Visualizzazione post con etichetta Liberamente Libri. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Liberamente Libri. Mostra tutti i post

05 gennaio 2021

LIBERAMENTE LIBRI... MINIMUM FAX

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Siamo ormai giunti al 2021 un anno che abbiamo caricato di enormi aspettative e chissà se riuscirà a raggiungerle tutte o ci lascerà qualche strascico. Per molti sarà un anno di grandi cambiamenti, o almeno si cerca di recuperarne qualcuno di quelli che si sarebbero dovuti fare nel 2020. Vi auguro che questo sia davvero l'anno della svolta per tutti coloro che hanno riposto tanta fiducia in lui, compresa me stessa!

Ma torniamo all'argomento del blog, i libri, oggi voglio raccontarvi la mia esperienza di lettura con Minimum Fax, una casa editrice di cui, per adesso, ho letto solamente un altro libro oltre a quello di cui vi parlerò oggi. Chiaramente ancora non ho ben capito se le sue pubblicazioni possano essere nelle mie corde, ma cercherò di leggere ancora qualcosa per capirlo.

Bene adesso vi lascio al post e alla scoperta del libro di oggi... BUONA LETTURA!!!


COUNTRY DARK

di 

CHRIS OFFUTT



Trama: Tucker torna dalla guerra di Corea profondamente segnato. Una guerra piena di violenza, di orrori, una guerra nella quale si è combattuto brutalmente per tornare vivi. Tucker è tornato e per allontanarsi da quei ricordi cerca di crearsi un futuro stabile e tranquillo nel Kentucky, sua terra d'origine. Pur riuscendoci, dopo un po' di tempo qualcosa va storto...

Titolo: Country Dark
Autore: Chris Offutt
Casa Editrice: Minimum Fax
Anno: 2018
Pag: 235
Prezzo: 18.00 euro


Cosa Ne Penso...


Vi è mai capitato di aver visto un libro e senza saperne nulla vi convincete, in un certo qual modo, che quello scrittore fa al caso vostro? Bhé è successo così con Chris Offutt e questo romanzo.
Devo ammettere che, però, le grandi aspettative che avevo hanno finito con il rendermi un po' fredda la lettura, al punto da apprezzarlo solamente adesso, che è passato un bel po' di tempo.

COUNTRY DARK è la storia di un ragazzo di 19 anni che dopo aver combattuto la guerra di Corea torna nella sua America per cercare di farsi una vita normale e priva di tutto l'orrore che ha caratterizzato quell'evento.
Siamo nel 1954 e Tucker cammina, senza meta, il solo obiettivo è trovare una vita che possa andargli bene. E' durante il suo cammino che incontra Rhonda, quella che diventerà sua moglie.
E' tra la tenerezza di questi due adolescenti e la necessità di sopravvivere che si articola tutto il romanzo.
Tucker ha la necessità di trovare un lavoro e finisce con il fare il contrabbandiere di alcolici, un lavoro che gli garantisce una stabilità economica e la possibilità di crearsi una famiglia più numerosa.
Quando tutto sembra andare nella norma la vita mette i coniugi alle prese con delle avversità di cui, però, non mi sembra il caso di parlarvi altrimenti queste 200 pagine di romanzo ve le racconto tutte.

La storia che ci racconta Offutt è molto particolare, più per il modo in cui ce la racconta che per quello che succede. E' sicuramente una realtà difficile e piena di difficoltà con le quali noi lettori dobbiamo fare i conti per digerirle e continuare la lettura.
Ci troviamo davanti a due protagonisti che nonostante giochino a fare gli adulti sono ancora giovanissimi e questo, conoscendo quello che gli succede, porta inevitabilmente a guardarli con affetto e commozione.

Rhonda è una donna che si pone come scopo quello di rendere suo marito e i suoi figli felici, ma ci sono dei momenti in cui non ha le forze per farlo, ritorna ad essere una bambina che fa tenerezza soprattutto per la sua impotenza. Tucker dal canto suo fa di tutto pur di non far mancare nulla ai suoi familiari e veramente arriva a fare di tutto.

Country Dark è una storia triste, devo avvertirvi, non c'è una pagina in cui non mi sono ritrovata a pensare di voler aiutare Rhonda e i bambini, non c'è stato momento in cui non mi sia domandata perché Tucker non abbia cercato altro per migliorare la loro vita. 

Offutt ha una scrittura asciuttissima, quasi asettica, ma nonostante questo la storia finisce con il coinvolgere proprio per questa sua caratteristica. Leggiamo i fatti nudi e crudi che vanno a scontrarsi con dei momenti di incredibile tenerezza.

Pur non dimostrando palesemente gli effetti che la guerra ha provocato in lui, Tucker ne è segnato e il suo ritrovarsi a parlare con un figlio che non può rispondergli diventa il suo sfogatoio, diventa la sua "cura" in un certo senso. Così come le gravidanze diventano per Rhonda un modo di mantenere a sé quel marito che non c'e molto spesso.
La storia di Rhonda e Tucker è dolcissima nonostante sia costellata di profondi dolori ed è chiaro come Rhonda e i bambini siano per lui l'unico elemento in grado di fargli reggere ogni tipo di prova.


VOTAZIONE:



Leggere la storia di questi due ragazzi è stato davvero commovente, vederli lottare per mantenere la famiglia unita, vedere Tucker trovare il modo per non cadere in un baratro inevitabile, accompagnare i bambini in un mondo che già da così piccolo sono costretti a dover combattere.
E' un romanzo che lascia un grande senso di malinconia ma allo stesso tempo è uno spaccato di vita che seppure non mi è risultato il capolavoro assoluto, ha comunque lasciato qualcosa di positivo al suo ricordo. Un romanzo che consiglio se, chiaramente, vi piacciono le storie che non sono affatto tutte rose e fiori, se vi piacciono le storie drammatiche.

Fatemi sapere se lo avete letto, se conoscete l'autore e se avete letto qualche altra cosa di suo.
Vi mando un grande abbraccio e vi auguro di fare delle bellissime letture! A PRESTO!!!

16 dicembre 2020

LIBERAMENTE LIBRI... NERI POZZA

SALVE A TUTTI VIGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Come stanno andando le vostre letture in questo periodo prefestivo? Io sto davvero faticando a trovare la lettura ideale. E' già dal mese di Novembre che mi arrabatto tra libri carino e decenti senza avere tra le mani la storia giusta al momento giusto, non sto parlando di Gideon che comunque è stata una eccezione. Parlo dei libri che di solito leggo e che, purtroppo, non mi stanno convincendo a pieno. E' successo anche a voi?

Con il post di oggi, comunque, voglio raccontarvi la mia esperienza di lettura con un altro libro uscito quest'anno e che devo ammettere di aver letto poco tempo dopo la sua uscita e ancora non ve ne avevo parlato. Ci saranno degli spoiler parziali che mi permetteranno di rendere più comprensibile il discorso che sto facendo, vi chiedo scusa in anticipo per questo. Vi lascio al post e alla scoperta del titolo in questione, BUONA LETTURA!


VARDO DOPO LA TEMPESTA

di 

KIRAN MILLWOOD HARGRAVE




Trama: Nel 1617 una violenta tempesta si abbatte su Vardo, paesino della costa Norvegese. Un evento normale, per chi vive nel mare, se non fosse che in quella tempesta tutta la popolazione maschile del villaggio viene decimata lasciando mogli, madri, figlie e sorelle completamente in balia degli eventi.

Titolo: Vardo dopo la tempesta
Autrice: Kiren Millwood Hargrave
Casa Editrice: Neri Pozza
Anno: 2020
Pag: 348
Prezzo: 18.00 euro


Cosa Ne Penso...

