martedì 5 aprile 2016

RECENSIONE "1984" di GEORGE ORWELL

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Allora come è andata la Pasqua? Avete fatto incetta di cioccolata e sorprese? Tra queste avete trovato qualche libro?? Spero di si...
Sono qui oggi per proporvi la recensione di questo libro delirante e affascinante allo stesso tempo.. Siete pronti per la lettura???Partiamo subito!

TRAMA: Winston Smith è un impiegato del Ministero della Verità che ha il compito di alterare la storia scritta per rendere migliore la considerazione del Partito. Il Partito non è altro che il governo che detiene il potere in Oceania, una delle tre nazioni in cui il mondo è suddiviso (le altre sono Eurasia ed Estasia), tre nazioni in perenne stato di guerra tra loro. A capo del Partito c'è il Grande Fratello, rappresentato da un poster raffigurante un uomo con baffi e occhi neri e penetranti che vede e controlla ogni cosa in ogni luogo. Tutto è vietato, la vita stessa, se fuori dal controllo, è vietata, ma la voglia di riconquistare la propria libertà è sempre viva nonostante tutto.

Titolo: 1984
Autore: George Orwell
Casa Editrice: Mondadori
Anno: 2013 (Ristampa)
Pag: 336
Prezzo: 11.00 euro


Valutazione:



Ho comprato questo libro per la curiosità di conoscere cosa effettivamente volesse raccontarci Orwell senza, però, dover essere influenzata eccessivamente dalle opinioni di chi lo avesse già letto. La lettura poi non è avvenuta subito, OVVIAMENTE, e sono passati anni, anche in questo caso, aspettando il momento giusto per leggerlo. Il momento è arrivato quando ho deciso di leggere 1q84 di Murakami. Perchè avevo letto che tra le due opere ci sono delle assonanze, ma sinceramente, dopo averli letti entrambe non ne ho trovate ma non fa niente o sono io o non ci sono proprio boh!
A lettura ultimata, ormai una settimanella fa, posso dirvi che il piacere delle pagine iniziali è andato crescendo di pari passi con il proseguire della lettura. 
Orwell racconta di un mondo completamente in balia del delirio più totale. Una società gestita da un fantomatico Grande Fratello rappresentato solamente attraverso un manifesto e un'idea che tutti si apprestano ad adorare e idolatrare senza, però, conoscere la persona, se di persona si può parlare. 
Il mondo è diviso in tre grandi nazioni: Oceania, Eurasia, Estasia, nazioni in perenne stato di guerra, una guerra che non ha mai un vincitore né un vinto, ma che procede con il progressivo cambio di direzione e ipotetici scopi tracciati a tavolino. Una guerra continua che, come si dice nel libro, non fa più paura proprio perché ormai è diventata un'abitudine. Non è un caso che lo slogan che più ricorre nel romanzo è quello composto dai tre principi base di questa società: 
"LA GUERRA E' PACE. LA LIBERTA' E' SCHIAVITU' . L'IGNORANZA E' FORZA"
La società descritta da Orwell è rappresentata da tutto il contrario di ciò che la identifica, non solo nello slogan, ma anche nei suoi organi interni. La GUERRA E' PACE, perché gli accordi fra le tre nazioni permettono ad ognuno di ricevere la propria parte dalla popolazione. LA LIBERTA' è SCHIAVITU' perché nessuno può avere libertà di movimento e soprattutto pensiero. L'IGNORANZA è FORZA, perché l'autore ci presenta un popolo che vive in un costante stato di blocco temporale che non prevede né un presente né soprattutto un passato.
L'Oceania, luogo della narrazione, è anche sede della Londra fatiscente che Orwell rende nota al lettore, una città costantemente tenuta sotto controllo dalla psicopolizia, e dalle persone stesse che vi abitano. Il lettore si trova catapultato in un mondo in cui non esistono pensieri propri, non esiste libertà di azione, non esistono sentimenti, emozioni, un luogo in cui il solo pensare a qualcosa che non riguarda il partito costituisce uno psicoreato punibile con i lavori forzati, o peggio, l'eliminazione totale di sé. Ma non tutti i cittadini di questa realtà sottostanno ai ferrei controlli del partito, i Prolet hanno mantenuto la loro umanità, per questo sono considerati come reietti, traditori e animali allo stato brado.

"La cosa terribile che aveva fatto il Partito - mentre vi derubava di qualsiasi controllo sulla realtà - era stata quella di convincervi che gli impulsi e i sentimenti non avevano alcun valore. Una volta caduti in balia del Partito, quel che sentivate o non sentivate, quel che facevate o vi astenevate dal fare, non cambiava, letteralmente, niente. In ogni caso scomparivate, e di voi e delle vostre azioni non restava più traccia. Venivate sottratti completamente al flusso della storia. E tuttavia, solo due generazioni prima ciò non sarebbe apparso d'importanza fondamentale, perché nessuno, allora, cercava di alterare la storia. Gli uomini e le donne erano guidati da valori privati che non mettevano mai in discussione. A contare erano i rapporti individuali e un gesto inutile, un abbraccio, una lacrima, una parola detta a un morente avevano senso di per sé. a un tratto gli venne fatto di pensare che i prolet vivevano ancora così. Erano fedeli a se stessi, non a un partito, o a una nazione o a un'idea. [...] I prolet non si erano inariditi, erano rimasti umani, conservando quelle emozioni ancestrali che lui aveva dovuto riapprendere da capo, mediante uno sforzo cosciente"
Le idee espresse dallo slogan di Partito sono sostenute dai Ministeri che gestiscono la nazione, anche loro regolati in base al principio del contrario: il Ministero della Verità, si occupa della informazione, dei divertimenti, dell'istruzione e delle belle arti, quello della Pace, si occupa della guerra, quello dell'Amore mantiene la legge e l'ordine pubblico e quello dell'Abbondanza è responsabile degli affari economici. 
In realtà, però, la funzione di questi ministeri è quella di procedere all'annullamento totale del passato, della storia, della società, del pensiero e della vita stessa. 
Il Grande Fratello è il simbolo di una società completamente alienata, nella quale tutti sono dei burattini nelle mani di soggetto che ha come unico scopo annientare le persone. Ho associato il Grande Fratello all'incarnazione del delirio soprattutto dopo aver letto, nella terza parte del romanzo, lo scopo di coloro che seguono il Grande Fratello:

"Le antiche civiltà sostenevano di essere fondate sull'amore o sulla giustizia, la nostra è fondata sull'odio. Le sole emozioni destinate a esistere nel nostro mondo saranno la paura, la collera, l'esaltazione e l'umiliazione. Tutto il resto lo distruggeremo. Tutto. Già stiamo smantellando quelle abitudini mentali che erano un retaggio della Rivoluzione. Abbiamo infranto ogni legame fra genitori e figli, uomo e uomo, uomo e donna. Oggi nessuno ha più il coraggio di fidarsi di una moglie, di un bambino o di un amico, ma in futuro non ci saranno più né mogli né amici. I bambini saranno tolti alle madri all'atto della nascita, così come si tolgono le uova a una gallina. L'istinto sessuale verrà sradicato. La procreazione sarà una formalità annuale, come il rinnovo di una tessera per il razionamento. Aboliremo l'orgasmo. I nostri neurologi ci stanno già lavorando. Non ci sarà alcuna lealtà, a eccezione della lealtà verso il Partito. Non ci sarà forma alcuna di riso, a eccezione della risata di trionfo sul nemico sconfitto. Non ci sarà forma alcuna di arte, di letteratura, di scienza. Quando avremo raggiunto l'onnipotenza, non avremo più bisogno della scienza. non ci sarà differenza fra il bello e il brutto. Non ci sarà curiosità, Né la gioia del processo vitale, tutti gli altri piaceri che potrebbero mettere a repentaglio un simile progetto saranno distrutti. Ma ci sarà sempre, sempre - e tu non lo dimenticare Winston - l'ebbrezza del potere, che diventerà sempre più forte e raffinata. Ci sarà sempre, in ogni momento, il fremito della vittoria, la sensazione di calpestare un nemico inerme. Se vuoi un'immagine del futuro, pensa a uno stivale che calpesti un volto umani in eterno"   
Con questo estratto credo di aver reso bene l'idea della condizione castrante nella quale si ritrova il nostro protagonista e non solo. 
Dal punto di vista strutturale Orwell suddivide il racconto in tre parti aventi ognuno una propria funzione, nella prima parte, infatti, l'autore ci presenta i protagonisti e la gestione della società, le sue caratteristiche e lo stile di vita che i cittadini sono costretti a subire. La seconda parte è più esegetica, è infatti dedicata ad un manuale che pur essendo stato scritto da un rivoluzionario, ci illumina sullo stato del mondo rappresentato da Orwell e sulla situazione politica e sociale della nazione interessata. La terza e ultima parte riprende in maniera più decisa la narrazione degli eventi che coinvolgono il protagonista.

Dal mio punto di vista il libro è decisamente una lettura interessante, che invita a riflettere su ciò che ci circonda e soprattutto rende ben evidente la lungimiranza di questo autore. Stiamo parlando di un libro scritto nel 1948, la guerra è finita da poco, e sicuramente la voglia di ribellarsi ai regimi totalitari che hanno giocato il loro ruolo nei fatti è tanta. Altrettanto presente è anche l'impossibilità, per gli scrittori, di parlare apertamente di ciò che non andava. Qui sta, secondo me, il punto di spicco della genialità di Orwell in questo romanzo. Il semplice fatto di aver scambiato le due cifre finali dell'anno di scrittura ha sviato i lettori dell'epoca su una possibile critica palese alla loro contemporaneità.
Evidente è quindi la critica sociale che lo scrittore mette in risalto e allo stesso tempo la voglia di ribellarsi a qualcosa di imposto e che non è parte del proprio pensiero. 
La sensazione che mi ha suscitato questo libro è di avvilimento e sconfitta, purtroppo non è un libro a lieto fine, ma un romanzo che lascia veramente senza speranza, nonostante i tentativi di ribellione sono vari e vasti. 
Accanto a questa anche un senso di soffocamento dovuto al controllo continuo esercitato su tutti da parte del governo. Un controllo che non esita a coinvolgere i figli, le mogli, i fratelli sempre pronti a denunciare pur di non essere coinvolti in possibili rivoluzioni. 
La scrittura non attuale ma comprensibile di alcuni termini rende più pesante soprattutto la seconda parte, quella esegetica, ma nonostante tutto si tratta comunque di una lettura molto coinvolgente. 
E' sicuramente un libro particolare che può piacere o meno ma da leggere anche solo, e non è poco, per vedere la lungimiranza di uno scrittore che negli anni 40-50 è riuscito a raccontare una realtà che, purtroppo, è molto simile a quella che stiamo vivendo in questi ultimi anni. 

Detto tutto ciò, spero che il post vi sia piaciuto:-) Fatemi sapere se avete letto il libro, se vi è piaciuto o, se ancora non lo avete fatto, volete leggerlo...
La sciate un commento qui o sulla pagina facebook... Alla prossima e se vi va iscrivetevi come lettori fissi così sarete aggiornati sulle uscite del blog!! 


2 commenti: