'unico elemento che non può controllare è il Fatto che arriva all'improvviso, lo tormenta, lo affatica, lo addolora.

"Il punto è che sono te sono testimone, giorno per giorno, del dolore che volontariamente le persone infliggono ad altre persone. Mi è difficile pensare all'amore se non come al principale movente dei delitti; credetemi, padre: se non è l'amore è la fame e in quel caso è più semplice. La fame è comprensibile, vi si risale facilmente. E' diretta, immediata. L'amore no, l'amore ha altre vie". ".

Ho adorato il Commissario Ricciardi e il suo universo. De Giovanni riesce ad utilizzare la scrittura in modo così evocativo da dare la possibilità ad ognuno di noi di figurarci davanti tutti i personaggi, dai principali a quelli secondari. Tutto è descritto come se l'autore volesse metterci, non solo a conoscenza dei fatti e di chi ne fa parte, ma anche a nostro agio, realizzando un mondo e una ambientazione consona al lettore. 
Mi è piaciuto il modo in cui la narrazione unisce e mescola tra loro due mondi opposti, la ricchezza del Teatro d'opera con la povertà dei quartieri suburbani della città. I personaggi sono tutti caratterizzati in modo tale da evidenziarne tutti i lati, pregi e difetti, rendendoli reali e concreti ai nostri occhi. 
La scelta di unire realtà e una particolare sensibilità verso chi non c'è più, ma cerca ancora di mantenere un legame con la terra in cui ha vissuto.
E il vento, che caratterizza l'inverno del Commissario ma che io ho associato anche al tormento delle anime che incontra durante il suo cammino e che ogni sera si placa quando si affaccia alla finestra da un'aurea romantica a questo scontroso e intenso personaggio.
Insomma, un libro che mi ha catturato per le descrizioni dei luoghi, dei protagonisti, della storia e dello stile utilizzato e che consiglio a tutti coloro che amano i gialli e che, pur non essendo mai stati a Napoli vogliono conoscerne qualcosa.

Fatemi sapere se avete letto questo libro o la serie intera, se avete letto altro di questo autore e se si che cosa ne avete pensato. 
Vi mando un abbraccio e ci rileggiamo presto, fate bellissime letture!!!

05 giugno 2017

TBR #8... OVVERO TENTIAMO DI DARCI UN ORDINE DI LETTURE... GIUGNO 2017

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!


Giugno è ormai arrivato, l'estate è alle porte e la voglia di prendere decisioni di letture mi sta abbandonando lentamente per lasciare spazio al dolce far niente che le temperature estive comportano. Ma diciamo che un'idea di quello che leggerò me la sono fatta comunque, visto che delle letture programmate che già ho scelto ci sono. Ve le mostro nel post dopo avervi fatto, come sempre, un mini recap sulla TBR di Maggio

Sono riuscita a completare la TBR che mi ero prefissata, certo, con una ci sono andata un po' con la vittoria in tasca, ma avendone lasciato più della metà in sospeso ho finito per considerarlo come un libro intero da leggere. ma vediamo un po'.


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Partiamo proprio da RUMORE BIANCO di DON DELILLO. Un libro che ho letto per curiosità e che si è rivelato interessante, si, ma non particolarmente soddisfacente per i miei gusti.
Un libro che rispecchia lo stile letterario scelto dall'autore, ovvero quello di utilizzare la realtà per fare satira sociale, in questo caso contro il consumismo e la scarsa attenzione alla preparazione culturale della classe insegnanti e non solo.
Un libro che ho fatto molta fatica a portare avanti perché ho trovato uno stile che non mi è piaciuto molto, l'ho definito "americano" nella recensione, e mi irrita ogni volta che me lo ritrovo anche nei film o nelle serie tv. 












Seconda lettura della TBR mensile è stata IL GIORNO PRIMA DELLA FELICITA' di ERRI DE LUCA. Un libro di cui non conoscevo l'esistenza e che mi ha lasciato curitosità verso questo scrittore, sebbene la storia non mi abbia fatto impazzire. Un episodio della storia della città di Napoli viene preso in considerazione per favorire la crescita di un giovane orfano che si sta affacciando alla vita. Una storia di formazione per il ragazzo, la cui vita non gli ha permesso di scegliere nulla e, allo stesso tempo, la storia di una città che conosce i propri difetti e cerca di superarli pur essendo una operazione difficile.










Ultimo libro della TBR  di Maggio è stato MERLINO. LA MAGIA DI STONEHENGE di LUISA MATTIA. Ultimo volume della trilogia dedicata alla figura del giovane Merlino. Purtroppo ho riposto delle aspettative che non sono state soddisfatte a pieno, nonostante questa non sia una trilogia da buttare via.
La storia è un po' banale e prevedibile rispetto agli altri due volumi e sicuramente mi aspettavo un approfondimento maggiore di alcuni elementi della storia, oltre che una crescita maggiore del personaggio Merlino.
Insomma una lettura piacevole ma non particolarmente entusiasmante.








Come avrete avuto modo di notare dai brevi trafiletti che accompagnano le foto, le letture scelte a Maggio non sono state tutta questa soddisfazione per me. Per fortuna ne ho fatte altre che mi sono piaciute molto di più e che hanno compensato la delusione di alcune di loro (vi lascio il link al post di Recap mensile, così vi farete un'idea).
Ma adesso passiamo alle letture che ho intenzione di portare a termine per il mese di GIUGNO  2017:







Anche per questo mese inserisco in TBR un romanzo che mi sto trascinando ormai da due settimane, ho fatto un progresso di venti pagine da quando ve ne ho già parlato e la cosa non migliora affatto, non mi sta prendendo. Lo scopo del mese di Giugno è quindi quello di finire la lettura di PANE, COSE E CAPPUCCINO DAL FORNAI DI ELMWOOD SPRINGS di FANNIE FLAGG!














Questo secondo libro è una rilettura che devo fare per una delle sfide cui sto partecipando, ma è un libro molto bello che merita una menzione speciale, sto parlando de IL GIARDINO DEGLI OLEANDRI di ROSA VENTRELLA. Una storia familiare che parla di donne forti che affrontano situazioni più o meno difficili.
Uno dei miei libri preferiti e sono molto contenta di avere l'opportunità di poterne parlare :-)













Ultima lettura del mese è quella che stiamo facendo con il GRUPPO DI LETTURA GLI SNIFFA- INCHIOSTRO.
Libro diventato introvabile e che so che stanno ristampando, infatti proprio per questo è diventato l'oggetto del gruppo.
IL CIRCO DELLA NOTTE di ERIN MORGENSTERN è un libro di cui non so nulla a parte il fatto che si parli di circo, e di cui non voglio sapere nulla fino a quando non inizierò a leggerlo, anzi avrei già dovuto concludere la prima parte, in realtà... Vabbè, dettagli ;-) Spero si tratti di una bella lettura, vi farò sapere sicuramente come andrà!
Se volete unirvi a noi vi basterà cliccare sul banner e seguire le istruzioni del post :-)





Bene amici Viaggialettori queste sono le letture che cercherò di affrontare per il mese di Giugno, sono curiosa di sapere quali letture avete in programma o intenzione di affrontare per questo mese, fatemelo sapere qui sotto con un commento.
Vi saluto, vi mando un grande abbraccio e vi auguro di fare bellissime letture!!!

02 giugno 2017

RECENSIONE "MERLINO. LA MAGIA DI STONEHENGE" di LUISA MATTIA

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Dopo tanto tempo sono giunta, finalmente, a scrivere la recensione dell'ultimo volume della trilogia dedicata alla figura del giovane Merlino. Trilogia che mi aveva colpito molto e che alla fine si è rivelata essere un po' deludente. Vi racconto tutto nel post, cercando di non anticiparvi poi molto della storia. Buona lettura!!!







