venerdì 27 gennaio 2017

RECENSIONE "AVEVANO SPENTO ANCHE LA LUNA" di RUTA SEPETYS

SALVE A TUTTI VIAGGIALETTORI BENVENUTI O BENTORNATI SUL MIO BLOG!!!


Oggi 27 Gennaio, come ogni anno, si rende memoria a tutte le vittime dell'Olocausto e a tutte quelle persone vittime dei soprusi e della violenta ferocia che la guerra ha portato e scatenato in molte persone durante quegli anni (1939-1945 e seguenti).
Come avrete capito , anche io, in questo giorno così importante per la memoria mondiale , che molti cercano di negare e cancellare (assurdo!!!), voglio parlarvi di uno dei libri più belli che ho letto riferiti a questa tematica. Vi lascio al post, Buona Lettura!!!



TRAMA: Il 14 Giugno 1941 i soldati sovietici entrano prepotentemente in casa di Lina, una ragazza di 15 anni che, proprio così, scopre che la vita può cambiare nel giro di un attimo. Lina e Jonas sono figli del rettore dell'università in Lituania, e con la madre sono stati inseriti nella lista delle persone che devono essere portate nei campi di lavoro staliniani in Siberia. Il viaggio, la forza d'animo, la voglia di vivere e il coraggio sono gli ingredienti basilari di questo romanzo.


Titolo: Avevano spento anche la luna
Autore: Ryta Sepetys
Casa Editrice: Garzanti
Anno: 2012 (Ristampa)
Pag: 298
Prezzo: 9,90 euro




VALUTAZIONE:



Ogni volta che mi ritrovo a leggere o guardare qualche documentario inerente all'Olocausto o alle deportazioni politiche (come in questo caso) operate dai russi, o qualsiasi altra forma di disumanizzazione fatta all'uomo, mi ritrovo con un dolore nel cuore che non so mai spiegare e una sensazione di sporco addosso, come se quelle cose le avessi fatte io o, quantomeno, che fossi rimasta lì a guardare senza fare nulla.
Ovviamente sono molto consapevole del fatto che non avrei potuto fare nulla, visto che non c'ero all'epoca, parlo di sensazioni e di dolore che provo e che nonostante tutto mi spingono a volerne sapere sempre di più. Non so spiegarmi il perché di questa cosa, so solo che ogni volta mi succede tutto questo e per giorni rimango sconcertata di fronte al fatto che a fare tutto questo siano state persone come me, ovviamente persone con svariate rotelle fuori posto, non sono così, intendiamoci!

La presenza di questo libro sui miei scaffali è stata del tutto casuale, ero uscita per una gita fuori porta e in libreria sono stata attirata dalla copertina e da quella ragazzina con una valigia in mano che sembrava dirmi "portami con te", bhè l'ho fatto e sono molto contenta.
La storia che si legge in questo romanzo è una storia struggente, lacerante, stravolgente e disturbante che vi lascia senza parole.

I protagonisti sono Lina, Jonas e Elena, ma ci sono anche Andrius e sua madre, il Calvo, la signora Rimas, la bibliotecaria e tantissimi altri che entrano ed escono dalla scena e dalle pagine di questo libro.
La storia è facilmente intuibile e non credo vi faccio anticipazioni particolari nello spiegare la dinamica del libro. Si tratta del racconto del viaggio e della permanenza di queste persone nei campi di lavoro staliniani in Siberia e di come le persone affrontano quella nuova realtà.
Si trovano, ovviamente, molte connessioni con i viaggi a cui venivano sottoposti gli ebrei, perché diciamoci la verità, il fatto che Hitler, sia stato uno tra i tanti a degradare l'uomo in quel modo, non vuol dire che altri non lo abbiano fatto nonostante le varie critiche tese ai sistemi da lui adottati.
Ma torniamo a noi... 
La storia è quella di Lina, come persona e come narratrice degli eventi, che nel giro di una mattinata viene sradicata da casa sua e buttata su un camion prima e su un treno merci poi, per giorni e giorni. E' la storia di Jonas, suo fratello, che è costretto a crescere velocemente e a mettere da parte l'innocenza dei bambini di dieci anni, per dover affrontare la paura di qualcosa che non è facilmente comprensibile per lui. E' la storia di Elena, moglie di un rettore universitario già incarcerato dai sovietici e madre di due ragazzini, Lina e Jonas, che non ha il tempo di potersi preoccupare del marito, o di se stessa, perché deve tranquillizzare, per quanto possibile, i suoi figli e tutti coloro che sono stati presi insieme a loro.
La loro colpa??? ESSERE ACCULTURATI, AVERE LIBERO PENSIERO!
Di fronte a questo, l'unico pensiero è solo e sempre uno: LA CULTURA FA PAURA e purtroppo la storia, passata e recente, ancora una volta ci dice una cosa che sappiamo tutti, chi più e chi meno consapevolmente. 

"La mamma mi pettinò i capelli bagnati al buio. "Volevo scappare", le sussurrai. "Ti capisco", mi rispose lei. "Davvero?"  "Lina, è perfettamente comprensibile volere scappare via da tutto questo. Ma, come ha detto tuo padre, dobbiamo restare tutti insieme è molto importante". "Ma come fanno a decidere che siamo animali? Non ci conoscono neanche", dissi. "Noi conosciamo noi stessi ", rispose la mamma. "Loro si sbagliano. e non permettere mai che ti convincano del contrario. Hai capito?". Annuii, ma sapevo che qualcuno se ne era già convinto. Li vedevo farsi piccoli davanti alle guardie. I volti senza speranza. Volevo disegnarli tutti.  "Quando ho alzato lo sguardo sul nostro vagone, sembravano tutti malati", dissi. "Bhè, invece non lo siamo", ribatté la mamma. "Noi torneremo presto a casa nostra. Quando il resto del mondo scoprirà che cosa stanno facendo i sovietici, tutto questo avrà fine". Ma sarebbe stato davvero così?"  

In questo caso non credo si possa parlare di recensione, questo tipo di libri sono molto pesanti da assimilare, almeno per me, e mi sentirei in imbarazzo a dire che si tratta di una lettura brutta o bella. Di sicuro ci sono libri che, nonostante affrontino questa tematica, possono essere delle banalità assurde, o delle copiature l'uno dell'altro, ma non ho trovato queste cose in questo libro. 
La Sepetys informa il lettore del fatto che la storia sia un romanzo ma che rispecchia perfettamente la situazione vissuta dai lituani durante quei lunghi e massacranti rastrellamenti, e soprattutto che non tutti i personaggi sono frutto di fantasia.

Per quanto riguarda il mio personale parere, è un libro che mi ha stracciato il cuore in mille miliardi di pezzi, un libro che ti regala emozioni così forti che l'unica cosa che ti viene da fare è immedesimarti completamente nella storia e non lasciare mai i protagonisti da soli.
Devo confessare che, proprio per questo motivo, sono riuscita a leggere il libro, sebbene fosse di trecento pagine, in soli due pomeriggi. Non riuscivo a staccarmi dalle pagine e dalla necessità, quasi fisica, di sapere che fine avrebbero fatto i protagonisti.
Un libro che ti segna, se vuoi lasciarglielo fare, che ti trasporta lì nella neve, nei boschi, nelle capanne improvvisate sui ghiacciai siberiani. Un libro che riesce a farti sentire la paura, la rabbia, l'umiliazione, l'orgoglio, la tristezza e il senso di impotenza che tutte quelle persone hanno provato.
La Sepetys facilita e "alleggerisce" la narrazione affidandola ad una ragazzina che lì incontra l'amore, incontra la necessità della sopravvivenza e soprattutto l'amore per la sua famiglia e per la propria vita. Una narrazione che scorre e che è talmente colloquiale da sembrare un film, più che un romanzo.
Un libro che sicuramente consiglio per chi vuole conoscere qualcosa di diverso da quello cui siamo abituati a leggere riguardo agli ebrei. Un libro che ci permette di conoscere un altro lato, sebbene simile, della storia. 
Un libro che ci dovrebbe far riflettere, nonostante la storia non lascia insegnamenti a chi non vuole ascoltarli o recepirli.
E' vero, è un libro straziante, che vi farà piangere, e provare la sensazione di dover aiutare quelle persone, di avere la stessa sensazione di piacevolezza nel farsi una misera doccia dopo giorni. Sentirete il freddo entrarvi nelle ossa e il caldo atroce durante il lavoro di scavo, ma sono tutti motivi che dovrebbero spingere a leggere questo libro proprio perché non si può girare la faccia dalla parte che ha una visione più bella da mostrare. 
Non si può far finta che tutto questo non sia successo, purtroppo ci sono persone che continuano a portare avanti questa loro assurda "battaglia" negazionista, ma, allo stesso tempo, ci sono ancora persone che portano, dopo tantissimi anni, segni evidenti di tutto quello che hanno subito senza colpa alcuna. 

" "Le nostre mamme sono ammalate. Hanno bisogno di cibo. Ci aiutate?" Chiese Janina. Persone che non conoscevo formarono un cerchio intorno a me, riparandomi dalla vista. Mi scortarono sana e salva fino alla nostra yurta, senza che mi scoprissero. Non chiesero nulla. Erano felici di aiutare qualcuno, di riuscire a ottenere qualcosa, anche se non era a loro beneficio. Avevamo cercato di toccare il cielo dal profondo degli abissi. Capii che se ci fossimo incoraggiati a vicenda forse ci saremmo andati vicino".

Insomma il libro, se non si fosse ancora capito, mi è piaciuto molto. Non è stata una pacchianata a livello narrativo, né qualcosa di fastidioso nel leggere determinate cose. E' un libro che dà la giusta importanza e rilevanza ad un evento che è poco conosciuto e che non ha nulla da invidiare, purtroppo, a quello che ci è più noto. Un libro che non ridicolizza la disumanità degli aguzzini ma allo stesso tempo non fa neanche sembrare i condannati come povere vittime innocenti. O meglio, innocenti sì, insomma avete capito.
Nei protagonisti non si vede mai la rassegnazione ad una situazione che si sà con certezza essere deleteria e degenerativa per coloro che la stanno vivendo. Questo non porta, però, nessuno di loro ad accettare il tutto passivamente, mai, neanche nel momento peggiore.
E poi si scopre la presenza di un valore importante in quella situazione, la solidarietà, di cui Elena diventa, secondo me, il principale simbolo.

Credo che più di questo non dirò, vi invito a leggere questo romanzo perché oltre alle cose che potreste immaginare ce ne sono comunque alcune che rendono il libro un romanzo, quindi non date tutto per scontato. Una lettura molto coinvolgente e bellissima,a mio parere , e spero di avervi saputo descrivere le emozioni e le sensazioni che mi ha trasmesso questo libro. 

Vi saluto, vi abbraccio, e vi auguro buon viaggio lettori... Ci rileggiamo presto!!!

4 commenti:

  1. Hai ricordato il giorno della Memoria con una recensione molto bella. Ciò che mi piace dei tuoi articoli è che sono corposi, non si limi. Anche in questo caso. Soprattutto in questo caso.
    Sono felice che il libro sia bello perchè, be', a scatola chiusa l'ho consigliato a mia sorella tempo fa, non so perchè. Sentivo che doveva essere una storia toccante e gliel'ho fatto prendere. A questo punto insisterò ancora di più affinchè lo legga e poi magari me lo farò pure passare:)
    Ci sono argomenti che sono pesanti, laceranti. L'unico modo per affrontarli senza star male è allontanarsene emotivamente, ma allora la lettura perde il suo senso, a mio parere. Per questo non leggo molti libri su questo argomento, e vedo pochi film, perchè fa male sapere che, chi lo sa, in quella massa di persone che sapevano e non sapevano avrei potuto esserci anch'io.
    Ti ringrazio per la bella recensione.

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    1. Grazie per le tue parole :-) Purtroppo sono cose successe realmente e non si può far finta che non ci siano state, soprattutto perché ancora oggi c'è chi porta i segni di quello che è stato! Io li leggo questi libri non per piacere sadico, ovviamente, ma quando lo faccio mi sembra di sentirmi più vicina a chi ha subito tutte quelle cose, insomma nel mio piccolo faccio questo. Ovviamente non riuscirei a leggerli sempre perché se lo fai senza lasciarti coinvolgere è del tutto inutile che tu li legga e così appena sento di doverlo fare, indipendentemente dal periodo dell'anno, ne prendo uno, che siano saggi o romanzi o testimonianze e leggo :-)

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  2. Questo libro ce l'ho in casa da molto, ma non l'ho ancora letto... devo assolutamente rimediare! :)

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    1. Bravissima... Leggilo quando sei nel momento giusto per farlo perché altrimenti ti intristisci :-) Non ne rimarrai delusa!

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