venerdì 27 aprile 2018

RECENSIONE "LA MASSERIA DELLE ALLODOLE" di ANTONIA ARSLAN

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!


Come state amici? E' arrivato un accenno di estate dalle mie parti e la voglia di fare comincia a scarseggiare... ma cerco di mantenere la lettura come punto fermo :-)

Il libro di cui vi parlo oggi è il primo della tripletta che leggerò per questo mese per la TUTTI AD HOGWARTS CON LE 3 CIAMBELLE rispondente all'obiettivo di LEGGERE UN LIBRO IL CUI TITOLO INIZI PER M.
Un romanzo che regalai a mia madre qualche anno fa e che avevo già intenzione di leggere quest'anno, con la sfida ho anticipato i tempi, ecco.
Vi racconto come è stata la mia esperienza con questo libro nel post, buona lettura!!!




TRAMA: Il  24 Aprile 1915 è un giorno buio per il popolo Armeno, il giorno in cui ha inizio il primo genocidio del ventesimo secolo. Al grido di "La Turchia ai Turchi" ogni persona di origine armena venne trucidata e costretta a delle lunghe camminate nei terreni desertici dell'Anatolia.

La masseria dell Allodole è il simbolo di quanto successe in quegli anni e l'inizio di quella diaspora che ha portato gli armeni a disperdersi nel mondo.



Titolo: La masseria delle allodole

Autore: Antonia Arslan
Casa Editrice: Bur
Anno: 2015 (Ristampa)
Pag: 233
Prezzo: 15,00 Euro





VALUTAZIONE:




E' sempre difficile dare un giudizio a libri che trattano argomenti difficili come questo. Ma nel momento in cui si sceglie di leggere e di pubblicare le proprie opinioni, arriva anche il momento in cui si deve dare un voto alla lettura che si è fatta.
Sicuramente non c'è voto che possa essere dato dal punto di vista umano, ma cercherò, nonostante tutto, di dirvi cosa ne ho pensato di questa scrittura.
Un romanzo che è autobiografico e di testimonianza di quanto successe ad una delle famiglie Armene, quella della autrice, appunto, durante gli anni di quello che passerà alla storia come genocidio degli Armeni.

La narrazione inizia con il presentarci una cultura che, io personalmente, non conoscevo. Un popolo sempre in festa, allegro, ricco di tradizioni canore, religiose, culinarie, ricche di quel senso di appartenenza alla propria patria, alle proprie radici, sebbene lontane.
Una famiglia, quella di Sempad e Shushanig, piena di donne e bambini che scorrazzano per il cortile o tra le gambe delle donne tutte intente a preparare il pranzo di Pasqua.
Una famiglia come tante, si direbbe, una famiglia rispettata per la generosità che Sempad, il farmacista del paese, mostra non solo nei confronti di tutti quelli che entrano nella sua bottega, ma anche nei confronti di chi ha bisogno.
Un paese multiculturale quello che ci mostra la Arslan nelle prime pagine del romanzo, di cui non ci dice il nome, però, abitato da curdi, armeni, turchi, greci che convivono pacificamente l'uno con l'altro, fino a quando i Turchi, all'affacciarsi del sentore della Prima Guerra Mondiale, decidono di riprendersi ciò che è loro, dimenticando la natura gioviale di chi ha convissuto con loro fino al giorno precedente.
Tutto arriva all'improvviso, velocemente, inaspettato, incredibilmente, il Kaimakan del luogo (Una sorta di capo militare) ordina di riunire tutti i capofamiglia per ucciderli. 
Il terrore comincia a diffondersi tra le strade e tutto precipita.

Le pagine del libro sono tutto uno scorrere veloce degli eventi, un precipitare continuo dentro la bestialità umana che ad ogni pagina si dimostra sempre più crudele e imperante.
Un romanzo struggente, indubbiamente, a prescindere dal piacere o meno che si ha di leggerlo. Personaggi che in poche pagine ti fanno affezionare a loro e per i quali si soffre ad ogni sopruso.
Antonia Arslan ha avuto coraggio nel voler ripercorrere una pagina così dolorosa della sua famiglia, una storia, la sua, come di tutto il popolo armeno, che non ha avuto molto clamore rispetto al più noto eccidio degli ebrei, ma è altrettanto cruento il modo in cui sia cercato di mettere fine a questo popolo.

Il romanzo, seppur breve, è intenso, doloroso. La Arslan non si risparmia nelle descrizioni delle torture e uccisioni che vengono condotte dai soldati turchi e lo fa con un linguaggio asciutto, diretto, che non lascia spazio alla pena, al dolore. Il lettore è spinto proprio da questa "facilità" nella lettura a procedere per vedere che fine farà il resto della famiglia.
Un romanzo che celebra il coraggio delle donne di portare avanti la famiglia con dignità, nonostante le sofferenze, le difficoltà, i soprusi.
Dal punto di vista della storia, si può dire che non c'è nulla di bello in questa vicenda, mi spiego meglio. Non si può parlare di un romanzo del genere ed essere felici di averlo letto come se fosse una storia di intrattenimento.
Ci troviamo davanti ad una pagina terribile della storia mondiale e questo basta per dare a me, quantomeno, la giusta motivazione per leggere un libro del genere: conoscere ciò che è stato.

Dal punto di vista narrativo e di intrattenimento, è sicuramente un romanzo che tira un bel pugno nello stomaco e ti lascia con una grande tristezza interiore che rimane per giorni.
I personaggi sono tutti così reali e ben caratterizzati che non puoi non renderli parte della vita quotidiana. La Arlsan riesce a farti vedere quello che succede, le immagini della cucina e della preparazione del pasto di Pasqua, il funerale che apre il romanzo, e poi la strage e le sofferenze successive, sono vivide. 
Il caldo, la sete, la paura sono tutte sensazioni tangibili che non mi hanno permesso di allontanarmi troppo dalle pagine del libro.

Se da una parte c'è, quindi, la volontà di dare spazio ad un evento così poco noto, dall'altra, anche la necessità di rendere giustizia ad un popolo che, a causa di questi eventi ha perso la propria patria, ha perso la possibilità di vivere il proprio territorio costringendoli a dover trovare radici in terre straniere e lontane dal resto della famiglia.
Un romanzo ricco di cose belle e brutte, di speranza, di forza femminile, di voglia di farcela e di ricostruire.
Un romanzo che cattura e che senza giri di parole racconta quello che è stato, non pensando alla reazione di chi possa leggerlo o alla necessità di dover addolcire l'accaduto.
Un narratore onnisciente che a volte dà fastidio per la sua presenza, soprattutto quando parla di ciò che accadrà. Un elemento che, devo dire, non mi ha fatto impazzire e che non mi ha permesso di dare voto pieno, sebbene 4/5 non sia male come votazione per i miei standard.

Lo consiglio? Sicuramente a chi ha interesse per questi argomenti, a chi ama la storia, chi non ha problemi nel leggere storie di questo tipo.
Un romanzo che insegna e che ci permettere di conoscere una parte della storia che viene messa da parte troppo spesso.

Fatemi sapere se avete letto questo libro, se conoscete l'autrice, se avete letto altro di suo, io vi auguro di passare un buon Weekend, di leggere tante belle storie e di fare tantissimi viaggi tra le pagine dei vostri libri... A presto e buone letture!!!

4 commenti:

  1. Ciao! Il romanzo che hai recensito oggi è davvero importante, ma anche, credo, impegnativo da leggere... Ricordo di aver visto il film, un bel pugno allo stomaco!

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    1. Ciao :-) Anche io vidi il film tempo fa ed è stato davvero difficile da digerire, allo stesso modo del libro... o forse il libro di più :-)

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  2. Brava, una lettura difficile di cui hai saputo trasmettere le emozioni.

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    1. Grazie mille Susanna, è un piacere sapere di aver raggiunto lo scopo :-)

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