TRAMA: Merlino ed Enid tornano a Demezia, ma la loro euforia viene subito spenta dalla presenza di Ektor, marito della madre di Merlino, che, per tenere sotto controllo il Regno, ha preso il posto del defunto re Deer. Merlino, legittimo erede, deve fare i conti con Ektor e con la sua prepotenza di usurpatore.



Titolo: Merlino. La magia di Stonehenge
Autore: Luisa Mattia
Casa Editrice: Giunti
Anno: 2011
Pag: 320
Prezzo: 8,90 euro 





VALUTAZIONE:


Eccoci giunti all'ultima tappa della storia del giovane Merlino attraverso una trilogia che, secondo me, è partita molto bene ed è andata scemando nell'ultimo volume, purtroppo.
In questo terzo volume incontriamo un Merlino diciottenne che deve affrontare situazioni, a volte, anche molto più grandi di lui. Anche se poi, pensandoci, a 18 anni nel 400 i ragazzi erano già considerati adulti fatti e formati, ecco.

Diciamo che qui troviamo un Merlino cui vengono gettati addosso tanti eventi e sentimenti nuovi tutti insieme e che probabilmente l'autrice avrebbe dovuto diluire meglio o comunque articolare di più a livello di trama,ecco. Per questo motivo la mia votazione non è stata una sufficienza piena come per gli altri volumi.

Continua la storia tra Enid e Merlino, ma il tutto viene messo alla prova dagli eventi che la morte del Re Deer ha provocato nel Regno di Demezia. La narrazione, infatti, segue diversi filoni narrativi: la storia di Merlino e della riconquista del Regno di Demezia, la storia di Merlino ed Enid come promessi sposi e quella di Uther Pendragon, il Sassone che vuole riunire le terre conquistate precedentemente dal padre e che, alla morte di lui, sono state divise tra vari regnanti.

Se inizialmente pensavo che Uther fosse il personaggio più intrigante di questo volume, alla fine tutte le mie aspettative sono state deluse. Tutti i filoni narrativi si riducono alla banalità di storielle. Un volume che, purtroppo ha abbassato di molto il livello narrativo che stava potenzialmente costruendo, pur rimanendo alto il livello stilistico che è comunque una nota positiva nella delusione del resto.
Come ho detto,  gli eventi sono tutti prevedibili, e la storia di Merlino che deve riconquistare il Regno è una sorta di ossessione che accompagna tutti gli altri filoni narrativi. Ora non posso stare qui a raccontarvi il perché e il per come io abbia detto questa cosa, ma fidatevi.
Ho trovato la narrazione molto lenta, allungata con dettagli a volte superflui, e sinceramente mi aspettavo qualcosa di più approfondito dei temi che vengono trattati.
Merlino conosce la rabbia, il tradimento e la vendetta che sono sentimenti molto importanti e anche lontani dall'immagine che tutti si possono essere fatti del grande Mago.
Ma è anche attraverso questi episodi che poi il nostro stesso protagonista finisce per scegliere una strada diversa.

Insomma, nel complesso non posso dire che si sia trattato di una trilogia malvagia o che non rileggerei per niente al mondo. E' una storia che ha i suoi lati positivi e negativi e sicuramente adatta per tutti coloro che amano il mondo della magia della natura e delle avventure. I primi due volumi sono stati molto più avvincenti e per questo sono rimasta delusa dalla frettolosità di questo ultimo volume che forse, proprio perché conclusivo, avrebbe potuto darci qualcosa di più. Questa ovviamente è una mia opinione personale, come al solito. 
Non c'è stato un personaggio che ha spiccato sugli altri e quelli che avrebbero dovuto fare la differenza sono rimasti nell'ombra o quasi. Insomma una lettura da cui mi aspettavo molto di più e che non è riuscita, a mio avviso, a dare una degna conclusione alla saga che stava crescendo.

Nonostante la mia opinione negativa, per questo volume, non mi sento di sconsigliare la trilogia perché comunque i primi due volumi li ho apprezzati (Merlino. il destino di un giovane mago e Merlino. Il cerchio del futuro). Sappiate, però, che l'ultimo volume mi ha lasciato con l'amaro in bocca, poi fate voi, ecco.