Sicuramente leggendo questo post penserete che io abbia le idee un po' confuse, e forse per un certo senso è così. Quando ho letto questo libro, ormai 5 mesi fa, ho scritto di getto tutte le sensazioni che mi aveva suscitato leggerlo. Avevo a mente ogni dettaglio da salvare e tutto quello che non mi era andato giù. Avevo tracciato in maniera logica quello che avevo percepito dal racconto traendone gli elementi  per me importanti da evidenziare. Bene, direte voi, adesso non è più così? 
Solitamente scrivendo al pc non faccio la copia di quanto ho scritto appena terminato la lettura, passando del tempo, nella maggior parte dei casi, mi ritrovo spesso a cambiare idea, ad aggiungere particolari su cui o ripensato in un secondo momento e a creare un articolo che, il più delle volte, mi sembra più vicino alla mia idea del romanzo.
Questa volta, devo ammetterlo, sono rimasta molto vicino alla mia idea iniziale e spero, con questo, di non inimicarmi le persone che invece lo hanno adorato, ma per me non è stato così.

Ci troviamo a Vardo nel 1617 e una tempesta forse provocata da una balena enorme, trascina in un vortice mortale tutti i pescatori del villaggio lasciando le donne orfane e vedove della loro presenza. E' chiaramente una storia tutta la femminile quella che viene delineata attraverso le pagine di questo romanzo.

Per le donne di Vardo la pesca significa sopravvivenza e alla morte degli uomini tutte cadono nel panico e nella paura di non potercela fare. Seguiamo, così, le diverse reazioni di ognuna di loro ma sono soprattutto due le donne che seguiamo più da vicino, Maren e Kirsten. Figlia, sorella e futura sposa la prima, moglie la seconda, le due donna cercano, nonostante il dolore immenso e lo spaesamento, di darsi da fare per cercare di non far cadere il villaggio nella povertà profonda.

Il fatto che un intero villaggio sia gestito da donne non è visto di buon occhio dalla corona inglese, essendo Vardo una sua colonia, la quale decide di inviare lì una sorta di pastore facente funzione di sindaco, gestore delle anime e controllore. Non dimentichiamo il fatto che siamo nel 1600, un secolo di tradimenti, dicerie, false denunce e l'accusa di essere tacciata di stregoneria è dietro l'angolo.

Absalom, il controllore, non arriva da solo a Vardo, porta con se sua moglie, Ursa, una ragazza ingenua, molto attaccata alla sua famiglia d'origine e alla sorella malata, fortemente religiosa e allo stesso tempo "devota" al padre che, per problemi economici non esita a "venderla" al migliore offerente. Ursa in breve tempo diventa la terza importante figura di questo romanzo.

Ma non vorrei parlare più della trama altrimenti vi direi tutto, vorrei adesso soffermarmi su quello che mi ha portato questo romanzo. 
Ci troviamo davanti ad un romanzo storico nel quale, però, la Storia fa da sfondo ad una serie di relazioni più o meno significative che vanno a determinare l'andamento della vicenda.
Attraverso la storie delle protagoniste scopriamo la diversità sociale del villaggio e come le difficoltà e la paura di un controllo dall'alto cambino completamente i comportamenti di tutte. Gli atteggiamenti contrastanti tendono ad acuirsi, le gelosie e le invidie comportano automaticamente l'accusa di stregoneria e i rapporti tra le varie donne finiscono con il modificarsi o evolversi in altre cose che, secondo il mio punto di vista, a volte mi sono risultate inutili, banali e scontate.

Ci troviamo davanti ad una storia che ha delle potenzialità enormi nel raccontare cosa significa essere all'interno di un villaggio in cui il sospetto diventa una presenza quasi fisica talmente diventa pressante. Ci troviamo a leggere pagine e pagine di donne che si autoinfliggono questo dolore e questa rabbia continua pur di farsi vedere ligie al dovere o magari solo per non finire nelle mani dell'Inquisizione religiosa.

Ma allo stesso tempo ci troviamo davanti a due donne che si creano una sorta di mondo parallelo nel quale letteralmente pensano ai fatti loro estraniandosi da tutto il dramma che si trova loro attorno.
Una relazione che, proprio per le parti coinvolte, non porta a nulla di positivo nei confronti di chi viene accusato e neanche nei confronti di tutto l'intero villaggio che può cadere o meno vittima di accuse infamanti per il semplice fatto che sia costituito da sole donne e neanche per loro specifica volontà. 

Nel romanzo c'è anche una figura maschile importante, Absalom, marito di Ursa e colui che ha il compito di indagare sulle donne del villaggio per scoprire se sono streghe oppure no. BENE!
Absalom è tratteggiato come una sorta di diavolo che arriva e sconvolge il villaggio mentre nel suo mondo non è nulla di più di una sorta di briciola. Conseguenza? Cerca di fare il gradasso con sua moglie e da qui ci parte una sorta di nuova linea narrativa ovvero il rapporto tra Absalom e Ursa che prende quasi la metà del romanzo.

La Hargrave attraverso questa storia cerca di metterci davanti ad un mondo in cui vengono sondati gli animi femminili nel loro essere più intimo in relazione ad una catastrofe che non rimane solo legata alla loro realtà, ma si amplia in una storia che è mondiale. La tematica della caccia alle streghe per quanto sia stata indicata come fondamentale nella storia, a mio avviso è stata messa da parte in favore di un sondare maggiormente i rapporti tra le donne e la storia della relazione di Absalom e Ursa.
E poi mi ha dato un po' fastidio il fatto che tutto andasse a ruotare intorno ad una relazione omosessuale che è palese che sia stata messa lì per riempire, sia perché non ne se ne capisce la necessità, sia perché il tutto ha un'evoluzione fulminea che non si ha neanche il tempo di capire cosa stia succedendo e come ci si è arrivati.

In realtà, devo ammettere che mi è piaciuto anche qualcosa di questo libro, l'autrice è riuscita a creare uno stato di tensione crescente attraverso lo sfogliare delle pagine fino ad arrivare ad un punto di tensione massima con l'intervento di Absalom sulla comunità.
Mi è piaciuto anche il modo in cui vengono ricreati gli ambienti e le descrizioni dei personaggi di cui comunque riusciamo a comprendere le sensazioni e le paure.

Insomma, credo che VARDO DOPO LA TEMPESTA sia una lettura bella da fare nonostante io abbia fatto un post in cui vi parlo solo di alcuni dei suoi difetti, dico alcuni perché ce ne sono molti che avrebbero anticipato troppe cose. Trovo che il libro sia scritto bene e che si faccia leggere velocemente, ma non posso dirvi che sia il libro prefetto perché non lo è, a mio avviso, ovviamente.


VOTAZIONE:



Leggere VARDO DOPO LA TEMPESTA per me ha significato fare molte corse sulle montagne russe, ho trovato tanti difetti, ho apprezzato molto le descrizioni che mi hanno permesso di sentire, a volte, l'odore del grasso di renna e delle pelli mal conciate e dell'olio usato per illuminare le stanze. Ho trovato molte cose di cui non ho capito la logica e molte che invece avrei voluto avere delle spiegazioni maggiori e dei riferimenti più incisivi a  livello narrativo.
Nonostante tutto non posso dire che sia un libro brutto, soprattutto perché quando si trovano degli argomenti su cui discutere credo che sia sempre una buona lettura.

Fatemi sapere se avete letto questo romanzo, se vi è piaciuto. Spero di non avervi fatto arrabbiare troppo nel dire i difetti che c'ho trovato, ma fatemi sapere se condividete il mio pensiero o se invece non ho capito nulla.

