lunedì 27 febbraio 2017

RECENSIONE "TUTTA LA VERITA' SU ALICE" di JENNIFER MATHIEU

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Dopo, quanto?? due settimane forse? Non so, a me sembra un'eternità, mi trovo a fare una nuova recensione per la sfida THE HUNTING WORD CHALLENGE che ho messo da parte per qualche tempo senza rendermene conto, nonostante io continuassi a leggere più o meno costantemente... Mah vabbè, adesso mi riprenderò, spero ;-)
Recensione su un libro uscito l'anno scorso e che mi ha lasciato di stucco! 
Vi racconto tutto nel Post che segue, BUONA LETTURA!!!




TRAMA: In un piccolo paese di provincia, un gruppo di liceali si divertono a fare pettegolezzi piuttosto spinti su Alice, una loro compagna di scuola. Questo ci porta a seguire le varie confessioni fatte proprio da chi, queste voci, le ha messe in giro.


Titolo: Tutta la verità su Alice
Autore: Jennifer Mathieu
Casa Editrice: Newton Compton
Anno:  2016
Pag: 224
Prezzo: 10,00 euro






VALUTAZIONE:



Non so per quale motivo ogni volta che entravo in una libreria e guardavo questa copertina c'era qualcosa che mi attirava nel leggerne la trama e la storia al suo interno. Forse il viola, che è uno dei miei colori preferiti, non so, o il modo in cui il titolo è stato scelto proprio per attirare il lettore, fatto sta che quando ho avuto la possibilità di prenderlo l'ho fatto, anche se poi a leggerlo sono arrivata soltanto dopo qualche mese, come al solito!

La storia che si racconta all'interno di questo libro, è la rappresentazione perfetta della vita dei paesi piccoli o dei quartieri nelle città, dove basta una parola detta che la sanno tutti e poi, ovviamente, ognuno ci mette del suo.
Un po' come quando da piccoli, non so se ci avete mai giocato, si faceva il gioco del telefono con una catena di ragazzini che da un'orecchio all'altro avrebbero dovuto passarsi una frase che inevitabilmente veniva modificata per non essere compresa.
Questo è un po' quello che succede, anche se in questo caso si creano delle conseguenze pesanti per chi si trova al centro del pettegolezzo.

Protagonista di questo romanzo, infatti, non è l'Alice nominata in copertina, ma il PETTEGOLEZZO che vede Alice protagonista e tutto quello che succede non è altro che la ricostruzione di come e del perché questo pettegolezzo è nato.
Un libro molto particolare che all'inizio non mi ha preso molto, ma poi andando avanti e scoprendo le cose che c'erano dietro alle voci narranti, non sono riuscita a fermarmi fino alla fine, tant'è che lo stesso mercoledì dell'aggiornamento l'ho poi terminato.
La struttura del romanzo è costruita sulla presenza di quattro voci che raccontano la loro versione dei fatti, voci che sono generatrici del pettegolezzo in questione, oppure persone che potevano modificare la realtà che ne è derivata di conseguenza e non lo hanno fatto.

"Sapete, vero, che c'è un intero mondo che esiste solo per gli adolescenti e gli adulti non sanno mai cosa vi accade? Credo che anche gli adulti siano consapevoli di questo fenomeno. Anche loro si rendono conto che non sanno cosa significhi una determinata parola o perché un certo spettacolo sia tanto popolare o perché siano sempre così eccitati all'idea di mostrarvi un video su Youtube con un gatto che starnutisce che avete già visto una ventina di anni fa o chissà quando."

Non starò qui a dirvi quale sia questo pettegolezzo perché già dicendovi così vi vorrei far notare che pur essendo il fulcro della vicenda, in realtà l'attenzione è spostata tutta sulle confessioni dei ragazzi.
Ogni capitolo è dedicato a quattro studenti le cui voci (capitoli) si alternano in base alle situazioni che loro stessi raccontano nel capitolo.
Ci sono delle ammissioni di colpa, ovviamente, ma c'è anche la rappresentazione di una generazione che ormai ha pochissimi valori e a cui poco importa di chi hanno attorno, se tutte quelle persone non fanno parte della popolarità che possono ottenere o meno all'interno della scuola.
In realtà devo dire che più che la rappresentazione dei piccoli paesi, ci troviamo davanti alla rappresentazione tipica di un liceo americano con il gruppo delle ragazze popolari, quelle che vorrebbero entrarvi, i ragazzi della squadra della scuola che sono, per antonomasia, i più popolari e ambiti dalle ragazze, ci sono poi quelli messi da parte perché diversi negli atteggiamenti e quelli che dietro la facciata della popolarità nascondono altro.

Sono degli adolescenti i protagonisti di questa storia, e come tali pur di rimanere al centro dell'attenzione o non scalfire minimamente quell'aurea di "santità" che si sono costruiti, non si pongono il problema nel momento in cui decidono di buttare palate e palate di fango su una persona a cui non importa nulla di essere popolare.
In questo caso la vittima di questo bullismo scolastico è Alice, una bella ragazza, popolare proprio per la sua bellezza che fa invidia a chi vorrebbe essere come lei o a chi ha provato ad avere una relazione con lei senza riuscirvi.

Insomma leggendo tra le righe vi sto dando più informazioni di quante vorrei darvene ma capitemi, come faccio a parlarvi di questo libro???!!!
Ok, Ok... Adesso vi dico quello che ne ho pensato così ci rimettiamo in pari... Allora...

Io credo che il quadro che viene fuori da questo libro sia quello di una generazione bruciata dall'egocentrismo sociale e mediatico, una generazione che si annoia facilmente e che si permette di sentirsi onnipotente. Una generazione che nasconde le proprie debolezze dietro una facciata stupida che implica l'essere perfetti in ogni situazione e il dover stare sempre al passo di chi ha fatto più esperienze di lui, quasi come se il fatto di non avere avuto lo stesso percorso di vita possa essere un peccato mortale.
Io credo che questo non sia solo legato alla società che qui viene descritta, ma è un po' quello che succede anche oggi, in ogni luogo, bisogna per forza essere all'altezza di ogni situazione, e soprattutto esserlo nel modo in cui vorrebbero gli altri, non per come tu senti di affrontare la cosa.
Il pettegolezzo e la sua natura, in alcuni capitoli, diventano il pretesto per parlare anche di altre problematiche legate all'adolescenza e non solo, come la perdita dei genitori in giovane età, la scarsa o eccessiva attenzione dei genitori nei confronti dei figli, la volontà di un genitore di vedere, nel figlio, quello che lui non è riuscito ad essere, il non sapere bene quale sia la propria identità, l'affrontare situazioni compromettenti, insomma tante problematiche che l'autrice riesce ad inserire bene all'interno di questo contesto.