Bene lettori, ho cercato di essere sintetica e di raccontarvi quale è stata la mia avventura con Merlino. Spero che vi sia piaciuta la recensione. Fatemi sapere se avete letto questo libro o se avete letto la trilogia e cosa ne pensate in proposito.
Io vado a preparare altri post che sono indietrissimo, ci rileggiamo presto, un abbraccio!!!

01 giugno 2017

RECENSIONE "UNA VALIGIA PIENA DI SOGNI" di PAULLINA SIMONS

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Dopo aver superato noia, nervosismo, antipatia e manie omicide posso dire di aver finalmente concluso la lettura di questo libro che dire brutto è dire poco. Se salvo 50 pagine è veramente un miracolo su 500 di cui è composto. Vi racconto tutto nel post, BUONA LETTURA!!!


TRAMA: Hannah e Chloe hanno un sogno, quello di fare un viaggio a Barcellona prima di andare al college. Quando arriva il momento della partenza, però, sorgono alcuni problemi: i loro fidanzati storici si intromettono e i genitori di Chloe si rifiutano di darle in consenso per il passaporto. Interviene così la nonna di Chloe, Moody, che le propone un viaggio alternativo che avrebbe portato i quattro ragazzi in Europa attraverso le tappe di un viaggio che sarà, per loro, fonte di conoscenza storica, familiare e personale.

Titolo: Una valigia piena di sogni
Autore: Paullina Simons
Casa Editrice: Harper Collins
Anno: 2016
Pag: 524
Prezzo: 14,90 euro



VALUTAZIONE:



Mi stavo quasi preoccupando del fatto che di tanti letture che sto facendo non ce ne fosse più nessuna su cui poter sfogare il mio veleno di lettrice, ed invece, quando meno te lo aspetti ecco che l'occasione si è presentata. Nonostante tutto diciamo che, il lato positivo, è che mi ha permesso di spuntare una nuova parola alla THE HUNTING WORD CHALLENGE cioè VALIGIA.

Della Simons ho sempre sentito parlare bene per la trilogia del CAVALIERE D'INVERNO che non ho letto e non so se lo farò mai a questo punto, nonostante tutti dicono che si tratti di una bella storia. 
Bene, quella raccontata in questo libro non lo è affatto, o meglio, a non essermi piaciuto è il modo in cui la storia è stata raccontata.
Un libro di oltre 500 pagine costruito, per la maggior parte, su pagine inutili, prive di contenuto e assolutamente noiose su scaramucce, discorsi privi di senso che sembrano essere fatti da bambini (i cui discorsi hanno, in realtà, tutta una loro logica) e che non fanno altro che montare, nel lettore, una antipatia accecante nei confronti di tutti i protagonisti.

