martedì 28 marzo 2017

RECENSIONE "ROVERANDOM" di J. R. R. TOLKIEN

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Dopo tanto tempo sono finalmente ritornata a leggere qualcosa di Tolkien, autore conosciuto per fama ma di cui non avevo letto ancora nulla prima de LA CADUTA DI ARTU' di cui vi ho parlato questa estate. La lettura di oggi è di tutt'altro genere, un racconto per bambini che, purtroppo non mi ha convinto molto.
Vi racconto tutto nel post... BUONA LETTURA!!!



TRAMA: Roverandom è la storia di un cane che per aver morso il pantalone di mago finisce con l'essere trasformato in un piccolo cane giocattolo che rimane immobile per tutto il giorno. Una notte, durante le sue esplorazioni, riesce a scappare dalla casa del bambino cui è stato regalato, dando inizio alle avventure che lo vedono volare sul dorso di un gabbiano, acquisire delle ali con le quali impara a volare, arrivare sulla luna e conoscere il mondo delle sirene nel profondo del mare. Solo dopo aver compiuto questo viaggio sarà possibile, per lui, tornare a casa e soprattutto tornare quello di un tempo.

Titolo: Roverandom
Autore: J. R. R. Tolkien
Casa Editrice: Bompiani
Anno: 2014 (Ristampa)
Pag: 173
Prezzo:10,50 euro




VALUTAZIONE:




Prima di cominciare a parlarvi del libro è mio "dovere" informarvi che ho letto questo volume per coprire un obiettivo dell'ormai ottavo giro della RUOTA DELLE LETTURE nel quale mi si chiedeva di leggere UN LIBRO CON LA COPERTINA (IN PREVALENZA) NERA.

Seconda lettura di Tolkien per me prima di avvicinarmi alla sua produzione più celebre e devo dire che la scelta di questo libro non è stata delle migliori, anche se il voto che gli ho dato non è assolutamente negativo.
A volte capita di idealizzare talmente tanto una cosa che poi, quando ce l'hai a portata di mano, ti sembra talmente ovvia o semplice che quasi quasi la delusione è più grande delle aspettative in essa riposte. Ecco, purtroppo questo libro un po' di delusione me l'ha portata, magari la colpa è pure mia che compro le cose solo leggendo le prime righe scritte nella quarta di copertina, però, pensavo che Tolkien fosse una garanzia a livello di storie, ecco.
Non so se questa fiducia può bastare a giustificare i miei acquisti scellerati, fatto sta che questo libro l'ho comprato e sono stata comunque contenta di averlo fatto, in fin dei conti.

La storia che ci viene raccontata in Roverandom, è quella di un cane maleducato che, un giorno, ha avuto la malsana idea di provocare un grande e potente mago, il quale, pretendendo da lui più educazione, finisce per essere attaccato dal cane trovandosi con un grosso buco nei pantaloni. Questo fa arrabbiare il mago che decide di trasformarlo in un piccolo cane giocattolo che acquista vita solamente dalla mezzanotte alle prime ore del mattino. Proprio sotto questa forma viene acquistato da una donna che decide di regalarlo al suo nipotino Two. Durante una delle sue giornate a giocare sulla spiaggia, però, Two perde Rover e il cane, nelle ore di libertà motoria, finisce con il cercare un modo per tornare alle sue reali dimensioni. Iniziano così le sue avventure di un cane errante che sul dorso di un gabbiano prima, e con le sue piccole ali poi, viaggerà dalla terra fin sulla luna e poi sul fondo degli abissi, tra sirene e balene.