Un romanzo molto scorrevole sia per la curiosità di sapere il perché di tale situazione, sia per l'uso di un linguaggio che, sebbene in alcune parti ho trovato inutilmente volgare, rispecchia comunque quello della generazione rappresentata.
Un libro che lascia senza parole per la futilità che porta determinate persone ad agire in determinati modi, e il fatto che si facciano queste cose senza pensare un minimo alle conseguenze di quello che si fa mi lascia veramente di stucco!
Riesco a comprendere il fatto che la scrittrice si sia fatta rappresentante di una generazione di persone che non sanno affrontare nulla, anche se si tratta di una vita da adolescenti. Persone che scelgono un modo meschino di agire piuttosto che parlare con l'interessato/a del problema che potrebbero avere.
Io sono una persona che ama il confronto e quando mi trovo davanti a situazioni del genere mi viene sempre da pensare a come sia possibile essere così cattivi quando basterebbe parlare.
Ammetto che per alcuni è difficile farlo, ma a questo punto lascia perdere e gira da un'altra parte, invece no, si agisce da vigliacchi, si preferisce montare un pettegolezzo su una cosa inesistente solo per vedere il loro ego soddisfatto nel momento in cui la loro macchinazione prende forma e vita! BHE'... mi taccio da sola che è meglio...

Purtroppo quella rappresentata è una tristissima verità, e il giudizio positivo che ho dato a questo libro sta proprio nel fatto che ciò di cui si parla è una situazione più reale di quanto non si voglia ammettere.
Credo che sia una lettura da fare? Non credo si debba rifiutare a priori, ecco, una lettura che, se ci incappate, può darvi qualche spunto di riflessione e qualche consapevolezza maggiore su cosa la società di oggi sta diventando, perché, secondo il mio personale punto di vista, è solamente un caso che tutta questa storia sia stata rappresentata nel mondo adolescenziale, molte persone "adulte" fanno anche peggio di così, purtroppo.
E' una lettura che mi è piaciuta fare, non me l'aspettavo, ma è stato così e sono contenta di ciò!

Bene amici, anche per questa lettura credo di avervi detto tutto anche se è stato molto difficile mantenere il segreto su quello che potreste trovare tra le pagine. Io spero che siate comunque riusciti a capirci qualcosa, ecco.
Vi saluto, buone letture amici Viaggialettori, a presto!!!

sabato 25 febbraio 2017

RECENSIONE "WOODLAND FAIRIES. LE FATE DEL BOSCO" di T. K. TEMPEST

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!


Quella di oggi sarà una recensione piuttosto lampo, credo, su una lettura fatta per una delle sfide che sto facendo, si tratta della MADE IN ITALY BOOKS CHALLENGE, la sfida che ogni mese ci porta a leggere un libro di un autore italiano scelto in base a delle linee guida che vengono date dall'organizzatrice.
Bene dopo avervi detto di cosa si tratta vi lascio alla lettura del post, buona lettura!!!



TRAMA: Lyssi ha sedici anni ed è la classica adolescente che vive con il mondo contro, la famiglia, la sorella, i compagni di scuola. Un giorno, camminando nel bosco, inciampa e conosce Rufus, un pixie, una sorta di custode delle fate. Questo porterà la sua vita ad essere completamente stravolta e una serie di cambiamenti costringeranno Lissy a dover prendere una importante decisione.

Titolo: Woodland Fairies. Le fate del bosco
Autore: T. K. Tempest
Casa Editrice: Self- Publishing
Anno: 2014
Pag: 173 (sul kobo)
Prezzo: 10,40 euro



VALUTAZIONE:



Seconda lettura di un autore auto-pubblicato e seconda delusione dopo la visione di copertine tutt'altro che deludenti!!!
La prima lettura di questo tipo è stata Maddox House e anche in quel caso di si trattava di una storia legata a fenomeni paranormali inspiegabili ed inspiegati, questa volta, invece, ci troviamo davanti a quella che vorrebbe essere una storia fantasy legata a quelle creature bellissime (secondo me) che sono le fate.

La storia è ambientata in una nostra contemporaneità inglese nella quale una ragazzina di nome Elisabeth o Lissy si ritrova coinvolta nelle trame macchinose di un pixie, conosciuto anche come famiglio, insomma uno spirito guida delle fate, di nome Rufus. La vita di Lissy viene subito condizionata dalla presenza di questo "gattone" che finisce con il fare di tutto pur di farle conoscere Ilyar, la fata maschio, di cui lui è custode.
Questa è in soldoni la trama, ovviamente non vi posso dire il perché e il come le cose procedono altrimenti vi racconto tutto, quindi passo avanti che è meglio!

Il fatto che sia una storia contemporanea mette in evidenza il senso di inadeguatezza provato da tanti adolescenti all'interno della propria famiglia, oltre che a scuola o nella vita sociale. Una cosa che qui è rappresentata anche in modo un po' troppo esagerato.
Lissy è una ragazzina continuamente subissata dalle angheria della sorella, dai rimproveri della madre che crede a tutto quello che la figlia Kate le dice, e sente molto la mancanza di un padre che c'è ma sembra non essere mai presente nella vita di famiglia.
A questo si aggiunge il fatto che Lissy vede sua sorella come la reginetta della scuola, oltre che della casa, per la sua superiore bellezza, dimostrata dal fatto che tutti la ammirano estasiati, e dal ruolo di sfigatella, se così può aiutarvi a capire cosa intendo, che le viene affidato da chi le sta attorno.
Bene... Il fatto che questa sia la situazione di molti adolescenti non può neanche portare a credere che poi questa stessa situazione possa capovolgersi completamente nell'arco di una settimana, risulta completamente irrealistica come cosa.
Questa, infatti, è proprio una delle cose che non mi sono piaciute affatto di questa vicenda.
Io credo che volendo realizzare una storia che ha dell'incredibile (il fatto che esistano fate direi che lo è a sufficienza), si deve fare in modo che la realtà sia quantomeno realistica, e non esagerare le cose, né per quanto riguarda i problemi di Lissy né per il resto della storia che costruisci attorno a questo personaggio. 
Almeno io la penso così, per rendere il tutto più accattivante agli occhi di chi sta leggendo la tua storia dovresti mettere in evidenza la differenza tra il prima e il dopo, ecco!