Hannah e Chloe sono due amiche, almeno dicono di esserlo, che non fanno altro che buon viso a cattivo gioco, si cercano e poi appena una delle due si allontana si parlano alle spalle, si nascondono le cose, ma poi all'apparenza si amano follemente. 
Hannah è una mezza schizzata che non sopporta il suo fidanzato e lo tradisce bellamente con un uomo più vecchio, di tanto, di lei. Chloe sta con Mason, ma non si fida affatto di lui e del suo essere gentile nei suoi confronti, quasi da apatia patologia, ma poi appena c'è una festa e lo vede che parla con le cheerleader finisce con l'accorgersi che forse qualcosa tra loro non va, ma continuano a portare avanti la loro relazione perché SI AMANO e lui non le farebbe mai del male. MAh!!!
Passiamo a questi due baldi giovanotti, Blake mi sembra un pesce fuor d'acqua in mezzo a tutti e tre gli altri personaggi, è appassionato, curioso, cerca di sollevare il morale a tutti e di far vedere le cose in maniera positiva. Un personaggio che non si capisce molto bene, alcuni dei suoi comportamenti sono ambigui per quasi tutto il romanzo, sebbene una mezza idea il lettore arriva pure a farsela, ovviamente. Mason è quello che o rompe le scatole per ogni cosa, come fa Hannah, che potrei quasi definire la sua versione femminile, o è completamente apatico nei confronti di qualunque cosa. Della fidanzata, del viaggio che può essere fatto anche a Timbuctu e che per lui non cambierebbe assolutamente nulla. Insomma un personaggio che non mi è piaciuto per niente, forse meno di tutti gli altri, che comunque non splendono affatto ai miei occhi. 
Ma adesso il pezzo forte, parliamo di Johnny Rainbow, un nome che è tutto un programma, un personaggio che sembra essere una sorta di McGyver che risolve ogni tipo di problema, anche quelli che procura lui stesso. Un personaggio che sembra aver avuto tutte le esperienze di questo mondo e che, a soli 19 anni, sembra averne vissuti quanti Matusalemme. Insomma, diciamocelo, questo suo conoscere ogni cosa del mondo e dei ragazzi che ha davanti solo da due giorni mi sembra un po' troppo al di sopra della vita reale. 
Ho capito che in un romanzo si va anche  giocare con i ruoli dei personaggi, ma renderli un pochino più realistici magari non guasterebbe. E poi, se proprio ci stiamo lavorando, anche un po' meno lamentosi!

Le cinquecento e rotte pagine che compongono questo interminabile romanzo non sono altro che una continua lamentela su ogni cosa, piccola o grande, che sfortunatamente si trova sullo stesso cammino di questi quattro ragazzi. Nella parte centrale seguiamo le vicende dei ragazzi attraverso dei diari nei quali ognuno scrive le esperienze che stanno vivendo, e lì, vi assicuro che le risate si fanno e belle grosse. Non c'è un solo momento in cui ragazzi di 18 anni si divertono, ridono felici, si godono quello che stanno vivendo, MAI! Una depressione continua che veramente non vorrete fare altro che buttare in aria il libro (o l'e-reader come nel mio caso). E' una storia talmente assurda che non riesco a non dire cose brutte su questo romanzo.
Ci provo, anche se c'è comunque una cosa che non va...
Ad un certo punto del loro viaggio i ragazzi vanno a visitare alcuni dei luoghi della deportazione, Treblinka e Majdanek. Il racconto che Johnny (versione guida turistica, perché sì McGyver risolve tutto) fa è davvero una parte che potrebbe salvare il romanzo, purtroppo anche qui le lamentele stupide ed inutili dei ragazzi si uniscono a quelle di un gruppo di vacanzieri over 60 che si comportano allo stesso modo dei protagonisti. Si lamentano perché a Treblinka non c'è niente da vedere, perché non vogliono passare tra i boschi, e voi lettori starete li che smaniate pensando E BASTAAAAA!!! 

Insomma lettori, una esperienza che non vi augurerei per niente al mondo, ve ne sto parlando perché è una lettura che ho fatto, ma vi garantisco che se non la farete vivrete i vostri giorni con meno rodimenti di fegato!
Purtroppo pensavo si trattasse di una lettura meno stupida, per quanto non sia tra i miei generi preferiti, però, ci sono troppi comportamenti talmente assurdi che non si può andare avanti alla cieca. Ne ho ultimato la lettura perché non mi andava di abbandonarla, ma è stata veramente dura, considerate che lo sto leggendo da un mese, e ho detto tutto!

Mi dispiace per la lunghezza di questo sproloquio interminabile, ma dovevo per forza parlare con voi dell'assurdità di questo libro. Sicuramente non leggerò altro della Simons, almeno per ora, l'esperienza non è stata delle migliori quindi niente da fare!!!
Bene amici Viaggialettori, fatemi sapere se avete incontrato questi soggetti nella vostra strada di lettori e se si cosa ne avete pensato di questo libro, concordate con me o sono io una pazza???
Fatemi sapere nei commenti, io nel frattempo vi saluto, vi mando un abbraccio e vi auguro di fare tantissime e bellissime letture!!! A presto!!!