Vi mando un grande abbraccio e vi auguro di fare delle bellissime letture. A PRESTO!!!

08 dicembre 2020

LIBERAMENTE LIBRI... FAZI EDITORE

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Mi sono resa conto che era da un po' di tempo che non prendevo in mano le mie rubriche, è per questo motivo che in questo mese mi sono organizzata facendo un programmazione che desse un po' di varietà, nonostante vi stia parlando sempre di libri, ovviamente.

Oggi vi racconto le mie impressioni su un libro pubblicato da Fazi editore che, per quanto sia una casa editrice indipendente, sta diventando molto nota per le tante pubblicazioni fatte.

Ma vi lascio al post e alla scoperta del libro di oggi, BUONA LETTURA!


FOSCHIA

di 

ANNA LUISA PIGNATELLI



Trama: Una donna in fin di vita racconta il suo passato di ragazza fragile e incompresa. Un padre egoista, una madre problematica, un fratello apatico e una nuova famiglia con cui convivere.

Titolo: Foschia
Autrice: Anna Luisa Pignatelli
Casa Editrice: Fazi
Anno: 2019
Pag: 206
Prezzo: 16.00 euro


Cosa Ne Penso...


Questo libro mi ha attirato fin dalla sua uscita sebbene io non ne sapessi il motivo ben preciso. 
Il titolo, fin da subito, mi è parso azzeccatissimo e dal momento in cui ci addentriamo nella storia ci ritroviamo catapultati in una atmosfera che fosca è dire poco.

Una donna in fin di vita è la voce narrante di questa storia, una donna ormai adulta con una figlia e che dopo una serie di vicissitudine decide di andarsene dall'Italia per vivere negli Stati Uniti. E' proprio il racconto di queste vicissitudini che vi terrà incollati alle pagine come se vi trovaste davanti ad una narrazione piena di avventure pur non essendo così.

La protagonista, Marta, decide di fare un salto indietro nel tempo e mettersi a nudo raccontando la sua vita di sofferenza e dolore continuo. Figlia di genitori fortemente problematici e sorella di un ragazzo che subisce anche lui questa situazione diventando apatico ed assente in ogni cosa che succede in casa.

Marta ci racconta dei suoi genitori, di come si sono conosciuti, della iniziale passione nata anche dall'amore comune per l'arte, la madre è un'artista e il padre è critico d'arte diventato poi un nome importante del settore.  La vicenda inizia nella Toscana degli anni 50, sua madre e suo padre Lapo decidono di prendere una sorta di magione in campagna all'insegna di una vita libera che la madre cerca di portare avanti alla ricerca continua della giusta ispirazione, nonostante venga costantemente buttata giù dal marito e dalla sua scarsa fiducia in sé.
La situazione non fa che peggiorare quando arrivano i bambini, la madre, infatti, inizia a dare segno di squilibrio mentale, di depressione post partum e la conseguenza di ciò è che i bambini sono abbandonati a se stessi e il marito si crea una serie di relazioni extraconiugali.
Insomma, la vita di Marta non si mostra generosa con lei fin da subito, ma anche lei comincia a sviluppare dei comportamenti che con lo scorrere delle pagine finiscono con il rendersi dubbi.

La foschia di questo romanzo è un elemento perennemente presente nelle pagine, tutta la vicenda è torbida e non nego di aver provato un senso di fastidio e disagio nel momento in cui la sua ossessione per il padre diventa eccessiva.

Le parole della Pignatelli colpiscono in maniera tagliente e diretta, Marta diventa ossessionata dalla necessità di avere una relazione con il padre e questo lo percepiamo in maniera pressante diventando per noi lettori un qualcosa di tangibile e fortemente intenso quasi ci stessimo immedesimando in lei.
L'ossessione di Marta è l'elemento che vi travolgerà e trascinerà nella necessità di capire in che modo andrà a finire la storia e fino a dove la sua ossessione arriverà.

La Pignatelli crea una storia disturbante e disturbata che non so fino a che punto dipenda dal tipo di relazione che c'è tra i due personaggi in questione, non STO DICENDO CHE SIA GIUSTIFICABILE IL COMPORTAMENTO DI MARTA, ATTENZIONE.
Quello che mi ha provocato disagio è proprio la sensazione di trovami nella testa di una persona che, chiaramente, ha dei disturbi e che fino a che non si spinge al limite estremo non riesce a fermarsi, in questo caso una figlia nei confronti del padre ma può essere anche in una situazione non familiare.

Ovviamente c'è anche la figura di Lapo che è un personaggio ODIOSO all'ennesima potenza, un uomo egoista, volubile, menefreghista che fa dei figli di cui non si interessa minimamente. Tutto gira attorno alla sua necessità di egocentrismo di cui si deve nutrire in ogni singolo gesto o decisione che non ha migliorato affatto la situazione.

In poche pagine, che si leggono davvero in un pomeriggio, la Pignatelli finisce con il rendervi inquieti e infastiditi, vi racconta una vicenda torbida nella quale la ricerca ossessiva di un oggetto del desiderio vi accompagna per tutte le pagine fino ad un epilogo che vi lascerà senza parole.


VOTAZIONE:



Foschia è la storia di un disturbo e di una ragazzina che ne è affetta nonostante questo sia la conseguenza di una serie di circostanze decisamente poco felici. 
Una storia che vi lascia con un senso di amarezza e tristezza che non riuscite a comprendere se, come me, avete una famiglia "normale" per quanto si possano definire così le famiglie che non hanno questo tipo di problemi.
E' un romanzo pieno di tematiche importanti quali il disturbo mentale, il rapporto genitori-figli, l'accettazione di cambiamenti legati alla perdita di un genitore, la necessità di crescere da soli senza una guida valida.
Una storia amara, fosca, triste e disturbante, che non so se sia da tutti ma per me è stata davvero una bella esperienza di lettura, immersiva e coinvolgente.

Fatemi sapere se avete letto qualcosa di questa autrice, se conoscevate già Foschia. Spero di non avervi annoiato troppo nella lettura.
Vi mando come sempre un grande abbraccio e vi auguro di fare delle bellissime letture, A PRESTO!!!

28 settembre 2020

LIBERAMENTE LIBRI... SPLEN EDIZIONI

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Voglio cominciare il post di oggi facendovi un piccolo aggiornamento sulla Sfida impossibile che sto facendo, in realtà ho completato quattro libri e un quinto (Il conte di Montecristo) lo sto per terminare il tutto SENZA ACQUISTARE NULLA dalla metà di Agosto... BRAVA ME... Speriamo che duri!

Ma passiamo allo scopo di oggi, vi mostro le mie impressioni su un romanzo che mi è capitato per caso tra le mani quando andando a Più Libri Più Liberi mi sono ritrovata a parlare con un signore della stand della Splen. Più che parlarci è stato un ascolto incantato delle sue storie e trame al punto che avrei preso tutti i volumi di cui mi ha parlato, ma non potevo farlo, dai... Vi lascio al post così scoprirete di che titolo vi parlerò oggi... BUONA LETTURA!!!


L'ALTRA LUNA

di 

IRENE GIUFFFRIDA




Trama: Luna ha un rapporto molto complicato con sua madre e le persone che la circondano. Luna è una ragazza bellissima che "decide" si sfruttare la sua bellezza e non sempre con risultati positivi. Luna ha spesso degli sbalzi d'umore che la portano ad avere delle profonde crisi depressive. Luna ha  dentro di se un'altra Luna.

Titolo: L'altra Luna
Autrice: Irene Giuffrida
Casa Editrice: Splen edizioni
Anno: 2018
Pag: 219
Prezzo: 15.00 euro



Cosa Ne Penso...