In questo caso c'è un'esagerazione nei comportamenti della protagonista e di chi le sta intorno che non ho capito e non ho apprezzato, la sola cosa che mi veniva in mente ogni volta che leggevo la storia era la cafonaggine di tutti i personaggi, e poi, andando avanti diventano tutti sdolcinati, esageratamente sdolcinati. Non è credibile affatto una storia costruita in questo modo.
E poi parliamo della popolarità di Lissy, prima non se la fila nessuno, poi con l'arrivo del pixie stanno tutti dietro di lei come se al mondo, il loro, non esistesse altra ragazzina. Bo, io non ne ho capito il senso di questa cosa.

E' tutto troppo estremizzato, in un senso e nell'altro, e questo non mi ha portato ad apprezzare affatto questa storia. L'idea di un personaggio fata maschio è sicuramente carina, ma l'autrice, sempre a mio avviso, non è riuscita a sfruttare a pieno questa cosa.
Direi che, purtroppo, non è una storia che mi ha convinto, l'eccessivo distacco di atteggiamenti non mi ha fatto capire il motivo e poi ci sono molte parti ripetute e questo, secondo me, solo per allungare il brodo ad una storia dalla trama debole e poco sfruttata.

Direi che non ho molto altro da dire, ovviamente non è una storia che mi sento di consigliarvi perché di motivi non ne ho trovati affatto, magari se c'è qualcuno tra voi che lo ha letto e ci ha trovato qualche altra cosa magari me lo faccia sapere :-)

Io adesso vi saluto che ho da preparare altre recensioni e post, come sempre vi mando un abbraccio grande e vi auguro buon viaggio tra le pagine dei vostri libri!!!

venerdì 24 febbraio 2017

RECENSIONE "IL PROFUMO" di PATRICK SUSKIND

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!

Allora amici come state?? Io cerco di non congelarmi, adoro l'inverno ma sono una persona che soffre tantissimo sia il freddo che il caldo, per me il mondo dovrebbe avere solo Primavera e Autunno come stagioni, ma solo per poter vivere in tranquillità ;-)

Tornando a noi, oggi vi propongo una lettura moooolto particolare che non so dirvi quanto e se, effettivamente, mi sia piaciuta ... Vi spiego come al solito nel post, Buona lettura!







TRAMA: Jean Baptiste Grenouille è nato da una pescivendola che non sapeva fosse vivo. E' nato privo di odore, per questo la sua ossessione è cercarne uno che possa rappresentarlo al meglio. Come? Con l'uso delle più raffinate tecniche profumiere e l'uso di qualunque materia.



Titolo: Il Profumo
Autore: Patrick Suskind
Casa Editrice: Tea 
Anno: 2014 (Ristampa)
Pag: 265
Prezzo: 5,00 euro






VALUTAZIONE:



Ci sono dei libri che sembrano stati scritti da noi o da qualcuno della nostra famiglia. Ci sono quei libri che sembrano raccontarci la storia del nostro futuro. Ci sono quei libri che ci lasciano così sconvolti e rattristati, da condizionare la nostra vita per giorni e settimane. Ci sono dei libri che ci fanno arrabbiare, perché i comportamenti dei personaggi, che magari ci piacciono di più, sono talmente assurdi e stupidi che non possiamo pensare di accettare le loro azioni... E poi ci sono quei libri, come questo qui, che non si capisce cosa ci lasciano, se lo hanno fatto e soprattutto se ci sono piaciuti oppure no!
Questo è il caso di Il profumo di Patrick Suskind per me. Un libro molto particolare, che veramente mi ha messo in crisi nel dargli un giudizio.
Ad essere sincera, l'unica cosa che mi viene in mente, adesso che sto scrivendo, relativa a questo libro, è il disgusto.
Profumo parla di odori e nella maggior parte dei casi si tratta di odori disgustosi o talmente assurdi che a una mente razionale non è possibile accettare come potenzialmente trasformabili in profumi. In effetti credo che di razionalità qui dentro ce ne sia ben poca!

La storia che leggerete nel romanzo è quella di un bambino nato senza odore che passa tutta la sua vita alla ricerca di un odore che possa rappresentarlo al meglio. Per farlo, oltre all'insegnamento delle migliori tecniche di estrazione degli odori, prova ogni tipo di materiale, organico e inorganico, esistente sulla terra da lui calpestata. Se vi state domandando perché vi ho detto che ho provato disgusto, pensate alle cose più impossibili da cui poter ricavare un odore/puzza (per i comuni mortali) e avrete capito a cosa mi riferisco in questo senso.
Bene, Andiamo avanti!


"Certo non esisteva l'odore degli uomini, così come non esisteva il volto umano. Ogni uomo aveva un odore diverso, nessuno lo sapeva meglio di Grenouille, che conosceva migliaia e migliaia di odori individuali e distingueva al fiuto gli esseri umani già dalla nascita. E tuttavia esisteva una nota fondamentale dell'odore umano, del resto abbastanza semplice: una nota fondamentale di sudore grasso, di formaggio acidulo, nell'insieme assolutamente disgustosa, ugualmente propria a tutti gli uomini, e al di sopra della quale, più raffinate e più isolate, aleggiavano le nuvolette di un'aura individuale."

Non credo che questo libro mi sia piaciuto, l'ho trovato noioso, pieno di tecnicismi elencati e pesante, se pensate che 260 pagine le ho lette in 15 giorni è tutto spiegato.
Sono d'accordo con quelli che dicono che si tratti di un libro particolare, non facilmente comprensibile e forse la mia particella di sodio mentre lo leggeva non ha capito tutta la filosofia che si trova al suo interno. Io sinceramente di filosofico non c'ho trovato molto.
Posso capire che la ricerca di un profumo possa essere equiparata alla volontà di trovare una propria identità nel mondo e di conseguenza far sì che gli altri possano considerarci in qualche modo, ma non capisco il modo che l'autore attribuisce a questo personaggio per arrivare ad un tale risultato, ecco, l'ho detto.

Jean Baptiste Grenouille è un orfano che sviluppa il senso dell'olfatto in maniera più che innaturale. In base all'olfatto e agli odori che lo circondano, o meglio, sovrastano, vive la sua vita tra viaggi, ritiri eremitici e immersioni totali nell'arte della creazione dei profumi.
Durante il suo percorso incontra persone che mi sembrano ancora più folli di lui e tutto viene fatto passare come se fosse la normalità, cosa che posso capire associata al tipo di libro con cui si ha a che fare in questo caso.
Grenouille è un personaggio che mi ha infastidito e disturbato molto. Mi ha dato la sensazione di viscido e insulso e questo fin dalle prime pagine. E' vero pure che l'epoca che viene descritta e la città non aiutano molto a togliere o a rendere meno presente questa forte sensazione di disgusto, ma lui proprio è una cosa che... Diciamo che sono molto contenta di aver finito di leggere questo libro, ecco.
Parlando seriamente di questo personaggio, ci troviamo davanti una persona apatica, anaffettiva e l'unica cosa che lo rende vivo è l'odore, il buon odore, la cui ricerca diventa lo scopo della sua vita. Un personaggio che non riconosce nulla del mondo che lo circonda e che non mostra interesse per le cose che possono succedere, come la guerra che, anche l'autore lascia molto in disparte, solo accennata. 
Il romanzo è chiaramente basato su eventi assurdi, e molto immaginifici, ma non vengono associati ad un mondo che potremmo immaginare bello o comunque realistico, in un certo senso, no, qui ci troviamo nel mondo delle lordure e dell'eccesso (in senso negativo) e l'autore lo descrive molto bene.

