sabato 18 febbraio 2017

RECENSIONE "LA QUASI LUNA" di ALICE SEBOLD

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!


Oggi mi ritrovo a parlarvi di un libro che non so ancora come definire, un Thriller? Un romanzo drammatico? O tutti e due? Forse quest'ultima opzione sarebbe la migliore... Un libro che mi ha lasciato indifferente purtroppo, nonostante la tematica sia molto seria... 
Ve ne parlo meglio nel post... BUONA LETTURA!!!





TRAMA: Helen ha 49 anni, è divorziata, ha due figlie, è una modella di disegno dal vero e ha ucciso sua madre!




Titolo: La quasi luna
Autore: Alice Sebold
Casa Editrice: E/O
Anno: 2010
Pag: 375
Prezzo: 9,00 euro








VALUTAZIONE:





Ebbene si, anche questa lettura non è stata positiva per me. Di certo dopo aver letto la Morton non mi aspettavo di poter trovare subito un altro bel libro, FIGURIAMOCI!!!

La cosa positiva è che ho smaltito un altro titolo che stava li ad aspettare da un po' di tempo!

Passiamo alla recensione che è meglio... Anche se da dire ho poche cose.

Parto con il dire che Alice Sebold è stata inserita nella classifica dei 100 libri da leggere assolutamente almeno una volta nella vita, non con questo titolo ma con AMABILI RESTI che è, forse, il suo titolo più famoso e che non ho letto. Ho conosciuto questa autrice grazie a qualche video su youtube nei quali si ribadiva il concetto della Sebold come di una bravissima scrittrice, cosa che io non sto qui a mettere in dubbio, ovviamente, le opinioni sono solamente le mie personali. Purtroppo non credo si tratti di una autrice con cui andrò d'accordo.

La storia raccontata dalla Sebold in questo libro riguarda l'uccisione della madre da parte della protagonista che, dopo aver compiuto il fatto, ripercorre la sua esistenza segnata da problematiche molto importanti e difficili. Non so fino a che punto, questa, possa essere considerata una storia reale o autobiografica, Dato il complicato passato dell'autrice che lei stessa ha reso noto, quello che so è che, nonostante tutto, a me non è piaciuta!

La trama vera e propria, in sé, è scarna, il romanzo è, in realtà, il viaggio mentale della protagonista attraverso ricordi ed episodi che hanno riguardato la sua vita passata. Questo permette al lettore di costruire la propria opinione sul libro passo passo che si procede con la lettura.

Una storia che per me, inizialmente, è risultata molto confusionaria e poco accattivante e che dopo, sebbene io abbia cominciato a capire il modo di scrittura dell'autrice, non mi ha comunque conquistata.

Il romanzo è un continuo viaggio attraverso i ricordi di una donna stanca, avvilita e lacerata da una situazione in cui si è trovata fin da giovanissima. Una storia fortemente drammatica che termina, credo, in un modo ancora più drammatico e sofferto.
La vita di Helen, dall'età di tredici anni, è stata costantemente cadenzata dalle stranezze di sua madre, dalla sua malattia, dai suoi eccessi di gioia e tristezza, dalle volte in cui la stanchezza e lo sconforto di assistere un malato mentale ti porta a voler scappare via lasciando tutto e tutti al loro destino. Per questo motivo, quello che mi sono chiesta è: Quello che Helen fa, uccidere sua madre, è da considerare come un grande gesto d'amore o come un atto di liberazione? 
E' difficile dirlo, ed è difficile dire il proprio pensiero senza che si lasci via libera all'idea di un giudizio che non può essere date se non si vive tale situazione.
Una storia molto difficile con la quale l'autrice ha cercato di far espiare la colpa alla sua protagonista attraverso il viaggio nei ricordi passati legati, non solo, alla vita in famiglia, con padre e madre, ma anche alle ripercussioni che la sua situazione originaria ha avuto nei rapporti con il marito, in particolare, come pure con le figlie.

"La malattia mentale aveva la capacità più unica che rara di trasmettere le sue metastasi da una generazione all'altra. Sarebbe capitato a Sarah? Sarebbe capitato al piccolo Leo? Sarah sembrava la candidata più ovvia; ma non era detto. E l'argomento era stato sempre, sempre accantonato, come se la cura geografica che aveva scelto Emily potesse bastare. Ma l'avevo provata anch'io. Anch'io avevo creduto che Madison significasse fuga. Non era così. Stessa cosa il matrimonio e la maternità. E l'omicidio."  