"Il tribunale è la metafora esatta dell'anima. Eppure in questo giorno senza sole è soprattutto la cornice che mi tiene in posa. Io, pronta all'istantanea lo sono stata sempre, come le mie labbra rosso fuoco, una gonna troppo stretta spinta giù ad  ogni passo, e i boccoli biondi da arricciare nervosamente tra le dita, come adesso faccio qui, in questa aula grigio fumo dalle pedane malferme, e il pavimento che scricchiola, non meno di questi illogici ragionamenti, ad ogni imporsi malato del mio tacco dodici, nelle sue carni di cemento."


E' così che mi si è presentata Luna, la protagonista di L'ALTRA LUNA una donna provocante, bellissima, il ritratto della sicurezza e della consapevole bellezza del suo corpo. Capace di far girare gli uomini ad ogni passo, capace di rigirare chiunque voglia al proprio volere. 

Poi, leggendo il libro, mi sono resa conto che la bellezza è fine a se stessa, che non rende nessuno immune dalle difficoltà della vita, che anche i belli vengono colpiti dalle tragedie e che ognuno è artefice del proprio destino, o almeno per parte di esso.

Siamo in un paese inventato, Mongio Servino che come dice l'autrice è 

"Una città ferma sulla linea del tempo, che in qualche modo tiene sotto incantesimo i suoi protagonisti, rendendoli ostacoli anacronistici, altezzosi e inquieti. La loro naturalità li rende paradigmi eterni, frammenti di un vetro rotto, le cui schegge esistono sotto pelle in ciascun lettore, producendo altrettante ferite".

 

A Mongio Servino, un luogo in cui tutto sembra appartenere ad un tempo sospeso, abita Luna una ragazza di vent'anni affetta da bipolarismo insorto a seguito di una forte depressione che l'ha portata alla convivenza, in lei, di due lati di una medaglia: Luna e Lunetta. 

Il luogo della narrazione di partenza è quello di un'aula di tribunale nella quale è Luna a prendere la parola e a raccontarci i fatti per come sono andati, non posso dirvi per quale motivo Luna stia testimoniando altrimenti vi anticiperei tutto, ma vi posso assicurare che la rivelazione vi lascerà senza parole.

Come vi dicevo Luna prende la parola e comincia a raccontare la sua vita e soprattutto il suo complesso rapporto con sua madre. Un rapporto marcio fin dal principio e che con il tempo non fa altro che continuare a lacerarsi. Per raccontarci tutto questo l'autrice utilizza un viaggio nella memoria, una sorta di flashback con il quale si da voce a tutti i personaggi.

Il tema principale di questo romanzo diventa, quindi, il complesso rapporto madre-figlia che rende la storia complessa da capire e comprendere. Luna è "costretta" in un rapporto che sente stretto ma allo stesso tempo non riesce a farne a meno. Una costante ostilità, una serie di ripicche, vendette, dispetti e angherie finiscono con l'alimentare questo continuo odio tra le due. 

Vittoria, la madre appunto, ne emerge come una donna insoddisfatta, infelice, alla costante ricerca della giovinezza che invidia in sua figlia, capricciosa come i bambini e continuamente alla ricerca della relazione perfetta. Tutto questo contribuisce alla creazione di un rapporto che è tutto fuorché salutare, sia per Vittoria ma soprattutto per Luna che, oltre a questo patisce anche la mancanza della figura paterna.

Il padre di Luna è una figura molto presente nel romanzo, ma è assente fisicamente al punto da diventare quasi un personaggio leggendario. Luna non conosce suo padre, non sa nulla di lui o della sua storia e questo non ha fatto che aumentare le sue insicurezze.

Un altro tema molto presente nel romanzo è quello della ricchezza. Vittorie e Luna sono sfacciatamente ricche, il denaro diventa un mezzo, per loro, per potere comprare tutto e tutti.


"Che il mondo fosse bizzarro, come gli esseri umani, lo sospettavo già. Ma adesso iniziavo a raccoglierne le prove. Ogni cosa dalla mia prospettiva era capovolta. Si affannavano alla villa perché tutto doveva funzionare. Li disprezzavo, ma solo perché non ero mai stata accolta nel loro piccolo mondo autentico, fatto di concretezze. Il mio era un universo astratto che non sapevo abitare, e che miravo a distruggere. Quantp buona sarei stata dentro le loro case, nei loro abbracci. Ma con noi diventavano statue di cera, riservandoci quella freddezza che ci caratterizzava nel profondo. Poi li vedevo da lontano, tra di loro erano altre persone. Si confidavano a vicenda, erano una vera famiglia. E lo erano contro noi."

 

Nella rappresentazione di questa divisione sociale che viene più volte rimarcata da Luna c'è un momento in cui tutto viene appiattito e reso paritario, ed è da quel momento che Luna comincia a guardare la sua vita in modo diverso e più profondo.

Per quanto mi riguarda devo dirvi che leggere L'ALTRA LUNA è stata una esperienza molto particolare, la storia mi ha rapito fin da subito per la sua particolare attenzione al tema della malattia mentale che, però, non si limita questo offrendo molti spunti di lettura anche nella complessa rete di tematiche e relazioni che la protagonista intesse nel corso della sua vita.

Ne emerge sicuramente il fatto che Luna è una ragazza con problemi seri che cerca in tutti i modi di allontanare da se, ma quello che si nota è anche, purtroppo, il fatto che le persone che la circondano non le offrono una realtà molto più equilibrata. Una instabilità, questa, che va ad intrecciarsi in tutte le pagine della storia oltre che alle sue scelte di vita, relazionali e familiari.

Ad Irene Giuffrida va il plauso di aver saputo sondare e analizzare minuziosamente il mondo del bipolarismo soprattutto nella società. Mi è piaciuto tantissimo il modo in cui riesce a dare voce ad un'anima profondamente ferita e tormentata da una situazione che non le permette in alcun modo di avere delle certezze nella sua vita.

Ci troviamo davanti ad una ragazza che non riesce a gestire i rapporti con gli altri, che non è in grado di intessere una relazione senza andare ad intaccare il suo rapporto con la madre. Luna assume atteggiamenti moralmente discutibili che portano ad un facile giudizio e soprattutto a chiederci cos'altro può fare questa ragazza per essere considerata.

I suoi errori le ricadono addosso in modo sempre più imponente, ogni decisione è una ulteriore spina nel fianco e questo mi ha portato spesso a vederla come una piccola donna indifesa in un mondo di lupi.


VOTAZIONE:



L'ALTRA LUNA è una storia molto amara e dolorosa, è inutile negarlo. Il personaggio di Luna è in grado di irritare estremamente e allo stesso tempo di renderci vulnerabili di fronte alla consapevolezza della sua fragilità.
Una storia che ci viene raccontata a tratti come una favola oscura e allo stesso tempo con l'uso di uno stile che non fa sconti a nessuno, ed è proprio questa capacità narrativa che mi ha catturata fin dalle prime parole.

Vi consiglio la lettura di questo romanzo per la sua complessità, ma anche per conoscere un mondo a cui viene dato poco spazio soprattutto nel trattarlo all'interno di una vita "normale" e non come caso clinico.

Spero di non avervi annoiato troppo con questo post lunghissimo e che vi abbia incuriosito a leggerlo.
Fatemi sapere se avete letto qualcosa di questa casa editrice, se conoscevate questa storia e se lo avete letto cosa ne avete pensato.
Vi mando un grande abbraccio che virtualmente si può fare, A presto!!!

18 agosto 2020

LIBERAMENTE LIBRI... FANDANGO LIBRI

 SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Come state? Siete rientrati dalle ferie? Avete ricominciato il vostro tran tran quotidiano o siete ancora in attesa di riposo? 