Purtroppo non mi è risultato facile avere a che fare con lo stile di Suskind, caratterizzato qui da molte descrizioni, non tanto dettagliatissime, quanto caratterizzate dalla presenza eccessiva, a mio parere, di elencazioni, che rendono tutta la storia molto più pesante di quello che probabilmente sarebbe nel caso in cui avesse fatto delle scelte diverse.

Il fatto che il personaggio non sia molto propenso al colloquialismo, ha portato alla creazione di una narrazione con scarsa equilibratura, mi spiego meglio. La presenza maggiore di dialoghi avrebbe sicuramente reso meno pesante la lettura, non dico che dovevano esserci solo dialoghi, ma forse spezzare un po' di più la narrazione sarebbe stato meglio.
Ovviamente queste sono le mie opinioni personali, ho sentito molti pensare a questo romanzo e gridare al capolavoro, ma ormai sappiamo tutti che la critica è sempre personale, quindi posso liberamente dire che a me questo romanzo non è piaciuto per niente!


"Questo mondo fuso nel piombo, in cui nulla si muoveva tranne il vento, che talvolta passava come un'ombra sui boschi grigi, e in cui nulla viveva se non gli aromi della nuda terra, era l'unico mondo possibile per lui, poiché era simile al mondo della sua anima."

Un romanzo dalle atmosfere cupe, macabre e al limite del disgustoso che secondo me può essere amato o odiato, e io è palese da che parte mi trovi ;-)
Un romanzo che è difficile da consigliare per l'estrema particolarità del tema e dello svolgimento che l'autore decide di adottare. Consiglio magari di vedere il film che è stato tratto dal libro e vedere se possa essere il vostro genere, ecco, questo posso farlo.
Io sono rimasta un po' delusa, forse, ma se dovessi dirvi cosa mi sarei dovuta aspettare neanche so dirvelo. Purtroppo non mi ha coinvolto, o meglio, mi ha coinvolto ma solo per la parte negativa delle mie reazioni.

Io credo che a questo punto potrei anche salutarvi. E' stato molto difficile scrivere queste opinioni perché non sapevo neanche da cosa cominciare. Spero che possiate aver capito qualcosa e che mi facciate sapere cosa ne pensate a proposito di questo libro. 
Io vi saluto, vi ringrazio per le visite al blog, ISCRIVETEVI che più siamo e più ci divertiamo a scambiarci opinioni (sempre se vi va, eh)... Ci rileggiamo presto un abbraccio a tutti voi!!!

giovedì 23 febbraio 2017

RECENSIONE "UNA VITA SOTTILE" di CHIARA GAMBERALE

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!


Come state? Secondo mese dell'anno quasi terminato ed è già tempo di scegliere le tre letture che mi accompagneranno per il prossimo mese... Non so proprio cosa leggere, sebbene la mia libreria e i vari scaffali annessi stanno strabordando di letture ancora da fare.. Ma va bene... Credo che comincerò a fare con l'estrazione a sorte, ma poi vedrò...

Tornando a noi e alla lettura di cui vi parlo oggi... La recensione è su una scrittrice che ho conosciuto da poco e mi ha conquistata subito... Mentre leggevo questo libro, poi, mi sono accorta che può anche andare bene per una delle sfide cui sto partecipando la SFIDA DI LETTURA LPS 2017 (potete cliccare sul banner per partecipare) e sono contenta di questo :-) Vi lascio alle mie opinioni, buona lettura!!!





TRAMA: Una serie di personaggi più o meno strani, più o meno profondi, rappresentazioni di categorie e non, ci vengono presentati attraverso i ricordi di una voce, quella di Chiara che non è una protagonista nel senso convenzionale del termine, ma una narratrice di persone.




Titolo: Una vita sottile
Autore: Chiara Gamberale
Casa Editrice: Marsilio
Anno: 1999 
Pag: 130
Prezzo: 10,00 euro (versione attuale)






VALUTAZIONE:




Chiara Gamberale è una di quelle voci che nel suo essere semplice ti colpisce in tutto quello che scrive, o almeno con i due libri che ho letto questo è stato il risultato.

Ho scoperto questa autrice molto casualmente, questa estate, grazie alla lettura di Per dieci minuti e mi ha colpito subito, sia perché ho letto quel libro in un periodo di profonda tristezza e mi ha sollevato l'umore, sia perché la sensazione che ho avuto leggendolo è stata quella di averlo letto nel momento giusto.
Con Una vita sottile la Gamberale ci regala una parte molto intima di sé, quella legata ad una malattia da cui, come dice, si esce con grandissima difficoltà, l'anoressia.


"Esistono situazioni, persone, momenti che il tempo e lo spazio ci rubano ma che ci si impigliano dentro, nelle pieghe del cuore.  Non ci ritroveremo mai a maledire che siano passati, perché saremo sempre troppo presi a benedire che basterà chiudere gli occhi per vedere quello che è stato e, lontani, riuscire a scorgere anche ciò che quello che è stato nascondeva."

Attraverso le poche pagine di questo libro veniamo a conoscenza di tanti personaggi particolari, che sono poi fondamentali per conoscere la stessa protagonista. Si, perché, in questo libro, che non è un romanzo, veniamo a conoscenza della protagonista attraverso gli incontri che ci racconta di aver fatto nella sua vita, e come questi incontri siano stati importanti per lei soprattutto durante la sua malattia.
Un libro molto particolare fatto, secondo me, di ritratti, non solo di singole persone, ma anche di situazioni in cui tutti si possono ritrovare. Nel libro conosciamo alcuni momenti della Chiara ragazzina che fa i suoi primi incontri, della Chiara adulta che porta il suo cane a spasso ed entra a far parte del gruppo dei "Canari" del quartiere, della Chiara amica, figlia, studentessa, insomma diverse versioni di una stessa persona che cambia e che ragiona su molte tematiche.