Come vedete dalla trama si tratta di una storia per bambini realizzata da Tolkien proprio quando suo figlio Michael, dopo una giornata in spiaggia, perde tra la sabbia il piccolo cane di latta che gli era stato regalato. Questo mette già in evidenza il fatto che qui si siano ripresi degli elementi biografici di Tolkien e della sua famiglia, ma non solo.
La lettura di questo volume, fatto da un bambino, sicuramente raggiungerebbe l'intento, quello di raccontare una fantastica avventura il cui protagonista, un cane, si ritrova a dover fare i conti con il "dispetto" di un mago che non vuole ridargli le sue sembianze reale. 
Letto da un adulto, invece, ci troviamo a leggere un testo metaletterario che ha proprio in questo la sua bellezza.
Il racconto vero e proprio viene anticipato da una introduzione che ci permette di conoscere le circostanze della composizione, la storia dell'autore legata alla vicenda narrata e la storia editoriale di questo racconto.
Attraverso l'introduzione e le note è possibile fare attenzione a dei particolari che, chiunque abbia anche solo visto i film ispirati alle sue opere, riconoscerebbe, in particolare mi riferisco alla figura del mago Artaserse che richiama palesemente il celebre Gandalf, alcune descrizioni dei luoghi ed alcuni passaggi che inevitabilmente mi hanno riportato alla mente sia i film di Lo Hobbit che de Il signore degli anelli.

"Il tipo che sta entrando ora nella storia era proprio uno stregone. Avanzava bel bello per il viale del giardino, con un vecchio paltò sdrucito, una vecchia pipa tra i denti e un vecchio cappellaccio verde in testa. Se Rover non fosse stato così occupato ad abbaiare alla palla, avrebbe forse notato la penna blu infilata nella calotta del cappello verde, e sarebbe venuto anche a lui - come a qualsiasi altro ragionevole cane - il sospetto che potesse trattarsi di uno stregone; ma della penna lui non si accorse affatto." 

Se da una parte ci si può aspettare che uno scrittore possa aver utilizzato degli elementi comuni a più storie per la loro costruzione, non mi sarei mai aspettata di ritrovare elementi che mi hanno ricordato molto il nostro PINOCCHIO di Carlo Collodi nella presenza dell'Isola dei cani o la presenza di una balena che trasporta nella sua bocca i nostri personaggi, o la descrizione degli abissi che ho associato al regno di Ariel, la Sirenetta della Disney (non quella di Andersen), insomma ci sono stati molti punti che mi hanno portato a fare questi rimandi ad altre opere. Ovviamente i riferimenti non sono solamente questi. 
Sicuramente ci sono influenze legate alle leggende nordiche, alla mitologia, alla religione, e poi una serie di giochi linguistici e rimandi a filastrocche, al mondo di Carroll e ad altri autori che lo stesso Tolkien apprezzava. Questa è sicuramente la parte che ho apprezzato di più del libro, anche rispetto alla storia in sé che comunque pur non essendo scontata, è comunque una narrazione più semplice rispetto al resto della sua produzione.

" "Quella è l'Isola del Cani", disse Mew, "o meglio l'Isola dei Cani Smarriti, dove vanno tutti i cani perduti che se lo meritano o sono fortunati. Mi dicono che non è male, per un cane; possono fare tutto il chiasso che vogliono senza che nessuno gli ordini di piantarla o gli tiri dietro qualcosa. Tengono un magnifico concerto ogni volta che splende la luna, abbaiano tutti insieme i loro versi preferiti. Pare che ci siano anche alberi di ossi con frutti succulenti che cadono dalla pianta quando sono maturi."   

Ditemi la verità: Non vi è sembrata la descrizione del Paese de Balocchi??!! Magari sono visionaria è, ma mentre leggevo, questo mi è sembrato!
Inutile ripetervi che nel racconto ci sono molti elementi biografici, come la perdita del piccolo Rover, la presenza di una casa sulla scogliera che ospita una famiglia con dei bambini. Accanto a questi elementi, ce ne sono altri legati alla società contemporanea dello scrittore, vuoi attraverso la presenza del nome di un quotidiano, vuoi attraverso alcune abitudini attribuite ai personaggi della storia o al soprannome PAM dato a Psamathos, il mago delle sabbie che richiamava il soprannome di un personaggio politico del suo tempo. Insomma un misto di elementi reali e fantastici che ben si collegano con la storia creata.

Per quanto riguarda la mia opinione personale, però, Roverandom mi ha portato ad avere un giudizio intricato e ingarbugliato che un giorno oscilla più verso il carino e un altro verso il che genialata.
Indubbiamente è da riconoscere ancora una volta la capacità dello scrittore di aver saputo inserire in un contesto fantastico, e in modo del tutto impercettibile, elementi della sua contemporaneità e la creazione di una storia che poi ha sicuramente aperto le porte per qualcosa di più complesso nella sua costruzione. Sicuramente la presenza di elementi che rimandano a Lo Hobbit, il più vicino per pubblicazione, mi porta a volerlo recuperare subito per vedere quanto, effettivamente, sia stato ripreso da questo racconto.
La storia di per sé, senza considerare gli aspetti metaletterari, però, non mi ha colpito particolarmente, in effetti se ci avete fatto caso delle avventure di Roverandom, ne ho parlato pochissimo, un po' perché raccontarvele mi avrebbe portato a parlarvi dell'intero racconto, un po' perché, in effetti, ho trovato la narrazione un po' troppo confusionaria. 
Il fatto che avessi adorato le descrizioni fatte ne LA CADUTA DI ARTU' mi ha portato, in questo caso, a pensare che l'autore non fosse lo stesso. Sono d'accordo che il pubblico di destinazione sia diverso e che, magari, questa possa essere considerata come una capacità dello scrittore, quella di essere in grado di modificare il proprio stile, ma a me è sembrato più un abbozzo alle possibilità che Tolkien avrebbe potuto sfruttare nel raccontare la storia.
L'attraversamento di vari paesaggi quali quello lunare e quello de fondali marini, secondo le mie aspettative, avrebbe dovuto essere messa molto più in evidenza. Invece qui ci troviamo davanti a delle descrizioni accennate che lasciano piu' spazio agli incontri di Roverandom o alle conseguenze da lui subite per la "lotta" tra i tre maghi coinvolti nella storia, ma anche in questo caso è tutto accennato, rimandando alla frettolosità della narrazione orale.
Insomma mi aspettavo qualcosa di più anche se questa storia è dedicata a dei bambini, soprattutto perché è lo stesso Tolkien ad aver affermato che le storie per bambini non necessariamente debbano essere realizzate con l'uso di un vocabolario limitato o semplice per facilitarne la comprensione, altrimenti i bambini stessi non avrebbero mai imparato nulla. Bene, su questa premessa, direi che allora si poteva ampliare la narrazione e non limitarsi all'inserimento di parole anche difficili per un adulto a volte.
Quindi diciamo che la pecca ce l'ho trovata e manco tanto piccola, ecco.

Nonostante la delusione che ho provato dopo aver concluso questo racconto, devo comunque dire che non smetterò di leggere questo autore, anche perché ho comprato altri libri suoi e sono comunque molto curiosa di sapere come affronterà le varie storie. Ovviamente il cane alato ( Non vi ricorda anche Falcor?) è affiancato dai personaggi che siamo soliti attribuire allo scrittore, quindi nani, gnomi, elfi e maghi e in questo mi sono sentita più "a casa" se così vogliamo dire.

Un libro carino, ma non mi ha fatto impazzire. Alcune cose le avrei realizzate in maniera diversa, anche considerando il fatto che si tratta di una storia orale che solo in seguito e attraverso tre stesure, è arrivata ad avere una sua struttura. 
Un piccolo tassello che sono stata comunque contenta di aver conosciuto prima dei suoi capolavori e forse ho fatto pure bene a leggerlo adesso, magari dopo la delusione sarebbe stata ancora più grande, chissà!!!

Bene amici Viaggialettori, anche per questa volta vi ho raccontato le mie impressioni su questa lettura. Spero di essermi fatta capire, visto che ultimamente i miei pensieri sono piuttosto ingarbugliati e non so per quale motivo, sarà la primavera forse.

Fatemi sapere se lo avete letto, se conoscevate questa storia e cosa ne avete pensato.
Un abbraccio a tutti voi e buon viaggio tra le pagine dei vostri libri!!!

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