Quello di oggi è un post dedicato ad una Cassa Editrice che ho scoperto proprio grazie a questo volume comprato alla fiera di Roma. In realtà è una lettura fatta ad inizio anno e mi sono accorta di non avervene ancora parlato pur meritando tantissimo, a mio parere.

Continuate a leggere il post per scoprire di quale libro sto parlando... BUONA LETTURA!!!


IL SENTIMENTO DEL FERRO

di

GIAIME ALONGE




Trama: Negli anni 40 l'Europa, preda della potenza nazista, si fa crogiolo di potenziali cavie da laboratorio per uno dei vari esperimenti scientifici operati dal Nazismo. L'operazione Gardenia porta la ricerca di Lichtblau soprattutto nell'Europa dell'est. Negli anni 80 l'America latina è colpita dalla vendita di droga e traffico d'armi e la CIA ed altri organismi internazionali collaborano per porvi fine.

Titolo: Il sentimento del ferro
Autore: Giaime Alonge
Casa Editrice: Fandango Libri
Anno: 2019
Pag: 462
Prezzo: 20.00 euro


Cosa Ne Penso...


Se mi leggete da un po' saprete ormai che ogni anni nel periodo di Gennaio leggo sempre qualcosa inerente all'Olocausto o comunque al periodo dei rastrellamenti e della Seconda Guerra Mondiale.
Un argomento che mi piace scoprire sempre di più, di cui leggo spesso storie legate anche marginalmente ad esso. Cerco di trovare libri nuovi e sono aperta a suggerimenti perché voglio saperne sempre di più.
Quest'anno, in fiera, mi sono avvicinata per la prima volta alla casa editrice FANDANGO e appena ho visto la copertina di questo romanzo ho subito pensato che lo avrei preso con sicurezza e così ho fatto!

La storia che ci racconta l'autore in questo libro è ambientata in due epoche diverse ma con gli stessi protagonisti. Due momenti che si alternano sempre nel procedere con la narrazione e che ci permettono di conoscere la vicenda in entrambi i momenti in parallelo.

Ci troviamo negli anni 40 nel clima delle epurazioni da parte dei nazisti che nel fare dei rastrellamenti nella zona dell'Europa orientale decidono di avviare delle ricerche scientifiche utilizzando gli ebrei come cavie, ci troviamo quindi a seguire la creazione dei laboratori appositi e del personale che avrebbe aiutato nello svolgimento dell'esperimento.
Parallelamente ci troviamo anche negli anni 80 in America Latina durante uno dei più grandi traffici di droga e armi avvenuti a livello internazionale. Non sono fenomeni rari, allora come ora, e le più importanti organizzazioni internazionali e non decidono di collaborare per sventare l'organizzazione che se ne sta occupando.

I protagonisti di questa storia sono principalmente tre, LICHTBLAU che è il maggiore dell SS a capo del progetto di ricerca, SHLOMO polacco convertitosi al sionismo nel Lager e ANTON EPSTEIN un socialista praghese. Di loro conosciamo tutta la storia dal momento in cui arrivano ad assumere i loro ruoli, Anton e Shlomo, infatti, diventano aiutanti nel laboratorio di Lichtblau.
Grazie proprio alle loro tre figure l'autore riesce a farci conoscere l'evoluzione della vicenda sia dal punto di vista delle vittime che dei carnefici.

Quello che mi ha colpito molto di questo libro è il modo in cui la storia dei singoli personaggi va ad intrecciarsi con la Storia in senso più ampio. Alonge, infatti, riesce si a creare un romanzo storico a tutti gli effetti, ma anche una narrazione quasi d'intrattenimento soprattutto nella parte dedicata agli anni 80 che diventa una sorta di romanzo poliziesco, volendo.
C'è quindi una compresenza di generi la cui differenza è sicuramente percettibile ma non da alcun fastidio perché risulta come naturale conseguenza di ciò che è stato.

Altro elemento che mi è piaciuto è come Alonge riesce a dare lo stesso spazio a tutti e tre i protagonisti nel senso che noi conosciamo la storia di ognuno di loro non solo per il ruolo nella vicenda ma anche a livello umano. Infatti svolgendosi nell'arco di circa 40 anni, anche se non in maniera pedissequa, ci troviamo sia a vedere i momenti salienti della disfatta del nazismo, sia cosa ha comportato per alcuni gerarchi l'arrivo dei russi e cosa ne è stato di loro dopo tutti quegli anni.

Giaime Alonge costruisce una perfetta ambientazione anche attraverso l'inserimento di digressioni e paragrafetti nei quali ci racconta di come gli eventi siano stati effettivamente. La narrazione libresca, passatemi il termine, viene completata da quella storica ricca di dettagli ed elementi che non risultano noiosi ma che nel loro complesso cercano di permettere una maggiore immersione del lettore nella storia caratteristica che a me è piaciuta molto perché mi ha permesso di conoscere nuovi elementi e nozioni che non conoscevo e allo stesso tempo la possibilità di intrattenermi leggendo quello che è a tutti gli effetti un romanzo.

La "pesantezza" della narrazione degli anni 40 viene infatti alleggerita un po' proprio da quella degli anni 80 finendo con il seguire le vicende dei nostri protagonisti quasi come se stessimo seguendo una spy story ma senza perdere la mordacità e la curiosità che si genera nella parte storica. 

Insomma  IL SENTIMENTO DEL FERRO è stata una lettura molto bella per me. Solitamente ho dei timori quando presente e passato vengono uniti in una singola storia ma in questo caso credo proprio che l'autore sia riuscito ad equilibrare benissimo le parti creando una narrazione fluida e molto interessante.
L'unica piccola pecca che devo indicare, in tutta onestà, è che se vi avvicinate a questo libro dovete avere almeno un'infarinatura generale di quello che è stato il periodo della seconda guerra mondiale e di cosa è successo altrimenti potreste trovarvi a non capire bene tutti gli elementi della narrazione.
Io non ho avuto questo problema ma mi sono resa conto che a volte alcune cose vengono date per scontato e non ci viene detto nulla nella narrazione, narrazione che per quanto mi riguarda rimane comunque molto apprezzata.


VOTAZIONE:



Avete letto questo romanzo? Conoscete la casa editrice Fandango? Avete qualche bel titolo da consigliarmi?
Come al solito io arrivo sempre dopo trilioni di anni alle cose, però, direi che posso ritenermi comunque soddisfatta perché prima o poi ci arrivo, dai!

Spero che l'articolo vi sia piaciuto, vi ringrazio per essere passati di qui, vi auguro di fare delle bellissime letture e vi aspetto qui al prossimo post. Un abbraccio, A presto!

28 maggio 2020

Liberamente Libri... NN Editore

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI I BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Come stanno andando le vostre giornate? La vita sta ricominciando piano piano o siete ancora a casa?
Quali libri vi stanno tenendo compagnia? 
Per quel che mi riguarda questo 2020 di letture non me ne sta regalando molte di veramente accattivanti e la cosa un po' mi dispiace soprattutto perché stando a casa potrei godermele molto di più e invece..
Per non parlare della lettura di S. di Dorst e Abrams che mi ha portato ad un blocco che manco a starvelo a raccontare...
Ma procediamo con la lettura che vi voglio raccontare oggi che così mi risollevo un po'!


BULL MOUNTAIN
 di 

BRIAN PANOWICH




Trama: I Borroughs sono una famiglia di produttori di whiskey, metanfetamina e marjuana da generazioni. Tutti sono rimasti fedele a questa attività fiorente grazie anche alla sua collocazione, le foreste della Bull Mountain che hanno nascosto al mondo questa realtà. Nonostante la ricchezza da essa derivata non tutti i familiari dell'ultima generazione di Borrughs sono d'accordo nel portare avanti le cose e questo è un problema...

