venerdì 19 maggio 2017

RECENSIONE "RUMORE BIANCO" di DON DELILLO

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!


Oggi sono qui per parlarvi di un libro che ha VERAMENTE messo a dura prova la mia pazienza di lettrice. Non so, effettivamente se sia stata una mossa giusta approcciarmi a questo autore attraverso questo romanzo, ma tant'è. 

Nel post troverete le mie impressione quindi, come sempre, vi auguro BUONA LETTURA!!!




TRAMA: Jack vive con la sua famiglia a Blacksmith, nella periferia americana. E' un professore universitario, docente di un corso dedicato interamente alla figura di Hitler. La sua vita procede nella normalità "banale" di un cittadino medio quando, un giorno, una nube tossica costringe tutti a lasciare le proprie case e allontanarsi fino a quando il pericolo non sarà rientrato. Da questo evento cresce in lui e in sua moglie Babette una paura sempre più condizionante della morte. 


Titolo: Rumore bianco
Autore: Don DeLillo
Casa Editrice: Einaudi
Anno: 2005
Pag: 394
Prezzo: 14,90 euro




VALUTAZIONE:


Ebbene eccomi qui, ancora una volta, a parlare di un autore che mezzo mondo ama e che a me non è piaciuto granché. Magari ho qualcosa che non va, ho qualche neurone che funziona di meno rispetto al resto del mondo, o magari, ho la capacità di mantenere una mia opinione pur andando contro corrente. Alla fine mica è detto che tutto debba piacere a tutti no? E poi non capisco neanche perché dovrei averlo io il problema, PENSIAMO POSITIVO PER UNA VOLTA!!! 

Bene dopo questa prima parte di esaurimento ben esposto vi faccio notare che la lettura di questo libro è stata fatta per una sfida di lettura, cioè la THE HUNTING WORD CHALLENGE dalla quale sono riuscita a spuntare la parola RUMORE.

Da quando ho cominciato a "frequentare" il mondo del web legato ai libri, mi sono accorta che esistono molti autori cui non mi sarei mai avvicinata se non fossi stata spinta dalla curiosità di qualcuno che ne parla bene, benissimo o male. Perché si, quando sento parlare male o malissimo di un libro, molte volte è proprio lì che mi fregano e vado subito a cercare di leggerlo per farmene una mia opinione.

Parto subito con il dire che la storia che l'autore ci racconta è suddivisa in tre momenti: il primo è quello dedicato alla presentazione dei protagonisti. Ci viene raccontata la loro vita, la loro routine familiare e la loro quotidianità fatta di discussioni in famiglia, decisioni da prendere e problematiche da affrontare. La seconda parte è dedicata all'arrivo di una nube tossica che arriva su Blacksmith, questa cittadina di provincia sconvolta da un' evacuazione forzata di tutti i cittadini che si ritrovano a vivere in luoghi e modi di fortuna per allontanarsi il più possibile dalla nube. L'ultima parte racconta il ritorno ad una pseudo normalità nella quale si sviluppa, nei protagonisti, un profondo senso di paura di morire. 
Ovviamente non starò qui a dirvi nello specifico tutto quello che troviamo tra le pagine di questo libro, ma diciamo che gli "eventi" principali sono questi.

Il racconto di DeLillo non è una storia immediata nel messaggio che vuole lanciare al lettore, è una di quelle storie che devono decantare, come il vino, su cui si deve riflettere e cercare di capire il perché l'autore abbia voluto scrivere quelle cose, in quel modo ed utilizzando quel determinato personaggio. E' una storia che si basa sulla descrizione di una normalità disarmante per il suo essere banale, ma che, proprio nella banalità nasconde il suo messaggio. Un messaggio molto duro e diretto alla sua stessa patria, l'America, e alla sua società malata di superficialità e leggerezza. 

La storia di DeLillo ci mette a contatto con un mondo, quello accademico di cui fa parte il nostro protagonista, nel quale fa da padrone un sapere sommario o insufficiente per il titolo assunto dal personaggio stesso. Nel nostro caso il protagonista, che conosce a mena dito tutta la vita di Hitler, i suoi trascorsi politici, i pettegolezzi legati alla sua vita privata, non conosce il tedesco, lingua madre del suo oggetto di studio. Si fa quindi denuncia nei confronti di quella conoscenza spicciola e blanda che porta tanti a mettersi sul piedistallo e a pensare di poter conoscere il mondo, quando poi non è così. 
In contrapposizione alla figura di Jack e alla sua cultura sommaria, c'è Heindrich, uno dei suoi figli, che fa mostra della sua intelligenza attraverso i discorsi più articolati sulla scienza, la chimica, la sociologia.
Altra tematica che viene toccata è la critica al consumismo eccessivo alimentato dalla tecnologia il cui cattivo uso sottolinea la superficialità sociale.