Il tema della malattia mentale non è, però, l'unico affrontato in questo romanzo, a questo si affianca quello del suicidio, dell'incapacità di vivere la propria vita distaccandosi da una famiglia problematica.
Un libro molto intenso che, però, non mi ha coinvolto in alcun modo. Il modo in cui l'autrice racconta la storia di Helen, della sua vita e della sua famiglia, costantemente sottoposta a stress e problemi, viene raccontata in modo asettico, senza coinvolgimento, come se si stesse parlando di una ricetta medica e la cosa non mi è piaciuta per niente.
Credo che non ci si debba lasciare al linguaggio melodrammatico, ma neanche è possibile raccontare di un amore così grande, come quello provato da Helen per la madre malata, con così tanto distacco, una freddezza che appartiene a chi vive la sua vita in modo apatico, anaffettivo, insomma, avete capito cosa intendo.
Ho visto una enorme frattura e incoerenza tra le due cose, la storia e lo stile utilizzato, e questo non mi ha fatto apprezzare per niente il romanzo.
Altra cosa che non ho apprezzato è stato il modo in cui, nella narrazione, l'autrice passa dal presente al passato senza alcun tipo di segnalazione, sia tramite espressioni, sia tramite degli accorgimenti, come ad esempio, lasciare un'interlinea maggiore, o qualsiasi altra cosa che faccia capire al lettore che si parla di qualcosa riguardante il suo passato.
La presenza del ricordo è percepibile solamente quando, leggendo, si vede che non si sta parlando più della morte della madre.


"Prima che stendesse l'ultima coperta, vidi mio padre sporgersi a darle un bacio. Sapeva che era in quei momenti che l'amava di più: quando lei era distrutta e inerme, quando restava senza il suo guscio duro e tutto il suo astio e il suo gelo non potevano servirle a nulla. Era la triste danza di due persone che stavano morendo di fame l'una nelle braccia dell'altra, il loro matrimonio una X che univa per sempre l'assassino alla sua vittima."

Helen e suo padre sono delle persone che non riescono a sopportare l'onere cui sono stati sottoposti e questo è comprensibile. Come ho detto, ci possono essere dei momenti di sconforto, dei momenti di stanchezza, ma la difficoltà maggiore nasce quando tutto il peso della situazione ricade sulla famiglia, o meglio sugli elementi che devono subire tutto quel dolore e quella fatica, in questo caso il padre e la stessa Helen, fragili a loro volta.
Helen è una donna alla costante ricerca di un amore che non riesce ad ottenere da nessuna parte. Non riesce a riceverlo dalla madre, con la quale ha sempre avuto un rapporto conflittuale, non lo ottiene dal marito, con il quale costruisce una famiglia che comunque non riesce a soddisfarla appieno, e non riesce ad ottenerlo neanche dalle figlie che decidono di allontanarsi da lei, sebbene continuassero ad avere un rapporto.
Allora quello che si vede in Helen e nel suo gesto, potrebbe essere un tentativo fatto per cercare di ottenere amore?
Insomma una lettura che, si, mi ha fatto nascere tanti interrogativi soprattutto sul perché si è pinta fino a commettere un omicidio, ma che comunque non è riuscita a farmi affezionare alla protagonista, né a sentirmi vicina a lei nei momenti in cui i ricordi e le difficoltà che ha avuto le hanno condizionato la vita intera.

Quello che penso di questo romanzo è che si tratta di una storia che non sembra richiedere la partecipazione del lettore ma cerca solamente di mettere il lettore al corrente di una cosa che è successa. Con questo scopo l'autrice si limita a raccontare i fatti così come sono avvenuti e a parlare del passato di Helen come se si dovesse trovare lì una giustificazione a quello che ha fatto. Il tutto si svolge in modo impersonale e privo di alcun tipo di partecipazione.
Purtroppo non ho un parere positivo su questa lettura. Una storia che non mi ha coinvolta nonostante io abbia compreso il suo vissuto e quello del padre. Credo che ci sia voluta molta forza per stare dietro a tutto quello che una persona con questa patologia può comportare. Soprattutto in relazione al fatto che vivendo in una società, quindi con altre persone, si debba tener conto anche di quello che viene detto da chi vede, in particolari atteggiamenti, solamente una mancanza di rispetto nei confronti della comunità in cui convivono.
E' ovvio che comprendere appieno cosa significhi vivere in una situazione tale non è possibile, la cosa si può solamente immaginare, forse, ma proprio perché è difficile poter comprendere, credo che la scrittrice avrebbe dovuto permettere al lettore di empatizzare maggiormente con i personaggi della storia e questa cosa ha penalizzato molto la mia lettura, ecco.

Bene, io spero di essere stata chiara sul mio pensiero, ho fatto molta fatica a mettere in ordine i miei pensieri sparsi e frastagliati, ma a rileggere sembra che ho scritto qualcosa che abbia un senso. Fatemi sapere se avete letto questo libro, se avete letto altro dell'autrice.
Per quanto mi riguarda, non credo che leggerò altro, a meno che un colpo di fortuna mi fa trovare qualche altra cosa di suo nei mercatini dell'usato.
Adesso vi saluto che ho da preparare altri post, vi mando un abbraccio... Buon Weekend!!!

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