Titolo: Bull Mountain
Autore: Brian Panowich
Casa Editrice: NN Editore
Anno: 2017
Pag: 294
Prezzo: 18.00 euro



Cosa Ne Penso...


Quando ho visto per la prima volta BULL MOUNTAIN ho pensato che fosse una lettura che si adattava perfettamente al mio gusto, una sorta di Noir che coinvolge non solamente nell'azione meccanica dei personaggi, quanto nel suo coinvolgimento psicologico.
Il fatto che si tratti di una storia familiare ha aiutato molto nella scelta dell'acquisto e soprattutto il fatto che proprio la famiglia fosse il covo di tutto l'intreccio me lo ha reso ancora più appetibile.
Tant'è vero che appena ho avuto la possibilità l'ho comprato e l'ho portato a casa con me.

Come ho detto Bull Mountain è una storia familiare che si tinge di noir al punto giusto per attirarti quando lo leggi ma anche riuscendotene a staccare senza sentirti in colpa, sebbene l'intreccio sia davvero irresistibile.
Ciò che aiuta questo procedimento che, badate bene, non punta a denigrare la storia, anzi per me è stato un valore aggiunto, è la struttura che l'autore utilizza per raccontarcela. 
Pur essendo narrato in terza persona ci ritroviamo a leggere un volume suddiviso in capitoli ognuno dei quali dedicato ad un personaggio della storia. A questo aggiungo il fatto che la storia non viene narrata in modo lineare ma ci sono dei salti temporali che portano il lettore avanti e indietro nel tempo, quindi un capitolo può trovarsi al presente narrativo e il successivo ci riporta indietro.
In questo modo Panowich ci permette di conoscere la storia dei personaggi e allo stesso tempo le motivazioni che hanno spinto gli stessi ad assumere determinati comportamenti.

Ma cosa c'è di veramente interessante in questo romanzo?

Ci ritroviamo a seguire la storia di una famiglia dalle solide fondamenta malavitose al cui interno un membro decide di opporsi a tutti loro diventando lo sceriffo della zona del traffico, lo stesso sceriffo che, sapendo, decide di opporsi a quelle forze dell'ordine che invece devono smantellare tutto.

Ovviamente questo è un modo semplicistico di raccontarvi una storia che, al contrario, è molto complicata e piena di risvolti inaspettati e incontrollabili. 
Un romanzo che ha la sua forza nella trama più che nei personaggi, per quanto tutti loro siano ben descritti dall'autore, ma questo è un dettaglio personale, nel senso che potrete provare più o meno empatia con i personaggi del romanzo, e di ogni lettura che fate in generale.

Il primo impatto con la storia mi ha portato ad identificarla come tipicamente americana per il suo essere molto diretta, d'impatto, senza fronzoli, cruda e spudorata. L'esagerazione negli atteggiamenti a volte molto marcati e le ambientazioni che richiamano proprio quelle realtà. Insomma sto facendo un complimento all'autore per aver saputo ricostruire su carta una realtà che non conosco facendomene sentire parte, ecco!

Poi c'è tutto l'aspetto psicologico di Clayton Burroughs, uno dei protagonisti, che è continuamente diviso a metà fra legge e famiglia perché, nonostante le sue scelte e la decisione di allontanarsene, quella rimane la sua famiglia d'origine. 
Panowich riesce a costruire con abilità un ambiente ostile che nonostante tutto permette al lettore di riflettere su quanto narrato sia nella sua evoluzione tragica sia nella narrazione familiare che comunque coinvolge ogni aspetto della narrazione.
E' forte questo senso di appartenenza ad una realtà che pur non appartenendoci è comunque nostra e proprio questo ci spinge a difenderla o a vendicarla.

La lettura di questo romanzo è stata davvero una bellissima scoperta sia per il mondo della Casa Editrice che, nonostante pensassi non facesse per me, mi ha completamente conquistata, sia per l'approccio che Panowich ha avuto nei confronti di una storia che è molto dolorosa oltre che complicata.
Lo stile è molto asciutto, non ci viene fatto alcuno sconto sulle scene crude né sul tipo di dialogo che i personaggi hanno tra loro come pure sul rapporto che c'è. 
Ho apprezzato tantissimo il ruolo delle figure femminili di questo romanzo che entrano a far parte di una famiglia disagevole ma che nonostante tutto non ne viene piegata.


VOTAZIONE:



Pur essendo rimasta colpita dalla storia fin da subito prima di leggere questo romanzo pensavo di aver fatto una grande cavolata a comprarlo, non so neanche il motivo, anche perché questo genere di storie le leggo. Forse il fatto che si parla spesso di letteratura americana come se fosse qualcosa di incomprensibile per chi, come me, non ha letto molto di quel mondo , ma devo dire che sono stata molto contenta di aver conosciuto questa casa editrice e questa storia.
Mi è piaciuto molto il modo in cui la vita di questi personaggi non abbia nulla di politicamente corretto, di come proprio questa caratteristica lo renda speciale e particolare. Mi sono piaciuti i personaggi femminili e il fatto che, trattandosi di un romanzo corale tutti abbiano avuto un ruolo nella storia e che ci siano solamente i personaggi che effettivamente concorrono alla sua costruzione.
Clayton Borroughs diventa un tramite per raccontare una realtà per lui molto complicata da portare avanti ma diventa anche la rappresentazione di chi, nonostante abbia alle spalle un passato legalmente pesante, riesce in qualche modo a fare la sua vita e a distaccarsene il giusto.
Insomma questo libro mi è piaciuto tantissimo e ve lo consiglio sia come approccio a queste realtà sia come esperienza di lettura per la conoscenza di una nuova Casa Editrice.

Fatemi sapere se lo avete letto, se avete letto qualche altro titolo della NN EDITORE e se si cosa mi consigliate di leggere.
Spero di essere riuscita a catturare la vostra attenzione su questo romanzo e che vi abbia incuriosito.
Vi mando un grande abbraccio e vi auguro di fare bellissime letture!!!

08 maggio 2020

LIBERAMENTE LIBRI... NUTRIMENTI

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Come state? Siete tornati a lavoro? Io sono ancora a casa e continuo a leggere e programmare i post per il blog cercando di aggiornarlo il più possibile in vista di una ripresa lavorativa che non so quanto tempo mi lascerà per farlo, quindi approfitto adesso.
Oggi torno con la rubrica LIBERAMENTE LIBRI perché voglio parlarvi di uno dei romanzi che mi ha aperto il mondo di questa casa editrice di cui non avevo ancora letto nulla.
Ma vi lascio alla scoperta del romanzo, BUONA LETTURA!!!


LA SARTORIA DI VIA CHIATAMONE

DI 

MARINELLA SAVINO




TRAMA: A Napoli arriva la guerra, quella della povertà, della fame e soprattutto dei bombardamenti e delle distruzioni. Interi quartieri vengono distrutti e Carolina, che ha la fortuna di avere una casa stabile, decide di aiutare le sue sorelle e i suoi amici ospitandoli tutti creando così una nuova famiglia. Ma la guerra non porta solamente allegria e compagnia.

Titolo: La sartoria di via Chiatamone
Autrice: Marinella Savino
Casa Editrice: Nutrimenti
Anno: 2019
Pag: 167
Prezzo: 16.00 euro



Cosa ne penso...