La seconda parte del romanzo è una sorta di spaccatura tra la parte spensierata e frivola, se vogliamo e quella più profonda e filosofica che ci accompagna fino alla fine della lettura. Nell'ultima parte, infatti, l'evento tossico, sviluppa nei protagonisti una senso profondo della paura della morte che, anche in questo caso, l'autore utilizza come spunto di critica. 
L'assurda idea di poter superare la paura della morte attraverso una pillola miracolosa diventa centrale per tutta la terza parte del romanzo. Anche in questo caso la critica è molto pungente, e non solo verso i falsi sedicenti che portano le persone più credulone a pensare di poter superare il problema con una pillola che non ha alcun effetto, in realtà, ma ancora una volta a quella parte di società eccessivamente frivola e scanzonata che si convince di poter superare le paure della vita con una pasticca.

Nel mezzo troviamo una panoramica di problematiche legate a tutte le famiglie, il rapporto tra genitori e figli, il rapporto tra i membri di famiglie allargate, il rapporto matrimoniale e la fiducia che le cose possano andare bene dopo vari tentativi (Jack ha ben quattro matrimoni alle spalle e in ognuno ha procreato. 
Insomma una storia che racconta la normalità e allo stesso tempo mette in evidenza le problematiche che possono esserci in un mondo che punta più all'apparenza che alla sostanza. Il quadro che l'autore ci mostra è quindi quello di una società malata di consumismo e sommarietà che vengono identificate dall'autore con Rumore bianco, perché è qualcosa di nascosto, subdolo e difficile da percepire per chi ne è completamente assorbito. 

Pur riconoscendone il valore sociale e letterario, per quanto riguarda il mio gusto personale DeLillo è un autore che mi incuriosisce, sicuramente, ma che devo prendere a piccolissime dosi.
Ho trovato la storia molto pesante da seguire, lenta, troppo ricca di parole e discorsi inutili, che capisco perfettamente abbiano un ruolo preciso nella storia, ma a me hanno annoiato.
La sua è una scrittura corposa, americana direi, intendendo, con questo aggettivo, la tendenza a parlare tanto e a creare discorsi privi di senso o poco coerenti con l'argomento che si sta trattando nella conversazione. Un esempio è quando a domanda si risponde con altre domande infinite introducendo argomenti assurdi pur di non dare una risposta diretta e concreta alla domanda che è stata ricevuta.
E' una caratteristica che ritrovo molto nei film e nei telefilm americani, per questo ho detto che l'autore utilizza una scrittura americana. Bhè a me piace anche questa cosa, ma in contesti diversi. Rumore bianco è la storia di un padre di famiglia, punto. Un uomo che ha le sue certezze, le sue paure, i suoi dubbi. 

Purtroppo non sono riuscita ad empatizzare con nessun personaggio, il figlio sapientone mi irritava molto e lo stesso Jack non ho ben capito che tipo di persona sia, come poi tutti gli altri personaggi del romanzo. Un libro che ho faticato molto a portare a termine e che mi ha lasciato piuttosto indifferente, apatica e imperturbata anche nei momenti in cui qualcosa è successo. 
Il fatto che non abbia particolari eventi da raccontare non è una giustificazione perché ho letto altri libri di questo tipo come ad esempio Diario d'inverno di Auster. Probabilmente è solo un problema di stile che non mi piace.

Non credo di dover dire di più su questo libro, anche perché ne ho parlato abbastanza. 
Credo che leggerò qualche altra cosa di suo, prima o poi, per capire se ho sbagliato l'approccio o se proprio non è un autore nelle mie corde. A questo proposito se avete qualche titolo da suggerirmi sarò contenta di segnarli.Fatemi sapere se avete letto questo libro, se vi è piaciuto e cosa ne pensate di questo autore o della letteratura americana in generale. 
Nel frattempo vi saluto, vi mando un grande abbraccio e vi auguro di fare bellissime letture!!!

2 commenti:

  1. Uhm, 2 farfalline sono poche, pensavo meglioxD
    Come sai, non ho mai letto nulla di DeLillo e aspettavo la tua recensione per cominciare a farmene un'idea. In parte hai confermato ciò che immaginavo: una scrittura pesante e un libro di non immediata comprensione. Però la trama mi interessa molto, così come i temi che hai evidenziato come parte del romanzo. Credo che un giorno lo proverò senz'altro - magari in un momento in cui ho un po' più di tempo liberoxD

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    1. Eh già, due farfalline purtroppo... Pensavo fosse un autore più vicino ai miei gusti e invece niente, almeno con questo romanzo, magari leggerò altro e vedremo come andrà a finire :-)

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