venerdì 7 ottobre 2016

RECENSIONE "IL GIARDINO DEGLI INCONTRI SEGRETI" di LUCINDA RILEY

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!


Come state amici? Come sta procedendo il ritorno alla normalità?? 
Oggi voglio parlarvi di un libro la cui autrice sembra essere una penna mondiale molto acclamata, io, come al mio solito, arrivo dopo anni dal suo esordio e non me ne sono fatta per niente un'idea positiva. Vi spiego meglio nel post, se ci riesco, Buona lettura!!!


TRAMA: Julia è una famosa pianista che abbandona la sua carriera a seguito di un evento per lei sconvolgente. Per cercare di superarlo torna a casa, in Inghilterra, e durante un'asta, fatta all'interno di una casa signorile che ha frequentato da piccola, incontra un uomo, nipote dei proprietari, che dopo averla riconosciuta, le regala un vecchio diario pensando fosse del nonno di lei che, all'epoca, lavorava in quella casa come giardiniere.
Il diario permette a Julia di conoscere una verità scomoda per alcuni dei protagonisti di questa storia.

Titolo: Il giardino degli incontri segreti
Autore: Lucinda Riley
Casa Editrice: Giunti
Anno:  2015 (Ristampa)
Pag: 591
Prezzo: 5,90 euro



VALUTAZIONE:


Ultimamente, mi rendo conto, che sono veramente molto poche le valutazioni positive che faccio ai libri che leggo. Mi domando se sia io a non avere più il piacere di leggere o se, magari, veramente leggo delle cose che non hanno senso, non so, credo che dovrò indagare. Magari sto cambiando i miei gusti di lettrice, o non riesco ancora a trovare un genere che sia veramente fra le mie corde, fatto sta che non riesco a dare, nella maggior parte dei casi, più di tre farfalle di valutazione. Non che sia una valutazione negativa, perché comunque si tratta di una sufficienza, quello a cui mi riferisco è la presenza di un libro che mi faccia dire QUESTO E' UN CAPOLAVORO!!! 
Ma va bene comunque, era una riflessione ad alta voce ecco, le letture belle arriveranno e io sarò meno esigente, magari è un momento così e basta, anzi sicuramente :-)
Oggi vi parlo di un libro che dire che rasenta l'assurdo è dire poco.
Devo avvertirvi che, purtroppo, non so se riuscirò a bloccarmi nelle anticipazioni, quindi leggete a vostro rischio e pericolo senza dire che non vi avevo avvertito di questa eventualità :-)

Di questa scrittrice ho trovato, in libreria, una serie di volumi dedicati ad una saga familiare credo che, poi, ho scoperto essere composta di sette volumi. Non so perché la saga mi incuriosiva ma non mi andava di iniziare una cosa così impegnativa senza sapere se il genere trattato mi sarebbe potuto piacere oppure no. L'occasione di comprare questo volume mi è arrivata durante una gita fuori porta con i miei genitori e, per il ricordo, ho comprato questo libro :-/
La storia comprende due momenti diversi, il presente e il passato dal 1939 al 1947. Sono due narrazioni che si alternano perché si parla di due famiglie diverse, seppure legate l'una all'altra.
La Riley decide di dare grande spazio alle vicende legate agli anni della guerra, e quello che è successo nella villa, attraverso le parole di Nonna Elsie, all'epoca dei fatti cameriera personale della padrona di Wharton Park, Olivia. 
Le vicende raccontano di una famiglia della nobiltà inglese legata a determinate cerimonie e determinati doveri sociali, tra i quali formare la coppia che avrebbe dovuto dare l'erede e reggente di Wharton Park. I due sono Henry, figlio dei signori Crawford e Olivia, appartenente ad una famiglia altrettanto borghese.
Le vicende seguono, quindi, la vita di questi due ragazzi, lui è legato alle cerimonie e i doveri della famiglia, lei è una ragazza di provincia che scopre di poter avere una vita diversa in quella grande casa. 
La coppia viene formata e, apparentemente ci troviamo di fronte al caso di un amore, si, combinato, ma anche con la presenza di sentimenti seppure ancora poco evidenti. Insomma il genere del romanzo lo avete capito ecco.
Una volta sposati iniziano le difficoltà del non essersi conosciuti, del non sapere alcune cose l'uno dell'altro ma, soprattutto, a creare un grande ostacolo sarà lo scoppio della guerra e l'obbligo di Henry di partire. 
Ovviamente questo dà inizio ad una ulteriore storia nella storia. Henry è preso prigioniero dai Giapponesi che lo portano in una lager a Changi (Singapore) in cui rimane per tre anni. Al momento di uscire, però, il suo desiderio non è quello di tornare dalla moglie, decide di rimanere lì e stare lontano da tutti i suoi obblighi e doveri morali e sociali.

"Si accese una sigaretta e fece un gran sospiro. Quella notte, nel corso di quelle ore, sentiva di aver trovato il proprio posto. Non aveva importanza che fosse un randagio fra randagi, che si trovasse in mezzo a un guazzabuglio di persone provenienti dai quattro angoli della terra, riunite da quella tragedia incomprensibile. Durante la serata non era stato un capitano dell'esercito o l'erede di una nobile casata inglese. Non era stato nient'altro che un pianista, e il suo talento aveva fatto divertire e portato un po' di gioia alle persone. E lo trovò meraviglioso perché semplicemente era stato se stesso."   

Henry sceglie di vivere la propria vita indipendentemente da tutto quello che ha lasciato del suo "passato", lì, infatti, si ricrea una vita, trova un lavoro che lo soddisfa, un amore con la A maiuscola alimentato da sentimenti reciproci, ma, dopo un po' di tempo, si trova anche a dover tornare a casa per i doveri che inevitabilmente fanno parte della sua vita.

Sicuramente è una storia che si articola tra vari personaggi, vari paesi, e tradizioni, ma quello che ho trovato è la banalità. Non ho trovato nemmeno un elemento, uno che non sia scontato in questa vicenda. Piena di cliché di stereotipi e di personaggi che non mi hanno coinvolto o che mi hanno permesso di affezionarmi a loro.
La vicenda di Henry mi è sembrata il seguire le volontà di un uomo che, nonostante abbia passato la dolorosa esperienza della prigionia di guerra, non ha fatto altro, una volta tornato a casa, che creare dolori, sotterfugi, falsità e bugie pur di non affrontare le cose per quello che realmente erano. 
Io non dico che dopo la prigionia non avrebbe dovuto riprendere in mano la propria vita, posso capire che il carcere, la sofferenza e il dolore provato possano portare, chi li subisce, a modificare il proprio modo di guardare il mondo, ma credo anche che un'esperienza estrema come quella ti porta pure a capire che devi prenderti le tue responsabilità, no che ti tieni tutto e poi gli altri devono stare dietro alle cavolate che fai tu perché sei nobile e devi mantenere alto il nome della casata... MA DAIIIII!!!
Sicuramente il periodo in cui quelle vicende sono ambientate richiedeva una accortezza maggiore e una minore libertà di movimento in questo senso, ma innamorarti di una ragazzina di 17 anni a Singapore e lasciarla con la promessa di un ritorno, che già sai che non ci sarà, non mi sembra una cosa tanto nobile da fare. E non venitemi a raccontare la favola che lui avrebbe sicuramente provato a tornare perché non ci si può credere.
Per di più, una volta tornato a casa, quella poveraccia di sua moglie, che lo ha aspettato per anni, o almeno così si presume, visto che improvvisamente la scrittrice non ne parla più neanche con un accenno, deve accettare tutto quello che fa suo marito che, anche se assolve i suoi doveri coniugali, per il resto non se la fila proprio. NON SONO D'ACCORDO PER NIENTE!!!

Passiamo adesso alla storia moderna, Julia, OVVIAMENTE, diventa "vittima" del folle amore di Kit nei suoi confronti, e questo è un cliché che non ha nulla di particolare. Nel corso della narrazione si scopre il dolore di Julia, la perdita del marito e del figlio di tre anni di cui non si ritrova nulla, nessun resto, perché vittime delle fiamme che hanno avvolto l'automobile in cui si trovavano i due. Ma la cosa che proprio non si può sentire è che Julia, mentre con Kit va tutto a gonfie vele, decide di tornare a Parigi, città che aveva abbandonato dopo la tragedia, per sistemare e chiudere con la sua vita lì, e una sera chi si trova davanti????? IL MARITO, SUO MARITO, VIVO E VEGETO!!! 
Vi giuro che a quel punto ho chiuso il libro e ho lasciato stare perché proprio non si poteva sentire una cosa del genere. 
In realtà, a parte questa cosa che, dovevo scriverla per forza, non vi sto dicendo l'evoluzione degli eventi che, diciamo, possono essere la parte centrale e "seria" della storia. Quindi diciamo anticipazioni di assurdità e basta.

Dal mio punto di vista, si è trattato di una lettura scontata e banale, che non ha raccontato niente che altri libri non hanno già raccontato o che film o telefilm non ci hanno messo davanti agli occhi.
Il periodo della guerra e l'utilizzo che si fa di Wharton Park in quegli anni, mi è sembrata la trasposizione letteraria di una serie di DOWNTON ABBEY, per chi ha visto la serie e magari si trova a leggere il libro lo ritroverà sicuramente. Dicendo questo, però, non illudetevi che il romanzo trasmetta quelle stesse bellissime atmosfere o quel senso di tranquillità che la tenuta di Downton trasmetteva.
Ho trovato la narrazione molto fredda, distaccata, come se si stesse facendo un reportage, non so. La sensazione di una scrittura che non dice nulla è quella che mi ha accompagnato in tutto il libro, forse perché gli eventi non mi hanno coinvolto più di tanto. L'intreccio del segreto è particolare ma, come vi ho detto già, nulla che non possa essere facilmente capito appena si hanno davanti tutti i tasselli. 
Altra cosa che non ho apprezzato è stata il fatto che la scrittrice ha cercato di inserire eventi in eccesso e che non hanno avuto alcuna importanza a livello di trama. Eventi solo accennati che potevano essere tranquillamente evitati, come ad esempio la storia iniziale legata ad una orchidea nera, una specie di fiaba/leggenda, non so, una cosa che non c'entrava nulla in pratica.
Il titolo del romanzo è fuorviante, in tutta la vicenda, quindi per tutte le 590 pagine che compongono questo libro, non si accenna minimamente ad un giardino e a degli incontri segreti che si fanno al suo interno, ho desunto che il giardino potesse essere una serra, e capite bene che non è che siano propriamente collegate, a parte la presenza di fiori.

Insomma, una lettura che non mi ha lasciato nulla, non dico che mi ha annoiato, ma sappiate che blocco del lettore o meno, l'ho portata avanti per venti giorni e nel frattempo mi sono dedicata ad altre letture, quindi si blocco, ma manco tanto, ecco.
Una lettura che si può fare sotto l'ombrellone, da cui non avere grosse pretese, che può farvi spezzare da letture impegnative ma che più di tanto non vi lascerà. Non so neanche se consigliarvela come lettura salva blocco perché sinceramente con me non ha avuto questo effetto, anzi, quasi quasi me lo ha fatto venire.

Questo è tutto quello che vi posso dire di questo romanzo che, sinceramente, non mi è piaciuto per nulla, ma che comunque mi ricorda una bella giornata e lo terrò in libreria per questo motivo.
Fatemi sapere se per caso lo avete letto, cosa ne avete pensato o se avete letto altro di questa autrice. Io non credo lo farò, il primo esperimento non è proprio andato nel migliore dei modi, ma non si può mai dire, giusto??
Adesso vi saluto, ci rileggiamo presto... Un abbraccio Viaggialettori!!!

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