Ho comprato questo libro perché sono cresciuta tra fili di imbastitura, carta da modello, macchina da cucire e spille ritrovate in ogni punto della casa di mia nonna e subito ho deciso di prenderlo senza sapere la trama che aveva al suo interno.
Esordio di un'autrice napoletana che ha deciso di ambientare il romanzo nella sua città pur non vivendoci, collocandola in uno dei momenti più difficili per il mondo intero, la seconda guerra mondiale.

Ci troviamo in uno dei quartieri bene e centrali della Napoli dal 1943 al 1945, anni cruciali per lo sviluppo e l'espansione di una guerra che ha portato morte e distruzione ovunque.
Carolina, la nostra protagonista, fa la sarta per le signore della città, è una donna forte, decisa, tanto prorompente con il suo atteggiamento quanto minuta nella sua fisicità, bionda mingherlina e con gli occhi azzurri.
Fin da subito conosciamo una donna intraprendente e previdente che fin dai primi segnali di uno sconvolgimento civile ha cercato di proteggere la sua famiglia e la sua attività.

"Da tutto quel groviglio di pensieri che si ammassavano nella sua testa usciva sempre un brivido, come una paura. Non era qualcosa di preciso, ma diventava sempre più insistente [...]. Li accatastò tutti, quei brividi. Uno sopra l'altro. Fino a che, un giorno, da quella catasta, ne emerse uno inequivocabile, di brivido, quello che fece apparire nella sua testa una sola parola.  Guerra.  Appena questa parola le venne in mente, prima ancora che si concretizzasse in fatto e quindi, ancora prima che iniziasse, aveva già frnì.  Della paura, del terrore, del senso di smarrimento. Quella parola prese il sopravvento rispetto a tutto."

L'arrivo della Guerra diventa occasione per l'autrice di dare voce ad una città devastata dalla Storia e allo stesso tempo ad una vicenda di speranza nonostante tutto intorno stesse crollando.
LA SARTORIA DI VIA CHIATAMONE è un esempio di Storia nella storia che l'autrice riesce a gestire benissimo raccontandoci la vita di una famiglia durante quei giorni drammatici, la paura di perdere i propri familiari, la paura di non sopravvivere, la necessità di superare le difficoltà.
Nel mezzo di una città distrutta e martoriata Carolina cerca di fare in modo che la sua famiglia stia bene, che soffra minimamente i disagi della guerra, ma nonostante i suoi sforzi la sofferenza non le viene risparmiata.

In molte scene la Savino è riuscita a rendere benissimo la sensazione di paura e di sconvolgimento provocato dalla guerra, due scene mi sono rimaste particolarmente impresse una riguarda un momento di fuga, l'altra è una reazione ad un bombardamento, che vengono descritte in un modo così realistico e lirico che vi sembra di essere voi stessi li presenti.
Diventa palpabile la paura delle bombe e di come all'improvviso bisogna dover lasciare ogni cosa e correre verso il rifugio più vicino e poi la sensazione di perdita del tutto che a volte è reale e a volte rimane una sensazione.

"Carolina fece i conti con la paura, lì sotto, per la prima volta, dentro la sua mente. Che la guerra, per lei, stava tutta in quelle due parole, pura e dolore. La paura di morire, de perdere i propri cari, di perdere tutto. E il dolore che quella paura portava con sé."

Nella lettura di questo romanzo, però, la guerra non è la sola tematica che viene affrontata, c'è sicuramente quello della FAMIGLIA non intesa solo come nucleo generato da Carolina e suo marito Arturo. Per una serie di motivi, infatti, le sorelle di Carolina e una famiglia di amici vanno a vivere nel suo appartamento. C'è quindi un profondo senso di altruismo e l'essere una chioccia che vuole proteggere tutti introducendo anche il tema dell'AMICIZIA.
E poi c'è il tema dell'AMORE che non è solo quello familiare ma quello tra marito e moglie che è di rispetto, comprensione, sostegno e compensazione l'uno dell'altro.

"Carolina se lo guardava di nascosto, mentre lui non se ne accorgeva, seduto in poltrona, nel salotto dorato, col giornale aperto, le gambe accavallate e la sigaretta tra le dita. Se n'era innamorata per quell'aria elegante e semplice allo stesso tempo, per la pazienza che aveva avuto con lei dal primo istante che l'aveva vista andare chissà dove per via Domenico Morelli, con la sua solita aria brusca e frettolosa."

Insomma La Savino con questo romanzo è riuscita a catturarmi fin dall'incipit, mi è piaciuto il personaggio di Carolina che viene rappresentata come una donna scorbutica che nasconde una fragilità e una sensibilità che decide di nascondere agli altri chiaramente più deboli di lei. 
Mi è piaciuto il modo in cui viene raccontata la Guerra e le reazioni del popolo nei confronti di un evento che non può essere gestito da nessuno ma solo aggirato per la propria sopravvivenza.
Mi è piaciuto il modo in cui tutti i personaggi sono stati caratterizzati avendo il loro ruolo complementare a Carolina, primo fra tutti suo marito Arturo, ma comunque importante.

Una caratteristica particolarmente piacevole è anche l'uso della lingua dialettale napoletana che è riuscito a dare quel tocco di colore necessario a fare in modo che la pesantezza della situazione passasse al lettore per l'intero romanzo.
Scene di panico si alternano a quelle piene di ilarità che servono anche a dare una maggiore caratterizzazione al personaggio di Carolina che comunque rimane un personaggio rustico, passatemi il termine.


VOTAZIONE:



Un libro che mi è piaciuto tantissimo perché nonostante sia un romanzo breve, non arriviamo neanche alle 200 pagine, l'autrice è riuscita a creare una storia completa senza lasciare nulla di abbozzato o incompreso. Un romanzo che da voce ad un personaggio che non sente la necessità di piacere a tutti ma che, allo stesso modo, fa di tutto purché gli altri stiano bene, e questo basta per renderla piacevole. Ci si affeziona a Carolina e alla sua famiglia senza che ce ne rendiamo conto e questo è sicuramente merito di una autrice che ha saputo rendere concreto un personaggio come lei.


Voi avete letto questo romanzo? Conoscete la Casa Editrice NUTRIMENTI? Se si, Avete qualche titolo da consigliarmi? 
Spero che la mia opinione vi sia piaciuta, vi mando un grande abbraccio e vi auguro, come sempre, di fare dei bellissimi viaggi tra le pagine dei vostri romanzi! A presto...

07 aprile 2020

Liberamente libri... GIULIO PERRONE EDITORE

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Come stanno procedendo i vostri giorni di quarantena? Spero stiate tutti bene in compagnia di qualche buon libro, di un film da vedere sul divano e di qualche dolce a tirarvi su il morale, se siete un po' giù.

Con il post di oggi voglio raccontarvi una lettura che in realtà ho fatto gli ultimi giorni di Dicembre dello scorso anno, ho comprato il volume alla fiera PIU' LIBRI PIU' LIBERI e per la prima volta mi sono avvicinata ad una casa editrice che non conoscevo affatto. 
Il mio obiettivo in quest'anno di partecipazione alla fiera è stato quello di comprare dei libri che stuzzicavano la mia curiosità senza essere derivati da consigli recuperati qua e là ma solo da quello che il mio istinto mi avrebbe suggerito.
E questo volume è stato uno di quei suggerimenti, ma vediamo insieme di cosa vi parlerò...


CASE VUOTE 
di
BRENDA NAVARRO





Titolo: Case Vuote
Autrice: Brenda Navarro
Casa Editrice: Giulio Perrone Editore
Anno: 2019
Pag: 173
Prezzo: 15,00

VOTAZIONE:




Nell'ottica di una realtà in cui essere madri significa vedere la realizzazione di una donna, questo libro finisce con il rompere gli schemi precostituiti andando a scavare nella mente di due donne che ci mostrano il loro modo di essere madre, anche se questo non corrisponde al canone più diffuso.

Tema principale di questo romanzo è quindi la MATERNITA' che non viene sempre vissuta in maniera convenzionale. Due voci femminili che si alternano vengono messe a confronto continuamente attraverso la storia della loro vita che è così diversa da rimanere affascinati da entrambe.

La donna che apre il romanzo è una madre a cui rapiscono il figlio, improvvisamente nel parco non lo vede più. Come è potuto succedere? Il telefonino tenuto in mano per leggere un messaggio è più importante che controllare il proprio figlio di 3 anni che gioca? E' colpa della sua distrazione ad aver comportato tutto questo? 

La donna inizia quindi con il porsi le domande che ci si aspetta di farsi in una situazione del genere, il dolore del non sapere più nulla del proprio figlio, il senso di vuoto, di angoscia che la attanagliano sono ben palpabili nella narrazione. Ma ci sono anche altre cose che la narrazione lascia intravedere.

Questa donna non vuole essere madre, non accetta questa condizione e le responsabilità che la cosa comporta nonostante l'idea della perdita di suo figlio sia straziante per lei.
C'è una lotta continua nel suo animo, se da una parte ci troviamo a conoscere la sua reazione alla perdita, dall'altro sembra come se sentisse dentro di se una sensazione di liberazione nel non doversi più occupare del bambino.
Una donna che diventa madre prima in modo "imposto", il marito accoglie in casa loro la figlia avuta da una precedente relazione, quindi la nostra protagonista finisce con il doverla accettare. Poi diventa madre in modo naturale ma nonostante tutto non lo accetta appieno.

La voce di questa donna controversa, complicata, sicuramente insoddisfatta, ci permette di conoscere il suo mondo, la sua storia di moglie e di amante, di donna lasciata e di donna che non riesce a reagire alle conseguenze delle sue azioni. Vediamo progressivamente che si lascia andare, trascura tutto e tutti attorno a lei al punto che la contingente perdita del figlio e dell'amante mi hanno portato spesso a chiedermi quale sia stata effettivamente la perdita maggiore per lei.


"Non si scompare tutti allo stesso modo e ognuno prende la forma della scomparsa che gli è toccata: Daniel è scomparso, Fran inizia a scomparire, io scomparirò. Eravamo quelli che non c'erano, quelli che sfumano, che sono sfumati, che sfumeranno. Scomparsi: distanti, svaniti, evaporati, assenti, senza nessuna voglia di comparire davanti alla nostra esistenza."


L'altra voce che parla in questo romanzo è quella di una ragazza che vive nei quartieri malfamati del Messico, una voce che fin da subito ci accorgiamo essere piena di dolore e sofferenza.
Una ragazza abbandonata dalla famiglia, con il grande sogno di diventare madre e di farlo con il ragazzo che ama, nonostante tutto.
Questa seconda voce è quella di una donna che subisce molte ingiustizie nella sua giovane vita e ce le racconta tutte. Dall'abbandono del padre, alla scarsa importanza che la madre le ha attribuito,alla morte del fratello, al tradimento del compagno con il quale vuole avere un figlio e dal quale subisce violenze fisiche e psicologiche.

Quello che, però, colpisce di questa donna è la forza che la spinge ad agire non volendo sottostare alla sua vita. Cerca un modo per guadagnare e risollevarsi dalle difficoltà derivanti da un compagno nullafacente che si è unito ad un gruppo di teppisti locali. Una ragazza che nonostante tutto vuole raggiungere il suo sogno.

"Non ti fidare nemmeno di tua madre. Era la frase che mia mamma ripeteva a me e mio fratello ogni volta che poteva. Ma, se non ci si può fidare nemmeno della propria madre, di chi ci si può fidare? E lei diceva di nessuno, di nessuno ti puoi fidare, anche quando stai per morire non pensare che qualcuno verrà ad aiutarti. Questo, per esempio, mio fratello lo ha capito, ma a me sembrava davvero brutto pensare che nel mondo non ci si poteva fidare; in ogni caso, non mi sono mai fidata di nessuno. Segreti? Non è che ne avevo tanti, ma non ero di quelle che andava in giro a raccontare come si sentiva, come andava la vita, per cosa? Poi il rischio è che quello che pensi e quello che ti fa male viene usato contro di te."


Quello che questo romanzo trasmette è sicuramente un dolore profondo che scava nell'animo di queste due donne. Un dolore che sicuramente nasce da un elemento comune, la maternità che riesce a far uscire fuori anche tante altre tematiche legate al mondo femminile.
Una vita infelice è quella della prima donna che, nonostante abbia tutto non vive nulla di quello che ha con serenità e soddisfazione. Una vita sofferta è quella della seconda voce che attraverso la sua produzione di barrette di cioccolata e caramelle riesce a vedere del buono in sé nonostante tutto.

Una lettura che mi ha profondamente colpito per la sua capacità di far apparire le due donne come pari nonostante i loro ruoli nella storia non lo siano, o almeno questo nella logica di una morale comune. Eppure io non riesco a giudicare nessuna delle due per le scelte di vita e per i loro pensieri.
Una donna che non vuole essere madre non per questo è meno donna di chi invece vuole esserlo a tutti i costi. Una relazione normale non è detto che sia più felice di quella in cui la violenza fa da sfondo, nonostante, SIA BEN CHIARO, io non riesca proprio a capacitarmi di come si riesca ad accettare una cosa del genere.
Ma crearsi una vita alternativa di menzogne per un amante, quanto poi è meno violento di uno schiaffo? Perdere un figlio per una disattenzione quanto è diverso dal perderlo perché il proprio corpo non riesce a gestire la gravidanza? 

Queste sono solo alcune delle domande che mi sono nate dopo la lettura di questo libro che per quanto sia così breve è stato sicuramente un carro armato di emozioni e sensazioni contrastanti.
Un libro che parla di donne, di quello che pensano attraverso una profonda introspezione che ha reso questi due personaggi come qualcosa di caro e prezioso. 
L'analisi che la Navarro fa dei pensieri di queste due figure le rende vivide agli occhi del lettore che nel girare le pagine si trova ogni volta a dover superare un pugno nello stomaco.
Inutile parlare di questo libro nascondendo il fatto che non si tratta di un romanzo dal lieto fine, la sofferenza e le riflessioni che suscita rimangono incollate alla nostra capacità di giudizio che inevitabilmente diventa fallace e incapace di esprimersi.

E' obiettivo, sempre ritornando ad una visione di comune moralità, il pensare che la perdita di un figlio da parte di una madre sia un evento straziante, eppure non riesco a non accettare anche la possibilità che essere madre non sia una scelta obbligatoria.

Credo che con questo post mi sia lasciata andare un po' troppo alle parole, spero di non avervi annoiato e di non aver espresso delle opinioni che possano offendervi perché non era affatto mia intenzione il farlo.
Ho passato molto tempo a scrivere di questo libro cancellando e riscrivendo ma alla fine ho deciso di lasciare libera la mia mente di esprimere tutto quello che la lettura mi ha suscitato.

Spero che con i miei pensieri sia riuscita ad incuriosirvi un po'!

Devo dire che come esordio di lettura  non è andata affatto male spero di leggere altro di questa casa editrice di cui ho già adocchiato altri titoli  che sicuramente recupererò appena possibile.

Fatemi sapere se avete letto qualcosa della Giulio Perrone Editore, se vi sono piaciuti i miei pensieri e se avete qualche libro da consigliarmi in questo periodo di quarantena.

Vi mando un grande abbraccio e vi auguro di fare tante bellissime letture!!! A presto!