"Il mio problema è con le emozioni, insomma, mi sono scoperta d'un tratto fragile come se fossi in carne viva e le emozioni, appunto, le emozioni mi avrebbero distrutto e allora ecco la malattia, dal tessuto impermeabile come quello di un preservativo e pesante come una corazza... Una corazza sulla carne viva fa infezione e per questo mi sono ridotta così." 

Quelle che si trovano tra queste pagine sono proprio le emozioni da cui la stessa protagonista cerca di proteggersi, ma dalle quali viene inevitabilmente travolta, e con lei il lettore. La felicità di aver trovato un'amica che è come una sorella che si occupa di lei, l'allegria di un gruppo di persone che, nel portare fuori il cane, costruiscono rapporti di amicizie sincere, la paura di perdere qualcuno e scoprire di non essere in grado di pregare o di farlo credendoci fino in fondo, l'amore nei confronti del proprio cane da accudire e da cui attingere accudimento. E poi ci sono Fabiana, l'insegnante di teatro, che non si perde d'animo nel vedere diminuire il numero dei suoi alunni, l'insegnante di liceo che ha sempre cercato di supportare l'amore di Chiara per i libri e la scrittura, il padre, che è orgoglioso della figlia e delle sue scelte e Pablo, che le dedica poesie, Emiliano che le scrive lettere di amore platonico o di un amore di profonda amicizia.
Accanto ai ritratti degli altri, c'è il suo, alla fine del libro, toccante, profondo, emozionante, come lo erano stati tutti gli altri, o forse di più visto che parla di sé stessa.

Non si può parlare molto di questo libro solo perché ci sono poche pagine e si finirebbe per dire tutto, ma la lunghezza delle pagine non va ad intaccare l'intensità di una scrittura che è tanto profonda quanto semplice e diretta.
Come dicevo all'inizio del post, la Gamberale riesce a catturarmi proprio per questa sua capacità di guardare il mondo attraverso una lente che ti permette di vedere tutto più semplicemente, ma non per questo superficialmente.
Una scrittura che ti permette di avvicinarti alla protagonista, di sentirla vicina e di percepirla così come l'autrice vuole farcela conoscere.
Accanto alla rappresentazione dei vari personaggi raccontati, ci sono profonde riflessioni fatte sempre con leggerezza, ma non per questo meno importanti. L'anoressia è una bestia oscura e silente che non sempre colpisce in modo consapevole, il rapporto tra culture differenti e il modo diverso di concepire il mondo (in questo caso i rapporti d'amore), la religione e la presenza o meno di un qualcuno o qualcosa in cui credere, oppure no.
Insomma  tematiche attuali che permettono una vicinanza maggiore, del lettore, con quanto narrato.


Un libro che mi è piaciuto molto, che mi ha spiazzato inizialmente perché totalmente diverso da quello che avevo già letto. Non che mi aspettassi di leggere lo stesso libro ma quantomeno simile, e invece fortunatamente non è stato così. Ne ho apprezzato la profondità nascosta dal velo di ironia che attraversa tutte le pagine e la apparente leggerezza usata per parlare di un argomento molto toccante.
Insomma, un libro che consiglio, che non vi impegnerà molto tempo ma sicuramente vi lascerà la sensazione di aver letto qualcosa che appaga. 

A questo punto vi ho detto tutto, vi saluto, vi mando un grande abbraccio e vi auguro di fare un BUON VIAGGIO TRA LE PAGINE DEI VOSTRI LIBRI!!!... A presto Viaggialettori!!!

mercoledì 22 febbraio 2017

WWW... WEDNESDAY...#35

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTO O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!


Anche per questa settimana aggiornamento letture che sono state numerose, direi, ma non voluminose, quindi ecco il trucchetto, a parte l'insonnia che ha deciso di non abbandonarmi più... Dovrò cominciare a bere camomilla forse??? Mah, speriamo passi da sola che l'idea delle tisane non mi piace per niente... Bando alle ciance e passiamo alle letture...


Cosa stai leggendo?















Due letture in corso anche per questa settimana, sebbene una stia quasi per terminare, che mi servono per le sfide di lettura che sto facendo, infatti la TBR di questo mese non è stata rispettata :-(
Comunque... Tutta la verità su Alice di Jennifer Mathieu è un romanzo che ho cominciato per la THE HUNTING WORD CHALLENGE di cui sta per terminare la prima tappa, questo è il motivo per il quale sto facendo solo letture legate alle sfide ultimamente.
Romanzo particolare in cui la storia vede una protagonista non-protagonista e il pettegolezzo come motore della vicenda. Non so ancora dirvi se mi piace oppure no perché sono arrivata alla metà esatta, o almeno questo dice il mio fedele Kobo, posso dirvi che non mi sta . 
Seconda lettura cominciata ieri sera è Il richiamo del Cuculo di Robert Galbraith, ovvero lo pseudonimo di J. K. Rowling. Anche di questo non so dirvi molto, sono arrivata in breve tempo ad una quarantina di pagine, scorre molto e spero continui così fino alla fine.


Cosa hai appena finito di leggere?



Le letture appena terminate sono tre e solamente una di queste mi è piaciuta :-/ Anche in questo caso ci sono due letture per le sfide e una della Tbr del mese, la più corta, ovviamente!




Prima lettura terminata questa settimana dopo il mattone della Morton, bello è, per carità, ma sempre mattone è stato. Comunque, torniamo a noi... 
Con La quasi luna di Alice Sebold l'approccio non è stato dei migliori. Una scrittrice drammatica ma molto impersonale (a mio avviso) nella sua scrittura. Una storia di cui non ho capito l'utilità, sebbene io possa comprendere gli atteggiamenti della protagonista, non condivido nulla di quello che fa.
Uno stile che non mi ha coinvolto affatto e sicuramente non è riuscita a stare dietro alle alte aspettative che avevo riposto su di lei, soprattutto perché la Sebold è considerata come una delle autrici da dover leggere almeno una volta nella vita... Mah!!!








Decisamente migliore è stata la lettura di Lasciami andare, madre di Helga Schneider. Autrice di cui vi ho già parlato, per IL ROGO DI BERLINO , entusiasticamente.
Anche in questo caso la storia dell'autrice si unisce ad un contesto più ampio offrendo lo spunto per parlare e ricordare cosa sia stato vivere gli anni del nazismo di Hitler. In questo caso l'arricchimento è legato proprio all'esperienza personale della scrittrice che, cercando un dialogo, l'ultimo, con la madre, ci fa conoscere anche l'altra faccia della medaglia, il pensiero degli aguzzini.
La recensione uscirà i primi giorni di Marzo!!!













Lettura poco convincente che ho fatto per una delle sfide, La MADE IN ITALY BOOKS CHALLENGE, l'obiettivo del mese era LEGGERE UN LIBRO SELF- PUBLISHING e avendo questo nel Kobo ci ho provato. Sto parlando di Woodland Fairies. Le fate del bosco di T. K. Tempest.
E' la seconda volta che mi capita di leggere una storia auto pubblicata che ha una copertina bellissima ma poi, purtroppo, ci limitiamo solamente a quella.
Una lettura banale, con protagonisti antipatici che non mi hanno convinto, di questa lettura uscirà a fine mese la recensione e come vedete non sarà positiva!








Cosa hai intenzione di leggere in seguito?




Diciamo che sicuramente leggerò Quattrocento di Susana Fortes che mi serve per il secondo obiettivo della RUOTA DELLE LETTURE e poi devo scegliere un libro per l'altra challenge tra tre che hanno la priorità su tutti, ma devo vedere quale sarà il candidato. Sono tutti Ebook quindi posso gestirmi le due letture insieme, visto che questi che vi ho citato sono tutti volumi cartacei, tranne quello della Mathieu. Quattrocento fa parte dei "Vegetali" (libri vecchissimi da smaltire) e quindi questa cosa mi rende abbastanza contenta, almeno svecchio un po'.

Bene l'aggiornamento settimanale è tutto qui, fatemi sapere se avete letto qualcuno di questi romanzi e cosa ne avete pensato. Voi cosa state leggendo??
Vi mando un abbraccio e vi auguro di fare bellissime letture!!!

lunedì 20 febbraio 2017

GRAPHIC NOVEL "BASILICO' " di GIULIO MACAIONE

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!


Sono tornata di nuovo a parlarvi di Graphic Novel, quindi seconda puntata di questa nuova rubrica che mi piace molto portare avanti (si siamo alla seconda lettura ma fa lo stesso ;-) ). Ho scoperto che questa forma di letteratura fa per me molto di più rispetto ai manga e quindi perché non continuare?!?

Questa sarà una rubrica mensile, quindi non sarete subissati di recensioni, come succede per i libri, ma manterrò il contegno di una signora e mi limiterò ad una volta al mese... Anche perché le Graphic Novel costano un po' più dei libri e devo starci attenta (lo spirito camionista che è in me non mi abbandona mai, ovviamente)... Potreste dirmi che compro comunque tanti libri e che i soldi li spendo comunque... bhè si, ma con i libri riesco sempre a trovare qualche escamotage per pagarli meno di quanto costano in realtà, mentre invece le Graphic Novel vengono scontate pochissime volte, quindi questo è...
Ma vi lascio al post, spero vi piaccia... BUONA LETTURA!!!




TRAMA: Nel giorno del suo funerale Maria ci presenta la sua storia e quella della sua famiglia, composta da cinque figli. La particolarità è la presenza costanze di pietanze culinarie succulente condite e abbellite da un basilico dal gusto molto particolare, attraverso le quali ci presenta se stessa e i suoi figli.




Titolo: Basilicò
Autore: Giulio Macaione
Casa Editrice: Bao
Anno: 2016
Pag: 154
Prezzo: 15,00 euro







VALUTAZIONE:



Quello delle Graphic Novel è stato un mondo, per me, sconosciuto fino a qualche mese fa e che ogni volta mi sorprende.
Quella di cui vi parlo oggi è una storia molto particolare che unisce la storia di una famiglia ad un giallo di stampo culinario con protagonista indiscusso il Basilico, ma partiamo dal principio...

La voce narrante di questa storia è Maria che, nel giorno del suo funerale, decide di presentarci i suoi figli e la storia della sua e loro vita.
Maria è cresciuta in un monastero perché i suoi genitori, due fruttivendoli, decidono di volerle dare una educazione migliore della loro. Ci rimane per molti anni, fino a quando, nel 1969 incontra quello che poi è diventato suo marito. La volontà di Maria è sempre stata quella di creare una famiglia numerosa e vivere serenamente con il marito e i figli, cosa che purtroppo non avviene. Infatti Maria si trova da sola con quattro figli piccoli e uno in arrivo che non conoscerà mai il padre.
Accanto a Maria ci sono i figli, cinque, tutti diversi tra loro, ma accomunati da un senso di abbandono, da parte del padre,che li ha segnati nella loro vita e nei loro rapporti con la madre.
Non mi dilungo più di tanto a parlarvi ancora della trama altrimenti vi anticiperei tutto, ma vi posso dire che tutto il volume segue questa famiglia e la storia matrimoniale di Maria.


La struttura narrativa della storia prevede la presenza di capitoli che riguardano la storia di Maria alternati a capitoli dedicati ai figli, uno per ogni personaggio.
Altra particolarità è il colore che viene usato, una sorta di color seppia per i ricordi di Maria e suo marito e il bianco e nero per tutte le parti dedicate ai figli e al periodo pre - funerale.
I capitoli sono alternati, quindi abbiamo uno color seppia intitolato con un anno di matrimonio, e un capitolo dedicato ad uno dei figli e l'ultimo a Maria stessa.
Oltre a questo, altra particolarità che rende il libro una sorta di mini ricettario è, appunto, la presenza di ricette scritte da Maria e dedicate ad ognuno dei suoi figli. Ricette rigorosamente siciliane e rigorosamente condite con Basilico.

Attraverso i vari capitoli veniamo a conoscenza di questi cinque figli, partiamo da Giovanni, insegnante liceale dalla vita matrimoniale fallimentare. Un uomo poco ascoltato e poco considerato dalla moglie che non perde mai occasione per uscire con le sue amiche, piuttosto che vivere il suo matrimonio.
La seconda figlia è Agata, una artista di 34 anni che, pur cercando di sopravvivere con i suoi quadri, finisce con l'andare a lavorare in un call-center. Una donna che cerca, nei rapporti occasionali, di colmare un vuoto che la porta a considerare il suo atteggiamento come giustificazione all'abbandono paterno.
Diego Maria è gay, o "farfallina", come dice sua madre, e cerca anche lui di colmare il vuoto lasciato dal padre con rapporti sentimentali che non durano più di qualche mese.  
Rosalia è infermiera, sposata ad un medico che mette al primo posto la carriera e non sua moglie, la quale per controbilanciare, lo tradisce. 

Per ultimo c'è Santo, giornalista giramondo e l'unico, tra i suoi fratelli, a non aver mai conosciuto suo padre. Santo è anche l'unico che riesce a tenere testa a sua madre e a sopportare il suo modo di essere.

Maria, infatti, ci viene presentata come una donna molto dura con i figli. Giudica continuamente le loro scelte in maniera negativa, o i loro comportamenti sempre sotto il suo occhio giudicante.
Quello che ne viene fuori è il quadro di una madre arcigna, quasi anaffettiva, più attenta alla sua cucina che ai figli e sempre pronta a vedere se stessa su un gradino più alto rispetto a tutti gli altri.





Lo scarso rapporto con la madre è, però, compensato da un'unione maggiore tra loro figli che sono molto più comprensivi l'uno con l'altro.

I capitoli dedicati a Maria e al suo matrimonio (Ovviamente tralascio di parlarvi di quello dedicato a Maria perché altrimenti vi direi la fine della storia), ci fanno vedere una ragazza prima, e una donna poi, che segue la sua aspirazione nel voler creare una famiglia numerosa ed essere una donna rispettabile, anche a discapito di persone che fanno parte della sua stessa famiglia.

Questo sinceramente me l'ha resa poco simpatica, soprattutto perché credo che non sempre sia giusto inseguire il proprio volere o i propri sogni quando questo va a ledere le persone che ti stanno vicine, o i figli, in questo caso.



Per quanto riguarda la mia esperienza di lettura devo dire che è una storia che mi è piaciuta molto nonostante non abbia condiviso alcuni comportamenti di Maria che ho trovato egoisti e poco sensati.
I figli diventano un modo per rappresentare le varie sfaccettature della società moderna e soprattutto varie tipologie di reazioni ad un tema, quello dell'abbandono genitoriale, che è sempre molto duro da digerire per chi lo ha subito.
Sicuramente una storia realistica con dei personaggi molto ben caratterizzati a livello caratteriale ma anche grafico. Ci sono delle tavole che sembrano più fotografie che disegni. Si nota bene la somiglianza tra i vari fratelli e i loro genitori e anche quando si trovano tavole come quella relativa alle varie esperienze di Diego Maria, ad esempio, tutti i personaggi sono disegnati in modo tale da avere una loro propria fisionomia che li distingue e identifica.
Accanto a Maria e ai suoi figli ci sono poi altri due personaggi che fanno parte della storia ma di cui non vi dirò nulla perché starà a voi scoprirne di più, e anche in quel caso il disegno è particolareggiato e cattura proprio per l'attenzione ai particolari.

Insomma che altro dirvi se non che leggere questa storia vi farà passare un paio d'ore attaccati alle tavole e alla storia entrambe molto ben congegnate.
Come ho detto, il personaggio di Maria non mi è piaciuto particolarmente soprattutto per l'aspetto egoistico che rappresenta, perché alla fine, la sensazione che ho avuto è che tutto le era dovuto, e questo non mi piace assolutamente.
Detto ciò, leggete questa Graphic Novel per conoscere una storia bella quanto realistica, leggetela se volete conoscere qualche ricetta siciliana doc, leggetela se siete amanti di un tratto ben definito che mette in evidenza i volti dei personaggi creando delle fotografie disegnate.
Insomma leggetelo perché, anche in questo caso, si tratta di un giovane autore italiano e io sono sempre per il Made in Italy quando si tratta di bei progetti ;-)

Con questa reclame credo di avervi raccontato tutto quello che avevo da dire su questa Graphic Novel, fatemi sapere se l'avete letta, se avete letto qualche altra cosa dell'autore, se vi può attirare o se avete qualche altro titolo da suggerirmi :-)
Ci rileggiamo il prossimo mese con questa rubrica, nel frattempo vi saluto, vi abbraccio e vi auguro di fare belle letture e bellissimi viaggi tra le loro pagine... A presto!!!

sabato 18 febbraio 2017

RECENSIONE "LA QUASI LUNA" di ALICE SEBOLD

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!


Oggi mi ritrovo a parlarvi di un libro che non so ancora come definire, un Thriller? Un romanzo drammatico? O tutti e due? Forse quest'ultima opzione sarebbe la migliore... Un libro che mi ha lasciato indifferente purtroppo, nonostante la tematica sia molto seria... 
Ve ne parlo meglio nel post... BUONA LETTURA!!!





TRAMA: Helen ha 49 anni, è divorziata, ha due figlie, è una modella di disegno dal vero e ha ucciso sua madre!




Titolo: La quasi luna
Autore: Alice Sebold
Casa Editrice: E/O
Anno: 2010
Pag: 375
Prezzo: 9,00 euro








VALUTAZIONE:





Ebbene si, anche questa lettura non è stata positiva per me. Di certo dopo aver letto la Morton non mi aspettavo di poter trovare subito un altro bel libro, FIGURIAMOCI!!!

La cosa positiva è che ho smaltito un altro titolo che stava li ad aspettare da un po' di tempo!

Passiamo alla recensione che è meglio... Anche se da dire ho poche cose.

Parto con il dire che Alice Sebold è stata inserita nella classifica dei 100 libri da leggere assolutamente almeno una volta nella vita, non con questo titolo ma con AMABILI RESTI che è, forse, il suo titolo più famoso e che non ho letto. Ho conosciuto questa autrice grazie a qualche video su youtube nei quali si ribadiva il concetto della Sebold come di una bravissima scrittrice, cosa che io non sto qui a mettere in dubbio, ovviamente, le opinioni sono solamente le mie personali. Purtroppo non credo si tratti di una autrice con cui andrò d'accordo.

La storia raccontata dalla Sebold in questo libro riguarda l'uccisione della madre da parte della protagonista che, dopo aver compiuto il fatto, ripercorre la sua esistenza segnata da problematiche molto importanti e difficili. Non so fino a che punto, questa, possa essere considerata una storia reale o autobiografica, Dato il complicato passato dell'autrice che lei stessa ha reso noto, quello che so è che, nonostante tutto, a me non è piaciuta!

La trama vera e propria, in sé, è scarna, il romanzo è, in realtà, il viaggio mentale della protagonista attraverso ricordi ed episodi che hanno riguardato la sua vita passata. Questo permette al lettore di costruire la propria opinione sul libro passo passo che si procede con la lettura.

Una storia che per me, inizialmente, è risultata molto confusionaria e poco accattivante e che dopo, sebbene io abbia cominciato a capire il modo di scrittura dell'autrice, non mi ha comunque conquistata.

Il romanzo è un continuo viaggio attraverso i ricordi di una donna stanca, avvilita e lacerata da una situazione in cui si è trovata fin da giovanissima. Una storia fortemente drammatica che termina, credo, in un modo ancora più drammatico e sofferto.
La vita di Helen, dall'età di tredici anni, è stata costantemente cadenzata dalle stranezze di sua madre, dalla sua malattia, dai suoi eccessi di gioia e tristezza, dalle volte in cui la stanchezza e lo sconforto di assistere un malato mentale ti porta a voler scappare via lasciando tutto e tutti al loro destino. Per questo motivo, quello che mi sono chiesta è: Quello che Helen fa, uccidere sua madre, è da considerare come un grande gesto d'amore o come un atto di liberazione? 
E' difficile dirlo, ed è difficile dire il proprio pensiero senza che si lasci via libera all'idea di un giudizio che non può essere date se non si vive tale situazione.
Una storia molto difficile con la quale l'autrice ha cercato di far espiare la colpa alla sua protagonista attraverso il viaggio nei ricordi passati legati, non solo, alla vita in famiglia, con padre e madre, ma anche alle ripercussioni che la sua situazione originaria ha avuto nei rapporti con il marito, in particolare, come pure con le figlie.

"La malattia mentale aveva la capacità più unica che rara di trasmettere le sue metastasi da una generazione all'altra. Sarebbe capitato a Sarah? Sarebbe capitato al piccolo Leo? Sarah sembrava la candidata più ovvia; ma non era detto. E l'argomento era stato sempre, sempre accantonato, come se la cura geografica che aveva scelto Emily potesse bastare. Ma l'avevo provata anch'io. Anch'io avevo creduto che Madison significasse fuga. Non era così. Stessa cosa il matrimonio e la maternità. E l'omicidio."  



Il tema della malattia mentale non è, però, l'unico affrontato in questo romanzo, a questo si affianca quello del suicidio, dell'incapacità di vivere la propria vita distaccandosi da una famiglia problematica.
Un libro molto intenso che, però, non mi ha coinvolto in alcun modo. Il modo in cui l'autrice racconta la storia di Helen, della sua vita e della sua famiglia, costantemente sottoposta a stress e problemi, viene raccontata in modo asettico, senza coinvolgimento, come se si stesse parlando di una ricetta medica e la cosa non mi è piaciuta per niente.
Credo che non ci si debba lasciare al linguaggio melodrammatico, ma neanche è possibile raccontare di un amore così grande, come quello provato da Helen per la madre malata, con così tanto distacco, una freddezza che appartiene a chi vive la sua vita in modo apatico, anaffettivo, insomma, avete capito cosa intendo.
Ho visto una enorme frattura e incoerenza tra le due cose, la storia e lo stile utilizzato, e questo non mi ha fatto apprezzare per niente il romanzo.
Altra cosa che non ho apprezzato è stato il modo in cui, nella narrazione, l'autrice passa dal presente al passato senza alcun tipo di segnalazione, sia tramite espressioni, sia tramite degli accorgimenti, come ad esempio, lasciare un'interlinea maggiore, o qualsiasi altra cosa che faccia capire al lettore che si parla di qualcosa riguardante il suo passato.
La presenza del ricordo è percepibile solamente quando, leggendo, si vede che non si sta parlando più della morte della madre.


"Prima che stendesse l'ultima coperta, vidi mio padre sporgersi a darle un bacio. Sapeva che era in quei momenti che l'amava di più: quando lei era distrutta e inerme, quando restava senza il suo guscio duro e tutto il suo astio e il suo gelo non potevano servirle a nulla. Era la triste danza di due persone che stavano morendo di fame l'una nelle braccia dell'altra, il loro matrimonio una X che univa per sempre l'assassino alla sua vittima."

Helen e suo padre sono delle persone che non riescono a sopportare l'onere cui sono stati sottoposti e questo è comprensibile. Come ho detto, ci possono essere dei momenti di sconforto, dei momenti di stanchezza, ma la difficoltà maggiore nasce quando tutto il peso della situazione ricade sulla famiglia, o meglio sugli elementi che devono subire tutto quel dolore e quella fatica, in questo caso il padre e la stessa Helen, fragili a loro volta.
Helen è una donna alla costante ricerca di un amore che non riesce ad ottenere da nessuna parte. Non riesce a riceverlo dalla madre, con la quale ha sempre avuto un rapporto conflittuale, non lo ottiene dal marito, con il quale costruisce una famiglia che comunque non riesce a soddisfarla appieno, e non riesce ad ottenerlo neanche dalle figlie che decidono di allontanarsi da lei, sebbene continuassero ad avere un rapporto.
Allora quello che si vede in Helen e nel suo gesto, potrebbe essere un tentativo fatto per cercare di ottenere amore?
Insomma una lettura che, si, mi ha fatto nascere tanti interrogativi soprattutto sul perché si è pinta fino a commettere un omicidio, ma che comunque non è riuscita a farmi affezionare alla protagonista, né a sentirmi vicina a lei nei momenti in cui i ricordi e le difficoltà che ha avuto le hanno condizionato la vita intera.

Quello che penso di questo romanzo è che si tratta di una storia che non sembra richiedere la partecipazione del lettore ma cerca solamente di mettere il lettore al corrente di una cosa che è successa. Con questo scopo l'autrice si limita a raccontare i fatti così come sono avvenuti e a parlare del passato di Helen come se si dovesse trovare lì una giustificazione a quello che ha fatto. Il tutto si svolge in modo impersonale e privo di alcun tipo di partecipazione.
Purtroppo non ho un parere positivo su questa lettura. Una storia che non mi ha coinvolta nonostante io abbia compreso il suo vissuto e quello del padre. Credo che ci sia voluta molta forza per stare dietro a tutto quello che una persona con questa patologia può comportare. Soprattutto in relazione al fatto che vivendo in una società, quindi con altre persone, si debba tener conto anche di quello che viene detto da chi vede, in particolari atteggiamenti, solamente una mancanza di rispetto nei confronti della comunità in cui convivono.
E' ovvio che comprendere appieno cosa significhi vivere in una situazione tale non è possibile, la cosa si può solamente immaginare, forse, ma proprio perché è difficile poter comprendere, credo che la scrittrice avrebbe dovuto permettere al lettore di empatizzare maggiormente con i personaggi della storia e questa cosa ha penalizzato molto la mia lettura, ecco.

Bene, io spero di essere stata chiara sul mio pensiero, ho fatto molta fatica a mettere in ordine i miei pensieri sparsi e frastagliati, ma a rileggere sembra che ho scritto qualcosa che abbia un senso. Fatemi sapere se avete letto questo libro, se avete letto altro dell'autrice.
Per quanto mi riguarda, non credo che leggerò altro, a meno che un colpo di fortuna mi fa trovare qualche altra cosa di suo nei mercatini dell'usato.
Adesso vi saluto che ho da preparare altri post, vi mando un abbraccio... Buon Weekend!!!